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“Lavitola avvisò Ranucci sul rischio di attentati prima di quanto avvenuto il 16 ottobre”

Il legale del detenuto chiarisce la linea difensiva, mentre gli inquirenti analizzano dispositivi informatici e cercano il presunto intermediario

“Lavitola avvisò Ranucci sul rischio di attentati prima di quanto avvenuto il 16 ottobre”

Oggi lunedì 17 agosto 2026, il legale Arturo Cola si è recato presso il carcere di Rebibbia per un colloquio con il detenuto accusato di essere il mandante dell’atto intimidatorio ai danni di Sigfrido Ranucci. L’avvocato ha dichiarato: “Noi riteniamo che Lavitola avvisò Ranucci sul rischio di attentati prima di quanto avvenuto il 16 ottobre. C’è stato, infatti, un incontro il 7 settembre nel corso del quale probabilmente Lavitola avvisò Ranucci dei pericoli che correva in ragione di possibili attentati. Questo quindi un mese e mezzo prima dell’attentato medesimo”. Il difensore dell’indagato ha ribadito la posizione del proprio assistito: “A noi interessano i fatti: in sede di interrogatorio di garanzia il mio assistito ha escluso che vi fosse un accordo preventivo sull’attentato”.

Le prossime tappe delle indagini e l’analisi dei dispositivi

I magistrati della Procura avvieranno a breve le procedure per chiedere l’estradizione del faccendiere camerunese Gomes Tavares, attualmente introvabile, ritenuto il presunto mediatore della vicenda. Il conduttore televisivo potrebbe essere convocato dagli inquirenti in qualità di persona informata sui fatti non prima del mese di settembre, momento in cui si concluderanno gli accertamenti tecnici su computer e smartphone sequestrati al promotore dell’attentato, rilievi previsti per diverse settimane.

La linea del collegio difensivo al Tribunale del Riesame

Il legale dell’imputato Arturo Cola ha precisato le finalità dell’incontro in istituto penitenziario: “Sono qui oggi per parlare con Lavitola e verificare se è necessario integrare la confessione del 12 agosto in vista dell’udienza del Riesame che si terrà presumo la settimana prossima. Non si tratta di ritrattare o dire cose diverse, ma si tratta semplicemente di puntualizzare e offrire un’interpretazione autentica di ciò che è già stato riferito. Questo ci è possibile perché al Riesame si possono fare dichiarazioni spontanee”.

La tesi della simulazione per rafforzare la scorta

L’altro patrono di parte Sergio Cola sostiene che la condotta dell’assistito fosse finalizzata a incrementare la protezione del giornalista. Il rappresentante legale ha evidenziato come gli atti dimostrino una richiesta di potenziamento della tutela avanzata dalla stessa persona offesa. Secondo l’impostazione difensiva, la messinscena con ordigno reale puntava ad accrescere la sicurezza e la notorietà del professionista. Nelle prossime ore gli avvocati difensori formalizzeranno la memoria ex articolo 309 per la revisione della misura cautelare in carcere, valutando un ulteriore interrogatorio per chiarire le criticità sollevate dal giudice.

La posizione dei presunti esecutori materiali

Anche i legali dei quattro indagati arrestati come esecutori dell’esplosione dell’autovettura avrebbero richiesto un nuovo confronto con i pm. L’avvocato Sergio Cola ha rimarcato che dalle deposizioni dei coimputati emergerebbe l’assenza di intenzione di causare danni fisici, bollando come semplici congetture le ipotesi relative a un eventuale terzo livello organizzativo.

Le testimonianze sul progetto di struttura politica

Sul contesto dei rapporti intercorsi è intervenuto il cronista di Open Alessandro D’Amato, riferendo di richieste ricevute dal gestore del locale per la creazione di un indirizzario politico destinato al conduttore di Report. Il testimone della vicenda ha specificato di non aver mai ricevuto indicazioni su un effettivo placet del giornalista Rai. In merito a un sondaggio sulle potenzialità politiche del conduttore, il collaboratore della testata ha aggiunto che l’ex faccendiere indicò come committenti “ambienti del Partito Democratico americano”.