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Il Pd rinvia la piazza di Padova: “Prima la battaglia in Parlamento sulla legge elettorale”

La manifestazione del campo largo, prevista il 15 luglio dopo l’esordio di Napoli, slitta per la concomitanza con il voto alla Camera

Il Pd rinvia la piazza di Padova: “Prima la battaglia in Parlamento sulla legge elettorale”

Il centrosinistra rinvia la piazza di Padova e sposta il baricentro della battaglia a Montecitorio. La manifestazione del campo largo, prevista per mercoledì 15 luglio 2026 nella città veneta, non si terrà nella data inizialmente indicata. La ragione ufficiale è la concomitanza con la discussione alla Camera della legge elettorale, passaggio che costringe i leader di Pd, M5S e Avs a restare in Aula.

L’appuntamento di Padova era stato annunciato come seconda tappa del percorso unitario dopo Napoli. Angelo Bonelli, co-portavoce di Alleanza Verdi e Sinistra, aveva indicato chiaramente la doppia data:

“I due appuntamenti del Campo largo previsti per l’8 e il 15 luglio si terranno rispettivamente a Napoli e a Padova”.

Ora, però, il calendario cambia. La piazza veneta slitta e, al momento, non risulta fissata una nuova data. Ufficialmente il motivo è parlamentare: durante la discussione sulla riforma elettorale, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli non possono permettersi di lasciare Roma.

Schlein: “Faremo muro”

La linea politica del Pd era già stata tracciata da Elly Schlein. La segretaria dem ha annunciato che le opposizioni “faranno muro” contro la nuova legge elettorale, accusando il centrodestra di voler cambiare le regole del voto per convenienza e per paura di perdere.

La battaglia, dunque, non viene più giocata in piazza ma dentro l’Aula. Per Schlein, il compito delle opposizioni è doppio: contrastare la riforma e, allo stesso tempo, continuare a costruire l’alternativa con gli alleati. È una scelta che consente al campo largo di presentare il rinvio non come una frenata, ma come una priorità politica: prima la legge elettorale, poi il tour nei territori.

Sulla stessa linea si muove Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera. Per Braga, la proposta della maggioranza “non risponde ai problemi reali della nostra democrazia” e rischia di accentuarne le fragilità. In un contesto di astensionismo e frammentazione, sostiene la capogruppo dem, servirebbe “più rappresentanza e più partecipazione, non meno”.

Chiara Braga, deputato del Partito democratico

Il Pd contesta soprattutto il rischio di concentrare troppo potere attorno alla coalizione vincente e al candidato premier. Braga parla di un impianto che introduce un “premierato di fatto”, riduce gli spazi del Parlamento e indebolisce le garanzie costituzionali. Il no dem riguarda anche le liste bloccate, considerate un ulteriore arretramento sul piano della partecipazione democratica.

Già nelle settimane precedenti, dopo la calendarizzazione del testo, le opposizioni avevano parlato di “ennesima forzatura”. Braga aveva accusato la maggioranza di voler cambiare le regole del gioco perché teme di perdere le elezioni, mentre M5S, Avs e +Europa avevano denunciato tempi accelerati e metodo non condiviso.

Il rinvio dopo Napoli

Il rinvio di Padova arriva però in un momento politicamente delicato. La manifestazione di Napoli, prima uscita pubblica del campo largo, avrebbe dovuto mostrare l’immagine di un centrosinistra finalmente unito. Sul palco erano saliti Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli, insieme al sindaco Gaetano Manfredi e al presidente della Regione Campania Roberto Fico.

La piazza napoletana, però, è stata segnata dalle contestazioni dei disoccupati organizzati e di Potere al Popolo, oltre che da una partecipazione inferiore alle aspettative.

È qui che il rinvio diventa anche un problema di percezione. La motivazione parlamentare è forte: sulla legge elettorale l’opposizione deve esserci. Ma il rischio politico è che lo slittamento venga letto anche come una pausa tattica dopo il debutto difficile di Napoli.