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Il debutto in parlamento

Il primo discorso di Giorgia Meloni in Parlamento

Le prime parole su elezioni, Europa, Nato e bollette ed economia prima di chiedere la fiducia.

Il primo discorso di Giorgia Meloni in Parlamento
Politica 25 Ottobre 2022 ore 11:19

Giorgia Meloni fa il suo "debutto" da premier. Oggi, martedì 25 ottobre 2022, il Governo dopo il giuramento e le cerimonie ufficiali, ottiene la fiducia del Parlamento.

Il primo discorso di Giorgia Meloni da premier

Ecco le prime parole di Giorgia Meloni, emozionata ma ferma nel suo discorso di insediamento:

"Io sono intervenuta molte volte in quest'aula, da deputato, da ministro, da vicepresidente della Camera. Eppure la solennità è tale che sono sempre stata emozionata, oggi ancora di più. Mi presento da presidente del Consiglio dei ministri chiedendovi la fiducia: una grande responsabilità per chi questa fiducia deve meritarsela, ma anche per chi deve concederla o negarla. Sono i momenti fondamentali della nostra democrazia".

"Un ringraziamento sincero va al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che nel dare seguito all'indicazione chiaramente espressa dagli italiani non ha voluto farmi mancare i suoi preziosi consigli. Un ringraziamento anche alla coalizione di Centrodestra che dopo essersi affermata alle urne ha dato vita a questo Governo in uno dei lassi più brevi della storia repubblicana. Un segno di unità nel nome del bene del Paese".

Velocità e compattezza

Meloni ha poi parlato della compattezza della coalizione di Centrodestra.

"La velocità era doverosa, perché la condizione in cui si trova l'Italia oggi non consente di titubare o perdere tempo. Ringrazio anche Mario Draghi che a livello nazionale e internazionale in queste settimane ha offerto tutta la sua disponibilità per un passaggio di consegne sereno. Si è molto ricamato sul fatto che il nuovo Governo sia presieduto dall'unico partito di opposizione del precedente, ma così vale nelle grandi democrazie".

Orgoglio femminile

La presidente del Consiglio ha poi parlato dell'orgoglio di essere la prima donna premier d'Italia e di essere alla guida di una coalizione che ha vinto le elezioni.

"Tra i grandi pesi che sento gravare sulle mie spalle non può non esserci quello di essere la prima donna a guidare un Governo di questo Paese. Quando mi soffermo su questo fatto penso alle responsabilità che ho nei confronti di tutte quelle donne che trovano difficoltà a vedere affermare il loro talento, ma penso anche a donne che hanno osato per impeto, per amore, facendo la storia di questo Paese. Grazie per aver dimostrato il valore delle donne italiane, come spero di poter fare io".

"Ma il mio ringraziamento va anche e soprattutto al popolo italiano, per essere andato alle urne, con il rammarico però per i tantissimi che hanno rinunciato a questo diritto, cittadini che reputano sempre più inutile il loro voto pensando che si decida sempre nei palazzi. E negli ultimi undici anni è stato così, con maggioranze legittime ma distanti dal pensiero degli elettori. Noi oggi diamo vita a un Governo politico pienamente rappresentativo della volontà popolare. Vogliamo farlo per cinque anni, facendolo al meglio delle nostre possibilità, anteponendo il bene del Paese a tutto. Vogliamo liberare le migliori energie di questo Paese, vogliamo garantire agli italiani un futuro di benessere. E se per farlo dovremo scontentare qualche potentato o fare scelte che non renderanno felice qualcuno ci prenderemo la responsabilità di farlo. Il coraggio non ci manca".

L'Europa

Non sono mancati poi accenni alle critiche giunte dall'estero e alla posizione dell'Italia in Europa.

"So bene che molte delle nostre proposte non piaceranno alle forze di opposizione. Negli ultimi giorni sono stati molti anche fuori dall'Italia a dire che vogliono vigilare sul nostro Governo. Direi che possono spendere meglio il loro tempo. In quest'aula ci sono valide e battagliere forze di opposizione capaci di far sentire la loro voce senza appoggi esterni. E spero che concordino con me sul fatto che chi dall'estero si esprime così manchi di rispetto al popolo italiano".

"L'Italia è a pieno titolo dell'Occidente e del suo sistema di alleanze, culla insieme alla Grecia di un sistema di valori che si fonda sulle radici giudaico cristiane dell'Europa".

"Per la sua storia e per il suo presente l'Italia deve stare in questi consessi, con spirito costruttivo e senza subalternità. L'alleanza atlantica garantisce un sistema di pace che troppo spesso viene dato per scontato. L'Italia continuerà a essere parte della Nato a partire dal sostegno al valoroso popolo ucraino che si oppone all'invasione della Russia. Non soltanto perché non possiamo tollerare la guerra di invasione di una Nazione sovrana, ma anche perché solo un'Italia così può chiedere che gli oneri di una situazione del genere vadano suddivisi equamente, a partire dalla situazione energetica. Chi crede sia possibile barattare la libertà dell'Ucraina con la nostra tranquillità si sbaglia. Cedere al ricatto di Putin sull'energia peggiorerebbe la situazione".

L'energia

"La nostra priorità deve essere mettere un argine al caro energia, e le risorse che vorremmo investire per altro dovranno essere utilizzate per questo. Servirà reperire nuove forme di approvvigionamento: i nostri mari sono pieni di gas e il Sud è il paradiso delle rinnovabili, troppo spesso bloccato dalla burocrazia. L'Italia può uscire da questa crisi più forte di prima".

"E' indispensabile intervenire sull'inflazione e sui redditi, per migliorare la situazione delle famiglie e delle imprese. Servono misure concrete che affronteremo con la nuova legge di Bilancio, su cui stiamo già lavorando. Le previsioni parlano di cali e di un clima di grande incertezza per il 2023. Nell'ultima nota di aggiornamento al Def la previsione di crescita si ferma allo 0,6%, un quarto rispetto a quanto si pensava ad aprile. Il 2023 sarà nelle previsioni un anno di recessione".

"Veniamo da dieci anni di Governi deboli, non espressione della volontà popolare. Oggi chi ha indebolito il Paese dirà che ha le ricette vincenti e sarà pronto ad addossare a noi le difficoltà dell'Italia. Ma noi siamo pronti per prenderci questa responsabilità. Sono pronta a essere criticata e anche a non essere rieletta per aver fatto di tutto per rendere il futuro più agevole".

"La strada maestra è la crescita strutturale, e per farlo siamo disposti ad accogliere gli investimenti esteri. Spenderemo bene i fondi del Pnrr".

Il presidenzialismo e l'autonomia

"Siamo convinti che l'Italia abbia bisogno di una riforma costituzionale sul presidenzialismo. Siamo pronti a partire con un semi-presidenzialismo alla francese. Siamo pronti a confrontarci con tutti per il meglio del Paese. Ma siamo pronti a cambiare l'Italia anche se dovessimo trovarci di fronte un'opposizione pregiudiziale".

"Siamo pronti a proseguire sulla strada dell'autonomia già avviata da alcune virtuose Regioni italiane".

La sovranità alimentare

Meloni è tornata anche sul ministero della Sovranità alimentare, che nei giorni scorsi ha suscitato qualche ironia e critica.

"La sovranità alimentare non vuol dire che sarà bandito l'ananas, come ho letto da qualche parte. Ma vuol dire che non dipenderemo da nazioni lontane per dar da mangiare ai nostri figli".

Le imprese

"Il motto di questo Governo sarà 'non disturbare che vuole fare'. Le imprese e i lavoratori creano ricchezza, non lo Stato con bonus e editti. Abbiamo bisogno di meno regole e più chiare per tutti. L'eccessivo carico fiscale è uno dei problemi delle nostre imprese. Per incentivare le imprese ad assumere abbiamo in mente un meccanismo premiale: più assumi meno paghi".

"Il nuovo corso di baserà su tre pilastri: riduzione della pressione fiscale su imprese e famiglie, tregua fiscale per consentire a cittadini e imprese per consentire di regolarizzare la propria posizione con il fisco e in ultimo una serrata lotta all'evasione che deve partire da evasori totali, grandi imprese e truffe sull'Iva".

Meloni ha parlato anche di Flat tax, parlando di aliquota incrementale, come aveva sostenuto già in campagna elettorale Fratelli d'Italia (che ha una posizione diversa rispetto agli alleati sulla questione).

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