Quando si legge che l’ICE, l’agenzia simbolo delle deportazioni negli Stati Uniti, sarà coinvolta nella sicurezza delle Olimpiadi, la reazione è quasi automatica: perché?
Con esercito, FBI, polizia e Guardia Nazionale già presenti, cosa c’entra l’agenzia anti-immigrazione con i Giochi?
La risposta è meno semplice (e inquietante) di quanto sembri. Ma racconta una scelta fatta dopo l’11 settembre che ancora oggi genera confusione, polemiche e sfiducia.
ICE non è una cosa sola (ed è qui che nasce l’equivoco)
Il primo punto chiave è questo: ICE non è un blocco unico.
All’interno dell’agenzia convivono due rami molto diversi:
- ERO (Enforcement and Removal Operations)
È il ramo che si occupa di arresti per violazioni dell’immigrazione, detenzione ed espulsioni. È quello che l’opinione pubblica associa all’ICE. - HSI (Homeland Security Investigations)
È un corpo investigativo federale che si occupa di criminalità internazionale, terrorismo, traffico di persone, frodi sui visti e documenti falsi.
Alle Olimpiadi viene coinvolta HSI, non ERO. Ed è una distinzione che cambia completamente il quadro.
Cosa fa davvero HSI durante le Olimpiadi
Le Olimpiadi non sono solo uno spettacolo sportivo. Sono uno degli eventi più complessi dal punto di vista della sicurezza globale.
Arrivano:
- atleti e delegazioni da decine di Paesi
- migliaia di addetti ai lavori
- flussi continui di persone, merci e tecnologie
- un’enorme esposizione mediatica internazionale
In questo contesto HSI si occupa soprattutto di:
- verifica di visti e accrediti
- individuazione di documenti falsi
- prevenzione di traffico di esseri umani
- monitoraggio di reti criminali transnazionali
- cooperazione con servizi di sicurezza esteri
Non fa (e non farà, dunque) controlli casuali sullo status migratorio, ma piuttosto indagini mirate e preventive, spesso invisibili al pubblico.
Perché non bastano FBI, polizia ed esercito?
Ogni agenzia ha un ruolo diverso. E nessuna copre tutto.
La Polizia si occupa di ordine pubblico e gestione delle folle, la Guardia Nazionale di supporto ed emergenze, l’Esercito di capacità straordinarie di difesa, l’FBI di terrorismo e intelligence interna, mentre HSI (ICE) di dimensione internazionale dei flussi e dei confini.
HSI entra in gioco dove:
- i reati attraversano più Paesi
- servono competenze su visti e documentazione
- è necessaria cooperazione con autorità straniere
È una divisione del lavoro, non una sovrapposizione.
Perché HSI è ancora dentro ICE? Qui entra la politica
Il problema non è tanto cosa fa HSI, ma come viene percepita perché porta il marchio ICE.
Facciamo un piccolo passo indietro. ICE nasce nel 2003, nel clima post-11 settembre.
L’idea dominante era semplice (e oggi molto criticata): immigrazione, confini e terrorismo sono la stessa cosa.
Da lì nasce l’accorpamento tra funzioni investigative e controllo migratorio.
Potere, budget e resistenze
HSI è una delle divisioni investigative più efficaci del Dipartimento per la Sicurezza Interna.
Separarla significherebbe:
- ridurre il peso politico di ICE
- rimettere in discussione fondi e competenze
- aprire un fronte politico sull’immigrazione.
Tenerla dentro ICE rende dunque l’agenzia più difficile da ridimensionare.
Un paradosso reputazionale
All’interno delle istituzioni:
- HSI è considerata professionale
- spesso lavora meglio dell’FBI su dossier internazionali.
All’esterno invece – soprattutto dopo i recenti fatti – “ICE” è sinonimo di deportazioni e abusi
Il risultato – paradossale – è che agenti impegnati in antiterrorismo vengono percepiti come polizia dell’immigrazione.
Perché la presenza dell’ICE alle Olimpiadi fa così discutere
Il punto non è operativo. È simbolico.
La sicurezza olimpica ha davvero bisogno di competenze come quelle di HSI. Ma il fatto che siano incardinate dentro ICE genera paura, sospetto, proteste e sfiducia nelle istituzioni.
Le parole di Piantedosi e Tajani
La situazione, però, ha suscitato già parecchie polemiche, tanto che Giorgia Meloni ha deciso che mercoledì 4 febbraio 2026, proprio alla vigilia delle Olimpiadi, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi riferirà in Parlamento sul tema.
Ma la polemica è già servita, tanto che già ieri i deputati di Avs sedevano alla Camera con al bavero la spilletta “Ice out”. Probabilmente solo la prima di una serie di proteste.
#ICE, #Fratoianni (#AVS): “Chiediamo la presenza del ministro degli Esteri e soprattutto degli Interni sulla presenza delle squadracce dell’ICE alle #Olimpiadi #MilanoCortina. Gli #USA ci trattano come zerbini inviando quella milizia. Non è che ci hanno scambiati per un confine?” pic.twitter.com/fDY2EpxD5q
— Tag24.it (@Tag24news) January 27, 2026
Il Viminale però ha già anticipato con una nota la questione, spiegando:
“Gli analisti dell’Ice lavoreranno esclusivamente all’interno delle loro sedi diplomatiche e non sul territorio”.
E cioè nel consolato americano a Milano insieme alle altre agenzie federali in quella che sarà “situation room” permanente h-24. Una sorta di centrale operativa parallela.
La sicurezza sul territorio, invece, sarà gestita dalle forze dell’ordine italiane.
Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, provando a smorzare i toni con una battua:
“Non stanno arrivando le SS”.
Ma la sensazione è che la questione continuerà ad accompagnarci nelle prossime giornate in attesa dell’avvio dei Giochi.