Rigoroso alla burocrazia o forse in forma un po’ “pilatesca” (come da qualche osservazione maligna del mondo di Sinistra), fatto sta che alla fine anche il sindaco Beppe Sala ha alzato le mani: il “Remigration Summit” di sabato in centro a Milano si farà.

L’annuncio definitivo è arrivato nel tardo pomeriggio di ieri, giovedì 9 aprile 2026, ed è stato lo stesso primo cittadino a mettere fine all’incertezza: la manifestazione organizzata dalla Lega con i Patrioti europei è confermata.

Tra burocrazia e decisioni alla “Ponzio Pilato”, il Remigration summit ci sarà
Nonostante le tensioni e le richieste di stop ventilate nelle ore precedenti in Consiglio comunale, Sala ha chiarito di aver già investito della questione il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica e ha osservato:
“Da Prefettura e Questura è arrivata una risposta netta: non ci sono le condizioni per vietare l’evento”.
Una posizione che, sul piano istituzionale, appare difficilmente contestabile, ma politicamente appare piuttosto prudente.
Sala ha preso le distanze nel merito — ribadendo un giudizio “negativo” — ma di fatto si è limitato a registrare il via libera delle autorità competenti, senza forzature.
Lo scontro politico, gli attacchi del Pd, i “fascisti rossi”
Intanto lo scontro politico resta acceso. La manifestazione del 18 aprile in piazza Duomo, promossa dalla Lega e incentrata sul tema della “remigration”, continua a sollevare critiche trasversali.
Dal Centrosinistra, la presidente del Consiglio comunale Elena Buscemi ha parlato apertamente di un concetto che richiama xenofobia e possibili violazioni dei principi costituzionali.

Da qui le risposte “leghiste” con l’accusa di “fascismo rosso” verso chi vorrebbe vietare la manifestazione.
Perplessità “trasversali”, il “gelo” di Forza Italia
Ma le perplessità in realtà non si fermano all’opposizione.
Anche nel Centrodestra emergono infatti dei distinguo.

Una mozione presentata dalla consigliera di Forza Italia ha invitato esplicitamente a evitare confusioni tra politiche migratorie — anche rigorose — e un termine come “remigration”, giudicato da molti ambiguo e ideologicamente marcato.

Nei giorni scorsi anche il coordinatore regionale azzurro Alessandro Sorte non aveva fatto mancare critiche al summit e al pensiero che ha ispirato la manifestazione.
Quel termine, remigration che non piace (forse nemmeno alla Lega moderata)
Ed è proprio questo il punto più delicato: “remigration” è una parola che, nel dibattito politico italiano, porta con sé un’impronta fortemente riconducibile a Roberto Vannacci e alle sue posizioni più radicali.

Non a caso, una parte della stessa Lega aveva preso le distanze da quella linea, tanto che l’uscita di scena di Vannacci era stata vissuta da diversi dirigenti come un’occasione per alleggerire l’immagine del partito e recuperare consenso.
In questo quadro, radio tam tam segnala che non tutti nel Carroccio sembrano così entusiasti dell’iniziativa milanese.
Un’iniziativa molto “vannacciana”….
Il pensiero va subito a figure come il capogruppo al Senato (e coordinatore regionale) Massimiliano Romeo, ma anche inevitabilmente al governatore della Lombardia Attilio Fontana o all’ex presidente del Veneto Luca Zaia che osservano con cautela un appuntamento che rischia di riaprire fratture interne e riproporre un lessico politico divisivo.

Come si ricorderà tra l’altro proprio Fontana e Zaia erano stati nei mesi scorsi molto critici verso quella “deriva vannacciana” della Lega.

Ecco perché in molti nel Centrosinistra, oltre a Beppe Sala, avevano riposto qualche speranza di stroncatura al summit, anche nel governatore lombardo.
Speranze disattese perché salvo clamorosi colpi di scena Fontana sarà sul palco del comizio proprio insieme al leader Matteo Salvini.
L’altra iniziativa, più “nostalgica”…
Ad altri in questi giorni non è invece sfuggito come invece Massimiliano Romeo stia “pubblicizzando” un altro evento, in programma sabato 11 a Lazzate (feudo leghista sul territorio brianzolo) organizzato da Andrea Monti, esponente non riconducibile all’area salviniana e figlio di Cesarino Monti, storico fedelissimo di Umberto Bossi.

In quell’occasione si parlerà invece di temi più “nostalgici” come la “Carta della Lombardia”, con un focus particolare sull’autonomia, il federalismo, lo spreco di soldi pubblici, il “rapporto” subalterno con Roma.
Per la Lega, quella del 18 aprile resta comunque una scommessa politica rilevante.
Ma al di là degli attacchi della Sinistra (si annunciano contromanifestazioni di protesta, i centri sociali hanno già annunciato che presidieranno il centro di Milano, si temono incidenti), il rischio (politico) è sotto gli occhi tutti.
Invece di ricompattare, molti ritengono che l’operazione possa finire per evidenziare ancora di più le diverse anime del partito — e le difficoltà nel trovare una linea condivisa.