La sconfitta al referendum, le dimissioni “a richiesta”, un contesto internazionale sempre più complesso. Sono giorni (settimane) complesse per il Governo di Giorgia Meloni, che per la prima volta dopo tre anni e mezzo attraversa una vera fase di difficoltà.
Ma la premier è decisa ad andare avanti, e punta a ricompattare la maggioranza attorno a un altro grande obiettivo della legislatura, la nuova legge elettorale.
La linea di Meloni: sicurezza e continuità
Un primo segnale è arrivato direttamente dalla presidente del Consiglio, che ha rivendicato l’efficacia del decreto sicurezza dopo il fermo preventivo di 91 anarchici:
“Il Governo continuerà a muoversi in questa direzione, con più strumenti per la sicurezza e tutele per chi manifesta pacificamente”.
Un messaggio che, letto politicamente, indica la volontà di andare avanti senza strappi, archiviando la sconfitta referendaria e rilanciando l’azione di governo.
Dopo il referendum: crisi politica e dimissioni
A una settimana dalla debacle, lo scenario resta incerto anche per effetto delle dimissioni di Daniela Santanchè, Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi.
Se inizialmente si era ipotizzata la possibilità di elezioni anticipate, oggi questa opzione appare ridimensionata. Nella maggioranza prevale l’idea di evitare scossoni e concentrarsi piuttosto su un possibile rimpasto di Governo, che potrebbe essere:
- “light”, con sostituzioni mirate
- oppure più ampio, con una riorganizzazione complessiva dell’esecutivo.
Per questo al momento Meloni ha tenuto per se l’interim del Turismo, in attesa di avere le idee più chiare sui prossimi passi da compiere.
Il ruolo del Quirinale e di Mattarella
In questo quadro, resta centrale il ruolo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Dal Quirinale si osserva con cautela l’evoluzione della situazione. Il Capo dello Stato ha ribadito la necessità di senso di responsabilità, soprattutto in una fase internazionale delicata.
Il principio è chiaro: evitare scossoni in una maggioranza che dispone di numeri solidi.
Una sostituzione limitata, come quella della sola Santanchè, sarebbe considerata fisiologica
Un rimpasto più ampio potrebbe invece configurare un “Meloni bis”, con implicazioni istituzionali più complesse (ma anche la stessa premier sarebbe poco propensa a questa soluzione).
In caso estremo di crisi, Mattarella seguirebbe il percorso previsto: consultazioni e verifica della maggioranza prima di un eventuale scioglimento delle Camere.
Sondaggi e rischio logoramento
A pesare sulle scelte della premier ci sono anche i sondaggi. Le ultime rilevazioni di Nando Pagnoncelli indicano:
- un calo di Fratelli d’Italia
- la crescita della nuova formazione “Futuro Nazionale” intorno al 3%.
Numeri che potrebbero incidere sugli equilibri del centrodestra.
La preoccupazione principale di Meloni, riferita ai suoi collaboratori, è evitare il logoramento politico. Non a caso, nel recente vertice con Matteo Salvini e Antonio Tajani, la premier ha cercato di serrare le fila senza però sciogliere definitivamente le riserve sul futuro.
Obiettivo fine legislatura e record di durata
Per molti fedelissimi, la linea resta quella di arrivare a fine legislatura. Un traguardo che renderebbe questo Governo il più longevo della storia repubblicana, superando il Berlusconi II.
Le priorità, in questo scenario, sono due:
- rilanciare l’azione di governo per recuperare consenso
- accelerare sulla riforma della legge elettorale
Legge elettorale: il nodo decisivo
La riforma della legge elettorale resta il dossier più importante. Il nuovo sistema, soprannominato “Stabilicum”, punta a garantire stabilità ed evitare stalli.
Tra i punti principali:
- superamento del Rosatellum
- premio di maggioranza per chi supera il 40%
- possibile revisione del premio per non oltrepassare il 55% dei seggi
- confronto aperto su ballottaggio e preferenze
Il presidente della Commissione, Alberto Balboni, ha proposto un premio variabile per rispettare i limiti costituzionali indicati anche dalla Corte Costituzionale, richiamati dal presidente Giovanni Amoroso.
Il centrodestra si dice disponibile al dialogo con le opposizioni, ritenuto necessario per evitare un nuovo scontro frontale.
Rimpasto e nuovi equilibri nei ministeri
Parallelamente, si lavora alla ridefinizione della squadra di Governo.
I principali dossier aperti:
- Ministero del Turismo: in pole Alessandra Priante per un incarico tecnico
- Possibile promozione di Gianluca Caramanna a sottosegretario
- Redistribuzione delle deleghe di Delmastro tra Francesco Paolo Sisto e Andrea Ostellari
- Nuovi ingressi possibili: Sara Kelany, Carolina Varchi.
Ma non si tratta solo di sostituire i dimissionari. Restano infatti in bilico alcuni ministri:
- Adolfo Urso (che potrebbe finire al Turismo)
- Orazio Schillaci
- Elvira Calderone.
Il caso Zaia e le tensioni nella Lega
Sul fronte politico, continua a circolare il nome di Luca Zaia.

Che per il “doge” prima o poi ci sia un ministero a Roma è poco ma è sicuro. La questione è un’altra, e lascia perplessi anche all’interno della Lega. Alcuni esponenti del Carroccio avrebbero infatti sottolineato come se Zaia prendesse il posto di Urso al Mimit, le responsabilità economiche del Governo sarebbero tutte in capo alla Lega (con Giorgetti all’Economia). Uno scenario che, in caso di difficoltà, farebbe – almeno così si teme in casa leghista – farebbe ricadere tutte le “responsabilità” su via Bellerio.
Una dinamica che potrebbe aumentare le tensioni interne alla maggioranza.
Elezioni anticipate: scenario remoto ma possibile
L’ipotesi di elezioni anticipate resta sullo sfondo. Per molti nella maggioranza sarebbe un azzardo, ma non viene del tutto esclusa.
La linea prevalente resta però quella della stabilità, come ribadito anche nelle scorse ore dal ministro Francesco Lollobrigida.
La fase di riflessione del governo Meloni è destinata a concludersi solo quando la premier chiarirà pubblicamente la direzione politica.
Tra riforma elettorale, rimpasto e pressioni interne, l’esecutivo si gioca una partita decisiva: consolidare la propria durata, evitare il logoramento e mantenere la guida del Paese in una fase cruciale.
Il prossimo passo sarà determinante per capire se prevarrà la continuità o se si aprirà una nuova fase politica.