Il 26 febbraio 2026, il centrodestra ha depositato in Parlamento la proposta di riforma della legge elettorale, firmata dai capigruppo di maggioranza, un testo che ha scatenato dibattiti accesi. La riforma, dal nome informale di “Stabilicum”, punta a modificare il sistema attuale, il Rosatellum, in vigore dal 2017, con l’obiettivo dichiarato di garantire maggiore “governabilità” e di ridurre le difficoltà politiche legate alla frammentazione del voto.
Dopo settimane di trattative, spesso con il rischio di far saltare il processo a causa di divergenze interne e tensioni sui dettagli, la proposta è stata presentata in entrambe le Camere. Il centrodestra aveva già accennato a questo cambiamento a gennaio, e ora tenta di fare un passo concreto verso una modifica sostanziale.
Le linee guida
“Stabilicum” propone diverse modifiche rilevanti rispetto all’attuale sistema, che ha destato non poche polemiche, in particolare per il modo in cui attribuisce i seggi. Ecco i punti salienti:
- Eliminazione dei collegi uninominali: Si cancella la componente uninominale del sistema attuale, a favore di un sistema completamente proporzionale. L’unico caso in cui rimarranno collegi uninominali sarà per la Valle d’Aosta e il Trentino-Alto Adige.
- Sistema proporzionale: I seggi saranno attribuiti in base alla proporzione dei voti ottenuti, su base nazionale per la Camera dei deputati e su base regionale per il Senato, rispondendo ai principi costituzionali di rappresentatività.
- Premio di governabilità: La proposta introduce un premio per la lista o coalizione che ottiene la maggioranza relativa. Questo premio consiste in un numero predeterminato di seggi: 70 deputati per la Camera e 35 senatori per il Senato, che verranno attribuiti alla coalizione che supera il 40% dei voti validi.
- Turno di ballottaggio: Qualora nessuna coalizione raggiunga il 40%, è previsto un ballottaggio tra le due prime coalizioni, a condizione che entrambe abbiano almeno il 35% dei voti validi. L’obiettivo è garantire una maggioranza parlamentare coerente con il consenso elettorale.
- Soglia di sbarramento e trasparenza: La legge prevede una soglia di sbarramento del 3%, che impedisce a partiti minori di entrare in Parlamento se non raggiungono questo minimo. Inoltre, le liste dovranno indicare obbligatoriamente il nominativo del candidato premier, un passo verso una maggiore trasparenza, pur rispettando le prerogative costituzionali del Presidente della Repubblica.
Il Rosatellum: la legge attuale
L’attuale legge elettorale, il Rosatellum, è in vigore dal 2017 e prevede una combinazione di sistema proporzionale e maggioritario. Tuttavia, la sua applicazione ha generato molte critiche, in particolare riguardo alla mancanza di stabilità politica che ha prodotto. Nel 2020, la legge è stata modificata per adeguarsi alla riduzione del numero dei parlamentari, ma la discussione sulla necessità di riformarla è ancora aperta.
Le principali critiche al sistema attuale riguardano la difficoltà di garantire una maggioranza stabile e la continua frammentazione dei partiti, che rende difficile la formazione di un governo duraturo.
Le critiche delle opposizioni
La proposta di riforma non è priva di polemiche: le opposizioni parlano di incostituzionalità.
“La Costituzione, così come le regole che strutturano la democrazia, non sono nella disponibilità di alcuna maggioranza e nessuno dovrebbe pretendere di riscriverle unilateralmente”. Lo dice il capogruppo Pd nella commissione Affari Costituzionali del Senato Andrea Giorgis.
Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico (PD), ha immediatamente criticato il progetto, definendo la riforma una “forte distorsione della rappresentanza”, che “rischia di consegnare a chi vince le elezioni anche la possibilità di eleggere da solo un presidente della Repubblica”.
Schlein considera inaccettabile l’idea di un premio che, secondo lei, favorisce le coalizioni più grandi a scapito della rappresentanza pluralista.
E ancora:
“Una legge elettorale inaccettabile con la quale il centrodestra vuole distogliere l’attenzione dal referendum”.
Anche Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, ha fatto sentire la sua voce, affermando che il governo sta concentrando i suoi sforzi sulla riforma elettorale e sulla giustizia, mentre dimentica altre priorità, come il salario minimo e le condizioni dei giovani lavoratori.
Una delle critiche più forti proviene da +Europa, con Riccardo Magi che ha definito la proposta una “truffa” e una “legge piena di schifezze”. Secondo lui, il nuovo sistema elettorale favorirebbe l’instabilità politica e non risolverebbe i problemi del paese.
Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha espresso scetticismo, suggerendo che la legge elettorale non dovrebbe essere prioritaria rispetto ad altri temi urgenti, come la creazione di un salario minimo per i lavoratori.
La determinazione del Governo
Il centrodestra, tuttavia, è determinato a proseguire sulla strada della riforma. Giovanni Donzelli (FdI), capogruppo di Fratelli d’Italia, ha dichiarato che la maggioranza è “pronta a dialogare con chiunque per migliorare il testo”, invitando l’opposizione a un confronto serio.
Il vicepremier Matteo Salvini ha sottolineato che “chiunque vinca, vince e governa”, ritenendo che l’impianto culturale della riforma sia positivo, perché garantirebbe la stabilità di governo, evitando la frammentazione e i ripetuti cambi di governo che caratterizzano la politica italiana. Tuttavia, anche all’interno della maggioranza non mancano le divergenze. Forza Italia, ad esempio, ha ottenuto una vittoria sulla questione dell’indicazione del premier, che verrà inserito nel programma elettorale e non sulla scheda elettorale.
Sul fronte delle preferenze, un tema che ha tenuto banco nelle trattative interne alla maggioranza, la Lega ha insistito per escluderle, mentre Fratelli d’Italia ha cercato di inserirle. Alla fine, la questione è stata rimossa dalla proposta, ma FdI sta già pensando di riproporla attraverso un emendamento.
Nonostante l’accordo raggiunto, ci sono state alcune tensioni all’interno della maggioranza. La Lega, in particolare, ha chiesto ulteriori discussioni sul testo prima di apporre la firma. Ci sono stati anche momenti di incertezza, come durante le trattative notturne in via della Scrofa, dove le divergenze sui dettagli tecnici, come la gestione delle preferenze, hanno quasi fatto saltare l’accordo. Alla fine, il centrodestra ha deciso di proseguire con l’approvazione della riforma, nonostante le critiche e le difficoltà interne.
Il futuro della riforma
Il percorso della riforma inizierà alla Camera, ma l’iter legislativo non sarà privo di ostacoli. Sebbene il centrodestra abbia messo a punto il testo in tempo utile per il referendum sulla giustizia, le opposizioni promettono battaglia, anche se sembra improbabile che vengano apportate modifiche sostanziali al progetto originario.