Il prossimo round di colloqui tra Israele e Libano si terrà a Roma mercoledì 15 e giovedì 16 luglio. Ad annunciarlo è stato l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti Yechiel Leiter, durante un incontro a Washington. Le date sono state poi confermate dall’ambasciata israeliana.

Il confronto si svolgerà ancora a livello di ambasciatori. Per Israele parteciperà Leiter, mentre il Libano sarà rappresentato da Nada Hamadeh Moawad, ambasciatrice a Washington. Non sono stati ancora comunicati il luogo preciso degli incontri e la composizione delle delegazioni tecniche.

Il seguito dell’accordo di Washington
Il vertice romano rappresenta il passaggio successivo all’accordo quadro raggiunto il 26 giugno 2026 al Dipartimento di Stato americano, alla presenza del segretario di Stato Marco Rubio.
L’intesa non è un trattato di pace e non prevede un ritiro immediato delle forze israeliane. Stabilisce invece un percorso graduale per ridurre le ostilità, rafforzare l’autorità dello Stato libanese e trasferire progressivamente all’esercito di Beirut il controllo delle aree meridionali.
La scelta di Roma conferma il ruolo diplomatico dell’Italia, storicamente impegnata in Libano anche attraverso il contingente presente nella missione Unifil. La mediazione rimane comunque guidata principalmente dagli Stati Uniti.
Le zone pilota nel sud del Libano
Il primo banco di prova dell’intesa riguarda la creazione di due zone pilota. In queste aree le forze israeliane dovrebbero ritirarsi, permettendo all’esercito libanese di assumere il controllo del territorio, rimuovere le postazioni armate e avviare la ricostruzione.
Una zona dovrebbe trovarsi a sud del fiume Litani, l’altra più a nord. Se il meccanismo funzionasse, potrebbe essere esteso alle altre aree occupate.
Gli Stati Uniti hanno annunciato anche 100 milioni di dollari di aiuti umanitari e oltre 30 milioni per rafforzare le capacità delle forze armate libanesi.
Israele lega il ritiro al disarmo di Hezbollah
Il nodo principale resta il disarmo di Hezbollah. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito che Israele non lascerà completamente il sud del Libano finché il movimento sciita conserverà missili, combattenti e infrastrutture militari considerate una minaccia.
Beirut chiede invece il pieno ripristino della propria sovranità e un calendario concreto per il ritiro israeliano. Tempi, controlli e condizioni operative saranno quindi al centro degli incontri di Roma.
Hezbollah non partecipa ai negoziati e ha respinto l’accordo, sostenendo che il proprio disarmo non possa essere imposto mentre una parte del territorio libanese rimane occupata. Il movimento ha inoltre avvertito che un tentativo di rimuovere con la forza uomini e arsenali potrebbe provocare una grave crisi interna.
Il rischio di una nuova escalation
I colloqui arrivano dopo mesi di guerra tra Israele e Hezbollah e dopo un cessate il fuoco entrato in vigore il 19 giugno. La tregua, tuttavia, non ha fermato completamente le operazioni militari.
Israele ha continuato a colpire presunti militanti e infrastrutture del movimento sciita, mentre molti civili libanesi non hanno ancora potuto fare ritorno nelle località meridionali.
La priorità del negoziato è quindi trasformare la tregua in un meccanismo stabile, con il ritiro delle forze israeliane, il dispiegamento dell’esercito libanese e il ritorno della popolazione.
Il round romano precederà di pochi giorni l’incontro tra Joseph Aoun e il presidente americano Donald Trump, previsto alla Casa Bianca il 21 luglio.