Là dove c’era l’erba ora c’è… un pannello fotovoltaico. Parafrasando Celentano, è proprio quando sta accadendo nelle nostre campagne: al posto delle colture, “filari” di silicio e alluminio.
Una recente sentenza del TAR del Lazio ha eliminato molti vincoli alla realizzazione di impianti fotovoltaici anche in zone di pregio ambientale e paesaggistico.
Il tema è di stretta attualità: in pratica, il contadino ci guadagna di più a far installare i pannelli rispetto al profitto dato da qualsiasi coltivazione. Ecco perché il fenomeno sta ormai dilagando.
Operatori nel business delle rinnovabili sempre più spesso propongono a proprietari di terreni agricoli di lasciar perdere…
“Ma chi te lo fa fare di spaccarti la schiena, rischiare le alluvioni, la sccità e la grandine, quando puoi guadagnare di più non facendo niente?”.
Il problema però è che tutto questo ha effetti potenzialmente devastanti per territori ricchi di aree rurali e a maggior ragione per quelli dove i fazzoletti di terra liberi sono rimasti pochissimi, divorati dalla cementificazione.
Cosa dice la recente sentenza del TAR
Il TAR Lazio ha stabilito che le regioni non possono opporre un veto sull’installazione di pannelli fotovoltaici.
Il decreto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) annullato dal Tribunale definiva le aree idonee per l’installazione di impianti fotovoltaici, cercando di bilanciare lo sviluppo delle rinnovabili con la tutela del paesaggio e dell’ambiente.
Il TAR ha accolto i ricorsi presentati da alcune associazioni, ritenendo che il decreto fosse illegittimo perché non prevedeva un meccanismo di valutazione oggettiva per le aree idonee.
In pratica ora le regioni possono presentare osservazioni, ma non bloccare a priori l’installazione degli impianti fotovoltaici.
Rimangono comunque escluse le aree protette dal codice dei beni culturali e del paesaggio, con fasce di rispetto per gli impianti.
Il MASE dovrà pubblicare nuove linee guida per la definizione delle aree idonee, tenendo conto delle indicazioni del TAR Lazio.
La Lombardia guida la battaglia
Va detto che la tecnologia è piuttosto variegata. Lo scenario ideale prevede impianti sollevati, che coesistono con le colture invece di soppiantarle, ma sono complessi e costosi, sicuramente di più rispetto a far tabula rasa di frumento o soia e ricoprire la terra di pannelli scintillanti.
Nel Consiglio regionale della Lombardia è stata quindi approvata una mozione che chiede al Governo di introdurre alcuni paletti fondamentali:
- limiti di superficie per gli impianti,
- garanzie fideiussorie per il corretto smantellamento e ripristino dei terreni a fine vita degli impianti,
- compensazioni economiche ai Comuni coinvolti
- e un rafforzamento del ruolo degli enti locali nei processi autorizzativi.

A firmare la mozione è stata la mantovana Alessandra Cappellari, consigliera regionale della Lega, secondo cui gli impianti fotovoltaici a terra, rovinano le campagne:
“La corsa all’energia pulita non può avvenire a scapito dei nostri terreni agricoli”.
Cappellari suggerisce piuttosto di incentivare per l’installazione degli impianti l’uso delle aree dismesse, i tetti dei capannoni industriali e i parcheggi.