Il Cdm ha deciso: Comunali 25-26 marzo, i referendum accorpati ai ballottaggi due settimane dopo
Si accende la protesta dei referendari per la scelta: "La destra ha paura del voto". Apprezzata invece la scelta di far votare i fuori sede

Nel Consiglio dei Ministri riunitosi giovedì 13 marzo 2025, alle ore 15.14 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente Giorgia Meloni e del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, sono state decise le date delle prossime elezioni amministrative e dei cinque quesiti del referendum.
Le decisioni dal Cdm su Comunali e referendum
Le amministrative si terranno domenica 25 e lunedì 26 maggio 2025 mentre per i referendum si voterà al turno del ballottaggio di domenica 8 e lunedì 9 giugno 2025. Sarà dunque election day ma solo nell'accorpamento delle due settimane successive al primo voto. La scelta è arrivata nel Consiglio dei ministri che ha varato il decreto elezioni il quale contiene anche norme per i fuori sede all'estero per motivi di studio.

Su proposta del Presidente Giorgia Meloni e del Ministro dell’interno Matteo Piantedosi, il Cdm ha approvato un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti per le consultazioni elettorali dell’anno 2025.
Le norme introdotte prevedono, tra l’altro:
- svolgimento delle votazioni in due giorni (domenica e lunedì), anziché in un solo giorno come previsto dalla disciplina vigente, per le elezioni amministrative e per le consultazioni referendarie del 2025;
- le disposizioni applicabili in caso di svolgimento contestuale delle consultazioni elettorali e referendarie, l'ordine di scrutinio delle schede e le modalità di ripartizione delle relative spese;
- la possibilità di partecipazione alle consultazioni referendarie dell’anno 2025 per tutti coloro che, per motivi di studio, lavoro o cure mediche, sono temporaneamente domiciliati in un comune di una provincia diversa da quella di residenza;
- il potenziamento delle prestazioni dei servizi erogati dal Sistema Informativo Elettorale (SIEL) del Ministero dell'interno;
- la sottoscrizione con firma elettronica qualificata delle liste di candidati da parte degli elettori impossibilitati ad apporre firma autografa.
In seguito all’esame del decreto-legge, il Ministro dell’interno Matteo Piantedosi ha svolto una informativa al Consiglio dei Ministri in relazione alle date di svolgimento delle elezioni amministrative e al possibile abbinamento con le consultazioni referendarie. In considerazione della necessità di conciliare la più ampia possibilità di partecipazione dei cittadini con le esigenze di continuità dell’attività didattica nelle scuole sedi di seggio elettorale, in un prossimo Consiglio dei ministri sarà deliberato di proporre al Capo dello Stato la convocazione dei comizi per i cinque referendum abrogativi in concomitanza del secondo turno delle amministrative, domenica 8 e lunedì 9 giugno.
La protesta dei referendari
La data estiva a scuole chiuse di domenica 8 e lunedì 9 giugno non piace però ai referendari che hanno protestato in un flash mob davanti a Palazzo Chigi al termine della riunione del governo. La soddisfazione riguarda il voto dei fuori sede.
"È la dimostrazione - ha accusato il segretario di +Europa Riccardo Magi - di tutta la paura che l'esecutivo ha del voto degli italiani perché la scelta è quella più sfavorevole alla partecipazione. Storicamente i referendum nel nostro Paese sono stati 'fregati' esattamente con la scelta estiva, al termine dell'anno scolastico quando c'è una maggiore mobilità delle famiglie. Questa è la storia di questo Paese".

"La scelta dell'8 e 9 giugno - ha attaccato anche Angelo Bonelli di Avs - e non con il primo turno delle comunali dimostra come la destra abbia paura del voto. Quella del governo è una forma di sabotaggio della democrazia".
"È una data che certifica la paura del governo - ha affermato anche il Dem Arturo Scotto -. C'è bisogno di una risposta forte, popolare e partecipata perché i quesiti possono cambiare la vita di milioni di persone".
L'accorpamento con i ballottaggi - hanno spiegato dal governo - è legato alla salvaguardia dell'attività didattica visto che molte scuole sono anche seggio elettorale.
"Penso che l'affluenza sia in relazione ai quesiti e non al giorno. I temi importanti si affrontano sempre al di là delle date", ha osservato il ministro per gli Affari Europei Tommaso Foti.
I cinque punti del referendum
I referendum abrogativi in Italia del 2025 hanno come oggetto le modifiche alla legge sull'acquisizione della cittadinanza italiana per residenti stranieri e l'abrogazione di alcune norme in tema di lavoro, tre delle quali originariamente introdotte dal Jobs Act nel 2016. Questi di seguito i cinque quesiti dichiarati ammissibili dalla Corte Costituzionale durante la camera di consiglio del 20 gennaio 2025.
- STOP AI LICENZIAMENTI ILLEGGITIMI: Nelle imprese con più di 15 dipendenti, le lavoratrici e i lavoratori assunti dal 7 marzo 2015 in poi non possono rientrare nel loro posto di lavoro dopo un licenziamento illegittimo. Sono oltre 3 milioni e 500mila ad oggi e aumenteranno nei prossimi anni le lavoratrici e i lavoratori penalizzati da una legge che impedisce il reintegro anche nel caso in cui la/il giudice dichiari ingiusta e infondata l’interruzione del rapporto. Abroghiamo questa norma, diamo uno stop ai licenziamenti privi di giusta causa o giustificato motivo.
- PIÙ TUTELE PER LE LAVORATRICI E I LAVORATORI DELLE PICCOLE IMPRESE:Nelle imprese con meno di 16 dipendenti, in caso di licenziamento illegittimo oggi una lavoratrice o un lavoratore può al massimo ottenere 6 mensilità di risarcimento, anche qualora una/un giudice reputi infondata l’interruzione del rapporto. Questa è una condizione che tiene le/i dipendenti delle piccole imprese (circa 3 milioni e 700mila) in uno stato di forte soggezione rispetto alla/al titolare. Abroghiamo questo limite, aumentiamo l’indennizzo sulla base della capacità economica dell’azienda, dei carichi familiari e dell’età della lavoratrice e del lavoratore.
- RIDUZIONE DEL LAVORO PRECARIO:In Italia circa 2 milioni e 300 mila persone hanno contratti di lavoro a tempo determinato. I rapporti a termine possono oggi essere instaurati fino a 12 mesi senza alcuna ragione oggettiva che giustifichi il lavoro temporaneo. Rendiamo il lavoro più stabile. Ripristiniamo l’obbligo di causali per il ricorso ai contratti a tempo determinato.
- PIÙ SICUREZZA SUL LAVORO:Arrivano fino a 500mila, in Italia, le denunce annuali di infortunio sul lavoro. Quasi 1000 i morti. Modifichiamo le norme attuali, che impediscono in caso di infortunio negli appalti di estendere la responsabilità all’impresa appaltante. Cambiamo le leggi che favoriscono il ricorso ad appaltatori privi di solidità finanziaria, spesso non in regola con le norme antinfortunistiche. Abrogare le norme in essere ed estendere la responsabilità dell’imprenditore committente significa garantire maggiore sicurezza sul lavoro.
- PIÙ INTEGRAZIONE CON LA CITTADINANZA ITALIANA:Riduciamo da 10 a 5 gli anni di residenza legale in Italia richiesti per poter fare domanda di cittadinanza italiana, che una volta ottenuta sarebbe trasmessa ai figli e alle figlie minorenni. Questa modifica costituisce una conquista decisiva per circa 2 milioni e 500mila cittadine e cittadini di origine straniera che nel nostro Paese nascono, crescono, abitano, studiano e lavorano. Allineiamo l’Italia ai maggiori Paesi Europei, che hanno già compreso come promuovere diritti, tutele e opportunità garantisca ricchezza e crescita per l’intero Paese.