Legge elettorale che tormento per la maggioranza. Che ora prende tempo.
E la notizia del giorno è che ora Fratelli d’Italia vacilla.
Nel partito di Giorgia Meloni si sta infatti registrando una netta divisione (ma qualcuno parla addirittura di frattura) sul tema.

E mentre solo Lupi e Noi Moderati sembrano andare ancora dritti per la propria strada (l’ex ministro ha confermato nelle scorse ore che l’emendamento sulle preferenze bocciato alla Camera verrà ripresentato al Senato), Forza Italia “dubbiosa” (e pare litigiosa), Lega “sorniona”, all’orizzonte riemerge anche l’ipotesi ballottaggio.
Nuova legge elettorale, che rompicapo (e che tensioni nel Centrodestra)
La partita sulla nuova legge elettorale resta aperta e, nonostante l’intesa raggiunta tra i leader della maggioranza, il percorso parlamentare appare tutt’altro che lineare.
L’accordo politico raggiunto a Palazzo Chigi per reintrodurre un sistema di preferenze – fortemente sostenuto dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni – continua infatti a suscitare resistenze sia all’interno della coalizione sia negli stessi gruppi parlamentari.
Le prossime settimane, complice la pausa estiva, potrebbero trasformarsi in un periodo di riflessione destinato a rinviare ogni decisione sostanziale a settembre, quando la Commissione Affari Costituzionali del Senato entrerà nel vivo dell’esame degli emendamenti.
Tutti divisi, ora anche Fratelli d’Italia ribolle
Come detto, novità di queste ultime ore, le perplessità non riguardano soltanto Forza Italia e Lega.
Anche in Fratelli d’Italia emergono posizioni critiche verso l’ipotesi di modificare il testo approvato dalla Camera.
Secondo diversi esponenti della maggioranza, riaprire ora il dossier rischierebbe di impegnare Parlamento e Governo in un confronto politico delicato proprio negli ultimi mesi della legislatura, distogliendo l’attenzione da altri provvedimenti considerati prioritari.
Anche Matteo Salvini ha invitato a concentrare gli sforzi su temi ritenuti più urgenti rispetto alla riforma del sistema di voto, mentre Antonio Tajani ha riconosciuto l’esistenza di sensibilità differenti all’interno di tutti i partiti della coalizione.

Forza Italia frena: decisioni dopo l’estate
Tra gli azzurri prevale una linea improntata alla prudenza.
Diversi parlamentari hanno sottolineato come non vi sia alcuna esigenza di accelerare i tempi e che il confronto vero inizierà soltanto dopo la pausa estiva.

Anche la capogruppo al Senato Stefania Craxi, secondo quanto riferito da fonti parlamentari, avrebbe manifestato forti riserve (arrivando anche uno “scontro” con il segretario Antonio Tajani) sul metodo seguito nella definizione dell’intesa, chiedendo che ogni scelta venga condivisa con i gruppi parlamentari.
La stessa vicesegretaria Deborah Bergamini ha invitato ad attendere la ripresa dei lavori parlamentari prima di valutare quale sarà il clima politico.
Preferenze, il compromesso ancora da costruire
L’ipotesi su cui lavora la maggioranza prevede un sistema misto: capilista bloccati accompagnati dalla possibilità di esprimere alcune preferenze per gli altri candidati della lista.
Tra le modifiche discusse figura anche il ripristino dell’alternanza di genere nella composizione dei capilista, soluzione che dovrebbe mantenere un equilibrio tra candidati uomini e donne.
Resta però da verificare se esista una maggioranza parlamentare sufficientemente ampia per sostenere questa revisione, soprattutto considerando che qualsiasi modifica costringerebbe il provvedimento a un nuovo passaggio alla Camera.
Torna anche il dibattito sul ballottaggio
Intanto, come accennato, all’orizzonte sta riemergendo un’altra proposta destinata a far discutere: il ritorno del ballottaggio.
A rilanciare l’idea è stato l’ex presidente del Senato Marcello Pera (Fratelli d’Italia), che starebbe valutando la presentazione di uno specifico emendamento durante l’esame in Commissione.

Una posizione che trova da tempo attenzione anche nel presidente del Senato Ignazio La Russa.
E anche Palazzo Chigi starebbe valutando vantaggi e criticità di un eventuale secondo turno, pur nella consapevolezza delle obiezioni formulate da numerosi costituzionalisti durante le audizioni.
