IL PUNTO DI MI

Legge di Bilancio 2026: obiettivi raggiunti e nuovi propositi per Meritocrazia Italia

"Meritocrazia Italia ribadisce l’urgenza di una politica economica fondata sul merito, sulla crescita, sull’equità intergenerazionale e sulla trasparenza"

Legge di Bilancio 2026: obiettivi raggiunti e nuovi propositi per Meritocrazia Italia

La legge di Bilancio 2026, approdata in Commissione Bilancio del Senato dopo un lungo e tormentato percorso, ha confermato molte delle misure annunciate dal Governo ma ha anche subito correzioni significative sotto la pressione degli eventi politici e delle forze sociali e in questi ultimi giorni del 2025 è oramai alle battute finali. Si tratta di una manovra con circa 22 miliardi di euro e alcune novità dell’ultimo minuto.

In questa fase cruciale, “Meritocrazia Italia ribadisce l’urgenza di una politica economica fondata sul merito, sulla crescita, sull’equità intergenerazionale e sulla trasparenza, oltre che insiste sull’adozione di misure che siano realmente rispondenti alle esigenze dei cittadini e delle imprese, che da troppo tempo subiscono le influenze e le inflazioni di un’economia”.

“Tra gli aspetti che Meritocrazia Italia valuta positivamente rientra innanzitutto il rafforzamento del sostegno al ceto medio, attraverso la riduzione dell’aliquota IRPEF per i redditi intermedi. Una misura che va nella direzione più volte indicata, di ridare capacità di spesa a lavoratori e famiglie che negli ultimi anni hanno sostenuto il peso maggiore della pressione fiscale. Positivo anche l’insieme degli interventi dedicati alla famiglia e alla genitorialità, con il rifinanziamento di strumenti di sostegno economico, il potenziamento dei congedi e alcune misure di conciliazione vita-lavoro. Si tratta di un riconoscimento, seppur ancora incompleto, del ruolo centrale della famiglia come infrastruttura sociale ed economica del Paese. Sul fronte della sanità, l’incremento delle risorse destinate al Servizio sanitario nazionale e le misure per il rafforzamento degli organici rappresentano un passo nella giusta direzione, coerente con le ripetute richieste di valorizzazione del personale sanitario e di tenuta del sistema pubblico”.

Alcuni temi centrali dell’agenda di Meritocrazia Italia trovano nella Legge di Bilancio 2026 un recepimento solo parziale. È il caso delle politiche per la parità di genere, che restano prevalentemente affidate a bonus e misure economiche, senza l’introduzione di strumenti strutturali di trasparenza e valutazione, come un sistema organico di certificazione della parità retributiva e professionale nelle imprese. Analogamente, in materia di fisco e gestione del debito, la manovra prevede interventi di alleggerimento e semplificazione, ma non recepisce pienamente l’approccio proposto da Meritocrazia Italia, fondato sulla distinzione tra chi è in difficoltà reale e chi ha agito in mala fede, né introduce una riforma organica dei meccanismi di esdebitazione e rateizzazione sostenibile. Anche in sanità, accanto all’aumento delle risorse, manca ancora una riforma strutturale che valorizzi il merito, le competenze e le responsabilità professionali in modo sistemico e duraturo”.

Restano invece del tutto escluse dalla Legge di Bilancio una disciplina organica sull’uso dei social media, soprattutto in relazione alla tutela dei minori; una regolamentazione dell’Intelligenza Artificiale che coniughi innovazione, protezione del lavoro e responsabilità sociale delle imprese; un chiaro impianto normativo che colleghi incentivi pubblici a criteri di merito, trasparenza e impatto sociale. Si tratta di temi che non possono più essere considerati marginali e che richiedono un’assunzione di responsabilità politica, anche attraverso strumenti collegati alla manovra finanziaria”.

“In definitiva, la Legge di Bilancio 2026 contiene alcuni segnali di apertura verso le istanze portate avanti da Meritocrazia Italia, in particolare sul sostegno al ceto medio, alla famiglia e alla sanità. Tuttavia, permane una distanza rispetto a una visione pienamente meritocratica, fondata su riforme strutturali, trasparenza, responsabilizzazione e valutazione dell’impatto delle politiche pubbliche”.

“Molto, insomma, c’è ancora da fare, tra le altre cose, per”:

  • garantire una vita dignitosa oltre il lavoro, rafforzare le tutele previdenziali, patrimoniali e abitative, e proteggere da abusi, sfruttamento e marginalizzazione economica, con implementazione di una piattaforma nazionale per la tutela patrimoniale e previdenziale, con sportelli territoriali, incremento della no-tax area per le pensioni minime, costituzione di un Fondo di garanzia abitativa per over 70 con reddito basso, estensione dell’amministrazione di sostegno preventiva, con vigilanza pubblica, e introduzione di un Codice etico per banche e assicurazioni nella gestione patrimoniale degli over 65;
  • accompagnare l’aumento dell’età pensionabile con politiche attive per l’occupazione giovanile, favorendo il ricambio generazionale nelle imprese e nella PA; rafforzare la previdenza complementare, rendendo più flessibile l’accesso al pensionamento e incentivando l’adesione dei lavoratori più giovani; introdurre una clausola di equità intergenerazionale in ogni riforma previdenziale, valutandone l’impatto nel medio-lungo periodo;
  • assicurare sostegno mirato alle famiglie e alla natalità, rendendo strutturali e progressivi i bonus per le madri lavoratrici, estendendoli anche alle partite IVA e alle lavoratrici autonome; investendo in servizi per l’infanzia e welfare territoriale, per rendere effettiva la conciliazione tra vita lavorativa e familiare; rivedendo l’ISEE affinché rifletta meglio la reale capacità contributiva, senza penalizzare il patrimonio immobiliare destinato ad abitazione principale;
  • trasformare gli incentivi alle imprese in misure stabili e pluriennali, riducendo l’incertezza normativa che frena gli investimenti; premiare le imprese che investono in occupazione qualificata, sicurezza sul lavoro, sostenibilità e formazione del capitale umano; riconsiderare la mancata conferma della maggiorazione green, introducendo un credito d’imposta ambientale selettivo per chi innova in chiave sostenibile;
  • elaborare strategie volte a contenere il rischio che le ZES divengano zone economiche sussidiate, stabilendo invece condizioni necessarie affinché consentano al Paese, e soprattutto alle Regioni meridionali, di tornare ad adeguati livelli di produzione e valorizzazione del Made in Italy, e puntando sull’innovazione, la sostenibilità e la vocazione mediterranea e internazionale che ha da sempre contraddistinto la naturale posizione geografica del Paese.