Una nuova pagina di storia tra Italia e Africa. E’ l’obiettivo lanciato dalla premier Giorgia Meloni nella sua “missione” in Etiopia, ad Addis Abeba.
Lo ha fatto nel suo un intervento alla riunione plenaria della 39esima sessione ordinaria dell’Assemblea dei Capi di Stato e di Governo dell’Unione Africana.
La premier è tornata nel cuore dell’Etiopia (colonia italiana ai tempi del Fascismo) per illustrare le strategie del nostro Paese nel continente africano, con un focus particolare sul Piano Mattei e tutte le sue “ricadute” sociali, occupazionali, sull’immigrazione e il contrasto alla tratta dei “viaggi della speranza” su barconi, gommoni o mezzi di mare improvvisati. (nell’immagine di copertina la premier con il presidente dell’Etiopia Abiy Ahmed)

La scommessa (vincente?) del Piano Mattei
Nel suo intervento inaugurale, Meloni ha sottolineato che l’obiettivo principale dell’iniziativa italiana — il Piano Mattei per l’Africa — è di trasformare il modo in cui il vecchio continente e l’Africa collaborano: da un rapporto tradizionale caratterizzato da distanze e gerarchie, a una cooperazione basata su fiducia reciproca, rispetto e progetti concreti.
In buona sostanza, un rapporto di collaborazione “da pari a pari” e infatti Meloni ha insistito sull’importanza di superare approcci paternalistici o motivazioni legate esclusivamente a favore del proprio interesse nazionale.

La premier ha osservato:
“Il Piano Mattei non è soltanto un insieme di progetti, ma una strategia strutturata con impatto concreto per le comunità coinvolte. L’obiettivo è creare un “patto tra nazioni libere”, in cui i partner africani e l’Italia lavorano insieme alla definizione e realizzazione di iniziative condivise”.
E ancora:
“Il programma è visto oggi come una strategia internazionale in grado di generare risultati tangibili, grazie anche alla collaborazione con organismi come la Banca Mondiale e la Banca Africana di Sviluppo”.
Le aree di impegno e le prospettive future: Italia ponte tra Europa e Africa
Sul tavolo, in prospettiva presente e futura, ci sono diverse aree chiave come energia pulita, infrastrutture, agricoltura, acqua, formazione e innovazione digitale.

Il vertice, per la prima volta organizzato in Africa, ha permesso di fare il punto sull’attuazione di progetti in circa 14 Paesi partner e di discutere nuove iniziative regionali.
E Meloni ha allora ne approfittato per evidenziare un altro punto e obiettivo fondamentale: quello di portare l’Italia a porsi come ponte tra Europa e Africa.
Meloni ha ribadito questo concetto che ha come obiettivo di favorire uno sviluppo sostenibile e reciproco.
In questo contesto, ha osservato:
“L’Italia non vuole sfruttare fenomeni migratori per interessi economici, ma affrontare le cause profonde delle migrazioni ponendo le basi per uno sviluppo locale duraturo. E’ importante ascoltare i partner africani e adattare la cooperazione alle esigenze dei territori. Da parte nostra c’è la volontà di proseguire su un percorso condiviso che rafforzi le relazioni bilaterali e multilaterali”.
La presenza della premier in Africa
Meloni, oltre al suo intervento alla riunione plenaria, ha presieduto la seconda edizione del summit, il primo sul Continente, dopo un incontro bilaterale con il premier Abiy Ahmed e alla presenza dello stesso leader etiope, del presidente dell’Unione africana e dell’Angola Joäo Lourenço, del presidente della Commissione Ua Mohammed Ali Youssouf, del segretario generale delle Nazioni unite António Guterres, del numero uno della Banca africana di Sviluppo, Sidi Ould Tah, e alla direttrice esecutiva della Banca Mondiale, Anna Bjerde.
Al vertice erano presenti anche vertici o rappresentanti di aziende pubbliche e private italiane, incluse Eni, Enel, Cdp, Leonardo, Terna, Snam, Sace, Simest, Acea.