Il nuovo decreto fiscale del Governo guidato da Giorgia Meloni accende lo scontro con Confindustria. Al centro delle tensioni ci sono i tagli al credito d’imposta legato al piano Transizione 5.0, giudicati fortemente penalizzanti dalle imprese.
Secondo gli industriali, le modifiche introdotte dall’Esecutivo rischiano di compromettere la fiducia nel sistema degli incentivi e di rallentare gli investimenti in innovazione e sostenibilità.
Taglio del credito d’imposta 5.0: cosa cambia per le imprese
Il nodo principale riguarda la riduzione del credito d’imposta per le aziende che avevano già prenotato gli incentivi tra il 7 e il 27 novembre 2025.
Come spiegato dal vicepresidente di Confindustria Marco Nocivelli, il decreto prevede:
- un taglio del 65% del credito d’imposta richiesto
- effetti retroattivi sulle imprese che avevano già pianificato gli investimenti
- esclusione di alcuni investimenti green, in particolare nel fotovoltaico ad alta efficienza
Secondo Confindustria, si tratta di una misura che “lede il principio del legittimo affidamento” e colpisce aziende che hanno già sostenuto spese importanti nel 2025.
Impatto su investimenti e liquidità
Le imprese denunciano conseguenze immediate sulla liquidità, in un contesto economico già complesso.
Il rischio principale è duplice:
- difficoltà finanziarie per chi ha già investito
- rallentamento della transizione digitale ed energetica
Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha chiesto un confronto urgente con il Governo, sottolineando che la fiducia tra istituzioni e sistema produttivo “non può venire meno”.

Governo: “Dobbiamo decidere chi aiutare”
Dal canto suo, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha difeso il provvedimento, spiegando che le scelte sono state condizionate da uno shock esterno paragonabile, per impatto, alla crisi in Ucraina.
Intervenendo al forum TEHA di Cernobbio, Giorgetti ha dichiarato:
“Dobbiamo capire chi dobbiamo aiutare”

Il Governo ha inoltre annunciato l’apertura di un tavolo di confronto con le categorie produttive per ridefinire le priorità.
Le critiche della politica: opposizioni all’attacco
Le opposizioni criticano duramente il decreto fiscale.
Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte accusa l’Esecutivo di aver cambiato le regole dopo che le imprese avevano già investito, parlando di mancanza di visione industriale.
Sulla stessa linea anche Vinicio Peluffo, secondo cui il taglio a Transizione 5.0:
- penalizza soprattutto le PMI
- indebolisce la competitività italiana
- rallenta la decarbonizzazione
Il vero tema politico ed economico resta la fiducia
Confindustria denuncia un cambio di rotta improvviso rispetto agli impegni presi nei mesi precedenti, mentre il Governo rivendica la necessità di adattare le politiche a uno scenario internazionale incerto.
Il rischio, secondo gli industriali, è chiaro: meno certezze normative significa meno investimenti e minore attrattività del sistema Italia.
Il decreto fiscale 2026 apre dunque un fronte delicato tra governo e imprese.
Da un lato l’Esecutivo cerca di redistribuire risorse in un contesto economico complesso; dall’altro le aziende chiedono stabilità e coerenza nelle politiche industriali.
Il confronto annunciato nelle prossime settimane sarà decisivo per capire se lo scontro potrà trasformarsi in un compromesso o se segnerà una frattura più profonda tra istituzioni e sistema produttivo.