Tu vai lì e io là, che ne dici? Il patto che non ti aspetti. Quasi in pieno periodo balneare.
Una chiacchierata tra due big per provare disegnare i futuri scenari di Palazzo Chigi (Presidente del Consiglio) e Quirinale (Presidente della Repubblica).
Un incontro destinato a far discutere e probabilmente a scompaginare ancora una volta i delicati equilibri nel Centrosinistra e a rimettere nuovamente in discussione la posizione di Elly Schlein.
Il patto dell’ombrellone, Conte e Franceschini studiano cosa fare da “grandi”
In assenza di indiscrezioni culinarie che molte volte hanno accompagnato questo tipo di incontri, per quello che stanno mettendo in piedi Giuseppe Conte e Dario Franceschini potremmo parlare del “patto dell’ombrellone” visto che si sta delineando in piena estate e quasi al termine della attività parlamentare prima delle vacanze.
Fatto sta che l’ex premier (ora leader del Movimento 5 Stelle) e l’ex ministro della Cultura (ex segretario Pd) la stanno pensando grossa.

Nella fattispecie, riportare Conte a Palazzo Chigi (dunque all’investitura di leader del Centrosinistra) con l’appoggio di Franceschini (e della sua corrente) e portare Franceschini addirittura al Colle (con il sostegno del M5S) per il dopo Mattarella.

L’incontro tra Conte e Franceschini, cosa è successo
Il confronto tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle torna dunque al centro della scena politica.
Un incontro riservato tra Dario Franceschini e Giuseppe Conte, di cui nelle ultime ore hanno riferito diverse ricostruzioni giornalistiche, viene letto come il segnale di un’intensa fase di riflessione sugli assetti futuri del Centrosinistra, tra leadership, alleanze e prospettive istituzionali.
Secondo queste ricostruzioni, il colloquio avrebbe affrontato alcuni dei principali dossier che attendono l’opposizione nei prossimi mesi: dal rafforzamento della collaborazione parlamentare alla definizione della futura coalizione, fino ai meccanismi con cui individuare il candidato alla guida dell’alleanza.
Il nodo della leadership del Centrosinistra
Ma sotto la lente ci sono le elezioni Politiche (al momento) in programma a settembre 2027.
Nonostante i sondaggi dicano bene (il Centrosinistra in versione Campo Largo è dato in vantaggio sul Centrodestra alle prese per di più con il rompicapo Vannacci) e nonostante il Pd sia costantemente accreditato attorno al 22% (e comunque mai sotto il 20), tra i gli stessi dem e in tutto lo schieramento i dubbi non sono pochi.
Tanto più che proprio Giuseppe Conte continua a considerare le primarie uno strumento utile per legittimare la leadership dell’eventuale coalizione progressista, mentre nel Partito Democratico il confronto resta aperto e, almeno finora, la segretaria Elly Schlein non ha indicato tempi o modalità definitive per affrontare il tema.
Senza contare che in area dem scalpitano anche il sindaco di Genova Silvia Salis e molte altre voci fuori dal coro dell’area riformista.

Proprio questa attesa alimenta il dibattito interno ai democratici, dove una parte del gruppo dirigente ritiene necessario chiarire fin da subito il perimetro dell’alleanza e le regole del gioco, evitando che le decisioni vengano rinviate troppo a ridosso delle prossime elezioni politiche.
Le alleanze e il ruolo dei centristi
Altro capitolo riguarda la composizione della coalizione.
Le recenti modifiche alla legge elettorale, secondo alcuni osservatori, renderebbero ancora più rilevante il peso delle forze centriste.

In questo quadro torna ciclicamente il tema di un possibile coinvolgimento di Italia Viva di Matteo Renzi, ipotesi che continua però a dividere sia il Pd sia il Movimento 5 Stelle.
Nelle ultime ore l’ex sindaco di Torino Chiara Appendino ha lanciato un duro attacco contro l’ex premier ed ex segretario Pd.

Parallelamente resta sul tavolo anche un’altra ipotesi: quella di costruire un’area riformista collegata al cosiddetto “campo larghissimo”, capace di raccogliere amministratori locali, esponenti moderati e personalità civiche senza necessariamente confluire nei partiti tradizionali.
In questo caso molti ritengono (e in primis proprio Franceschini) che Conte potrebbe essere una figura con più carisma istituzionale, più dialettica politica e maggior capacità di “aggregare”.
Lo scenario del Quirinale
Ma Franceschini a quanto pare “lavora” anche “pro domo sua”.
Tra le ipotesi rilanciate dalle indiscrezioni figura infatti anche un ragionamento di più lungo periodo legato alla futura elezione del Presidente della Repubblica, quando terminerà il mandato di Sergio Mattarella.

Secondo tali ricostruzioni, una parte del Centrosinistra ragiona già oggi sulla necessità di arrivare a quell’appuntamento con un’alleanza sufficientemente ampia da incidere sulla scelta del Capo dello Stato.
In questo contesto viene evocata appunto una possibile convergenza tra Conte e Franceschini: il primo potrebbe appunto rafforzare il proprio ruolo nella costruzione dell’alternativa di Governo, mentre il secondo verrebbe indicato, in alcuni scenari politici, come possibile figura di garanzia per il Quirinale.