Giorgia Meloni ha colto la palla al balzo e alzato l’asticella. La presidente del Consiglio apre al confronto pubblico chiesto da Elly Schlein ad Atreju, ma pone una condizione: estendere il dibattito anche a Giuseppe Conte.

La decisione arriva dopo ventiquattr’ore di riflessioni tra Palazzo Chigi e via della Scrofa, al termine delle quali Meloni sceglie di accogliere l’invito della segretaria del Pd – che aveva subordinato la sua presenza alla possibilità di un faccia a faccia diretto – ma allargando il perimetro.
Le ragioni della premier sono due. La prima riguarda il rispetto verso Conte, che in passato aveva partecipato ad Atreju “senza imporre alcun vincolo”.
La seconda è politica:
“Non spetta a me stabilire chi debba essere il leader dell’opposizione, quando il campo avverso non ne ha ancora scelto uno”, afferma Meloni. Una mossa che alcune fonti parlamentari interpretano come un colpo di fioretto alla segretaria dem, sostenendo che ci sia stata un’intesa informale con lo stesso Conte.
La reazione di Schlein: “Meloni ha paura”
Elly Schlein non nasconde l’irritazione e rilancia la polemica, trasformando l’allargamento del confronto in un segnale di debolezza:
“Mi spiace che Giorgia Meloni abbia rifiutato di fare il confronto con me”, afferma. E aggiunge, con tono provocatorio: “Forse oggi faccio più paura dopo le regionali?”.
La segretaria dem respinge l’idea di un confronto tra coalizioni:
“Vuole fare il confronto di coalizione? Portasse anche Matteo Salvini. E se vuole portare anche Tajani noi portiamo Fratoianni e Bonelli. È ridicolo”, dichiara a Piazza Pulita.
La replica della premier arriva sui social, a una decina di giorni dall’inizio della festa di Atreju ai giardini di Castel Sant’Angelo. Un messaggio che chiude una giornata segnata anche dall’intervento di Matteo Renzi, che invitava il centrosinistra a sfruttare il momento favorevole dopo le Regionali, sostenendo che Meloni sarebbe “nervosa, impaurita”.
Conte: “Chiedevo un confronto già un anno fa”
Nel frattempo Giuseppe Conte rivendica di essere stato il primo, già un anno fa, a proporsi per un confronto con la premier.
L’ex presidente del Consiglio rammenta che Meloni “mi usa a giorni alterni come capro espiatorio per nascondere l’inadeguatezza del suo esecutivo”, ma che allora “quella disponibilità non mi venne data”.
Per Conte, tuttavia, il confronto resta utile:
“Secondo me è ancora più interessante confrontarsi, perché lo scambio di idee e un po’ di fair play tra partiti non fa male a questa nostra democrazia abbastanza malata”. Una frase che suona come richiesta di regole chiare per l’evento. Quando arriva l’inclusione ufficiale, il leader M5S conferma la partecipazione nel giro di un’ora.
Le tensioni nel campo progressista e il caso Avs
La definizione del programma di Atreju genera scosse anche nella sinistra alternativa. Angelo Bonelli (Avs) conferma la presenza per un dibattito con il ministro Adolfo Urso, mentre Nicola Fratoianni declina “cortesemente”, spiegando:
“Con la destra il confronto lo faccio in Parlamento. Lascio il posto a un giornalista perché se ogni tanto la premier si offrisse alle domande sarebbe una buona cosa”. La risposta della kermesse non tarda: “Fratoianni, Atreju non morde: non serviva scappare. Da noi c’è posto per tutti”.
Intanto Fratelli d’Italia continua a definire il programma: fra le anticipazioni, l’intervento del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti il 12 dicembre 2025 in videocollegamento e il tradizionale discorso di chiusura di Giorgia Meloni.
Confronto a tre? Ipotesi difficile
Nonostante le aperture, un confronto trilaterale tra Meloni, Schlein e Conte appare al momento improbabile. Ma, come sempre in politica, tutto potrebbe cambiare. Già ora è chiaro che uno dei temi centrali sarà la legge elettorale, con il premierato sullo sfondo.
La riforma del sistema di voto è “una priorità”, ribadisce Nazario Pagano (Forza Italia), presidente della commissione Affari costituzionali: l’attuale legge, sostiene, non è stata adeguata alla riduzione del numero dei parlamentari e comporta “il rischio di un sostanziale pareggio tra coalizioni”.
Per le opposizioni, la volontà della maggioranza di intervenire sulla legge elettorale è un segnale di debolezza dopo le Regionali. Bonelli accusa:
“È una vera e propria vergogna, una schifezza, modificare la legge elettorale alla fine della legislatura solo perché la maggioranza ritiene di poterne trarre vantaggio”.