Alta tensione

Meloni: “Il referendum non è lotta nel fango”. E risponde a Macron tirando in ballo le BR

Intervistata da SkyTg 24, la premier va all'attacco delle opposizioni e del presidente francese dopo le recenti polemiche

Meloni: “Il referendum non è lotta nel fango”. E risponde a Macron tirando in ballo le BR

La riforma della giustizia, il referendum di marzo, la politica internazionale e le tensioni diplomatiche con la Francia. Sono molti i temi affrontati dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un’intervista esclusiva a Sky TG24, durante la quale ha ribadito l’importanza di mantenere il confronto politico sul merito e non trasformare la consultazione referendaria in uno scontro sul governo.

Referendum sulla giustizia: “Non è un voto sul governo”

La premier ha commentato le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che presiedendo il Csm aveva richiamato al rispetto tra le istituzioni, definendole “giuste e doverose”, sottolineando come sia fondamentale che anche il Consiglio superiore della magistratura resti estraneo alle dinamiche politiche.

“Il 22 e 23 marzo si vota sulla giustizia, non sul Governo”, ha ribadito Meloni, respingendo le accuse dell’opposizione di voler trasformare il referendum in una prova di consenso politico sull’esecutivo.

Secondo la presidente del Consiglio, esisterebbe invece “un tentativo di trascinare la campagna referendaria in una lotta nel fango” da parte di chi avrebbe difficoltà ad attaccare una riforma che in passato era stata sostenuta anche da altre forze politiche.

L’appello agli elettori è chiaro:

“Andate a votare con coscienza e consapevolezza. Votate per voi, non per me o contro di me”.

Meloni ha inoltre ricordato che il giudizio complessivo sull’operato del Governo arriverà alle elezioni politiche previste tra un anno.

Politica estera: disponibilità italiana per il Board of Peace

Ampio spazio anche ai temi internazionali. La premier ha rivendicato la scelta di partecipare come osservatore al Board of Peace promosso dal presidente statunitense Donald Trump.

Secondo Meloni si tratta di “una riunione concreta costruita per implementare la pace”, sottolineando la necessità di un contributo coeso della comunità internazionale, soprattutto per le aree mediterranee strategiche anche per l’Italia.

Il Governo italiano ha manifestato disponibilità a ospitare eventuali negoziati, come già accaduto in passato, in particolare sul dossier iraniano.

“Bisogna assicurarsi che non ci sia un’arma nucleare”, ha spiegato la premier.

Sul conflitto in Ucraina, Meloni ha parlato di progressi nelle garanzie di sicurezza ma ha accusato la Russia di mantenere “pretese territoriali assolutamente irragionevoli”.

Scontro diplomatico con Macron dopo il caso Deranque

Toni più duri nei confronti del presidente francese Emmanuel Macron, dopo le polemiche seguite alle dichiarazioni della premier sull’uccisione dell’attivista Quentin Deranque a Lione.

“Francamente mi ha molto colpito quella dichiarazione, non me l’aspettavo”, ha affermato Meloni.

La premier ha inoltre chiarito che il suo intervento non era rivolto alla Francia ma al clima di crescente polarizzazione politica nelle democrazie occidentali.

 “Io vedo un clima che non mi piace, lo vedo in Italia, lo vedo in Francia, lo vedo negli Stati Uniti. Ho commentato anche l’omicidio di Charlie Kirk quando fu, e non perché diciamo ci sia volontà di ingerire, ma perché credo che sia una riflessione che le classi dirigenti devono fare su come si combatte un clima che può riportarci indietro di qualche decennio”.

E ancora:

“È una storia che l’Italia ha vissuto e che la Francia conosce molto bene avendo dato asilo politico a fior fiore di brigatisti rossi per qualche decennio”.

La presidente del Consiglio ha respinto le accuse di ingerenza, ricordando che solidarizzare con un Paese europeo su episodi di violenza politica non significa intervenire negli affari interni.

Poi la stoccata diplomatica:

“L’ingerenza è quando uno Stato straniero dice che vigilerà sull’applicazione dello Stato di diritto in un altro Paese”.

Il riferimento è alle dichiarazioni rilasciate in passato da membri del Governo francese dopo la sua elezione a Palazzo Chigi, considerate dall’Esecutivo italiano un’ingerenza negli affari nazionali.