Groenlandia, l’Italia potrebbe esserci con i suoi soldati (in copertina i cappellini che stanno impazzando sull’isola contro Trump). E poco male se fino a qualche ora fa il Ministro della Difesa Guido Crosetto aveva bollato l’invio di 100 soldati europei come una barzelletta.
Perché ora la presenza di un contingente italiano non è stato invece esclusa, pur con tutte le cautele del caso, dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni in trasferta a Tokyo, in Giappone, dove si trova per una visita ufficiale.

Groenlandia, vicenda sempre più spinosa per l’Europa
Al di là dei numeri (appunto il contingente ridotto riguardo al quale aveva ironizzato Crosetto), però, il tema apre a uno scenario più ampio: l’ipotesi di un rafforzamento della presenza europea in un’area sotto sovranità danese, anche come risposta preventiva alle pressioni sempre più insistenti e alle dichiarazioni di Donald Trump.
In questo quadro, anche l’Italia sarà chiamata prima o poi a prendere posizione.
Proprio per preparare il terreno a questa eventualità, la presidente del Consiglio ha lasciato intravedere la possibilità di un coinvolgimento italiano in futuro.
A una condizione precisa: che qualsiasi iniziativa avvenga nel perimetro della Nato.

La posizione dell’Italia attraverso la premier Meloni
Intervenendo all’ambasciata italiana a Tokyo, al termine della sua visita ufficiale in Giappone, Giorgia Meloni ha sottolineato che il tema della sicurezza e della presenza degli alleati in Groenlandia va affrontato con serietà, ma all’interno del confronto tra i membri dell’Alleanza Atlantica.
Secondo la premier, si tratta di un’area che rientra nella responsabilità della Nato e le preoccupazioni sollevate dagli Stati Uniti meritano attenzione.
Da qui la necessità di ragionare su un rafforzamento della presenza occidentale, eventualmente anche italiana, ma sempre in un contesto condiviso.
Una partita diplomatica per non urtare la permalosità degli Usa (e di The Donald)
Si tratta dunque di una presa di posizione che presta il fianco ad alcune considerazioni non di poco conto.
In primis evidentemente il rapporto quasi privilegiato della nostra presidente del Consiglio con il vulcanico numero uno degli Stati Uniti.
Ecco perché quella espressa nell’ambito della sua visita in Giappone è una posizione tutt’altro che marginale, anche se espressa senza toni ultimativi.
L’obiettivo è infatti evitare frizioni con Washington.
Meloni ha infatti escluso lo scenario di un intervento militare unilaterale, ricordando come le prese di posizione di Trump rientrino spesso in uno stile assertivo e negoziale e lasciando intendere che una soluzione politica resti la strada più probabile.

Una posizione prudente anche in considerazione dell’ultima “sparata” di Trump, ovvero l’ipotesi di istituire dazi per chi ostacola per “chi non allinea sulla Groenlandia”.
L’intervento in una “cornice” Nato e le “responsabilità” dell’Europa
In questa ottica, anche un impegno europeo sul terreno viene considerato legittimo e non divisivo, purché inserito in una cornice Nato, così da scongiurare iniziative scoordinate tra alleati.
Nessuna contrapposizione frontale con gli Stati Uniti, dunque, ma disponibilità a discutere un contributo comune, con un’Europa chiamata ad assumersi maggiori responsabilità.
La prudenza della premier con gli Usa anche in ottica Medio Oriente
Ma la premier vuole probabilmente mantenere una linea prudente, non solo appunto per il rapporto con Trump, ma anche in ottica Medio Oriente.
L’eventuale ruolo italiano nel board su Gaza annunciato da Trump non è infatti stato ancora formalizzato.
Il nome della presidente del Consiglio – e più in generale la partecipazione di Roma – non compare per ora negli organismi resi noti.
Tuttavia, dalle parole di Meloni emerge l’aspettativa che l’Italia possa essere coinvolta.
Il Governo ha manifestato la propria disponibilità a svolgere un ruolo di rilievo, mentre al momento è stato definito solo il livello esecutivo del board, in attesa delle decisioni sulla componente politica.
Anche in questo caso, il dossier resta strettamente legato alle prossime mosse dell’ex presidente americano.
Il siparietto delle “bacchette” giapponesi
Durante la visita in Giappone in queste ore non è mancato anche un momento di leggerezza e distensione legato a un momento conviviale della trasferta nel Sol Levante.
La premier ha infatti raccontato un divertente aneddoto:
“Ho usato le bacchette a tavola e il primo ministro Takaichi mi ha anche fatto i compimenti”.