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In visita a Netweek

Guidesi: "Grande alleanza tra Regione e imprese per far ripartire l'economia"

L'assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia a 360° sullo stato di salute del nostro comparto produttivo.

Guidesi: "Grande alleanza tra Regione e imprese per far ripartire l'economia"
Politica 07 Ottobre 2021 ore 16:02

L'assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia, Guido Guidesi, in visita giovedì 7 ottobre 2021, alla sede centrale del nostro gruppo editoriale Netweek, a Merate.

L'assessore regionale Guidesi a Merate

Guido Guidesi, ex deputato e Membro della X Commissione e responsabile del Dipartimento per le Attività produttive della Lega–Salvini Premier, dal giugno 2018 al settembre 2019 ha ricoperto la carica di sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri e da quasi 9 mesi  è stato nominato dal presidente Attilio Fontana assessore regionale allo Sviluppo Economico di Regione Lombardia.

Nato e residente a Codogno (prima zona rossa d'Italia nel febbraio del 2020), ha vissuto sulla propria pelle il dramma della prima ondata della pandemia generata dal Covid-19, una situazione che lo ha spinto a volersi mettere ancora più in gioco per la sua Lombardia.

Galione e Guidesi

L'intervista nelle sede di Netweek

Guidesi in visita a Netweek

Accolto dal direttore Strategie editoriali e Marketing Giorgio Iegiani, dal vice president Sales & Marketing Riccardo Galione, dal cfo Massimo Cristofori e dal direttore responsabile ai Rapporti Istituzionali Giancarlo Ferrario, Guidesi ha poi risposto alle domande di Sergio Nicastro, direttore responsabile Netweek per le aree Monza Brianza, Martesana e Milano Ovest, in merito al ruolo attualmente ricoperto e alle decisioni assunte in questi mesi.

Dal suo arrivo ad oggi sono trascorsi meno di nove mesi, ma ha già messo in campo misure per quasi 160 milioni di euro, compresi i 51 milioni avuti grazie a un accordo con il Mise per finanziare 13 progetti lombardi. A cosa sono serviti questi sostegni per le imprese lombarde?

"In questi mesi abbiamo progettato e concretizzato un sostegno alle imprese lombarde strutturato in tre fasi:

  • Fase emergenziale: sostenere le aziende che hanno subito danni a causa e durante la pandemia. Una fase che serve, in sostanza, a tenerle in vita;
  • Fase del cambiamento: in questa fase abbiamo lavorato per mettere a disposizione risorse e strumenti flessibili affinché le imprese raggiungano i loro obiettivi prima possibile, senza sostituirci agli imprenditori ma affiancandoli nei loro progetti.
  • Fase strategica: lavorare affinché le aziende producano a loro volta lavoro.

L'obiettivo della Lombardia non è quello di trasformare le piccole e medie imprese (che nella nostra regione sono la maggior parte) in grandi aziende, ma quello di mantenere alta la qualità, senza omologarsi agli altri. E la risposta del settore è stata molto positiva."

Alcune aziende, soprattutto quelle più piccole, lamentano la farraginosità delle pratiche. Insomma, la burocrazia non aiuta. Cosa risponde?

"Ci stiamo lavorando, ma indubbiamente c'è ancora tanto da fare, abbiamo competenze ancora limitate e dobbiamo far coincidere due realtà: da un lato quella burocratica della Pubblica Amministrazione e dall'alto quella produttiva dell’azienda.  Bisogna parlarsi di più, al momento sono mondi quasi paralleli e il mio compito è farli comunicare."

A giugno ha iniziato un tour nelle province lombarde. Ha incontra le istituzioni economiche e le associazioni di impresa a Bergamo, Brescia, Monza, Sondrio e Como. Oggi è a Merate - anche se per una visita più informale - che idea si è fatto sin qui delle imprese lombarde?

"Le richieste principale riguardano spesso il tema della burocrazia, del rapporto con la Pubblica Amministrazione, anche se poi ogni singola impresa ha le proprie esigenze rispetto all’attività che svolge. E’ un’esperienza culturale immensa. C’è un lavoro incredibile dietro a ogni oggetto, tutti caratterizzati da ingegno e qualità dei lombardi. Quello che manca è la connessione.

Questo tour serve per continuare l’interlocuzione con il mondo dell’economia. Mi è capitato che l’imprenditore mi dicesse dove voleva arrivare senza sapere come farlo e spesso Regione Lombardia aveva già gli strumenti per aiutarlo ma mancava la comunicazione per farglielo sapere. In questo dobbiamo investire, per far capire alle aziende che Regione Lombardia può dare una mano e ha gli strumenti per farlo. Non abbiamo bisogno di niente, in Lombardia c’è tutto, basta connetterci. Il nostro compito è dare risposte immediate all’azienda, diffondere conoscenza delle risorse di cui disponiamo... Abbiamo un enorme potenziale inespresso.
Ciò che indubbiamente ho trovato nel mio tour è ingegno, qualità e il grandissimo entusiasmo contagioso di chi ha rischiato sulla propria pelle per mettersi in gioco proprio in Lombardia."

L'anno della pandemia è in linea col passato?

"Qui siamo riusciti a rispondere alla pandemia grazie alla comunità lombarda, perché Regione Lombardia ha risposto subito anche con il contributo di tante aziende che hanno investito sul servizio alla comunità. Quella comunità lombarda del fare ha risposto sia alla pandemia che alle difficoltà economiche e lo ha fatto facendo sistema. Se noi questa cosa - che è stata straordinaria - la rendiamo strutturale allora abbiamo nelle nostre mani una potenza enorme. "

Lei si è dimostrato molto attento ai provvedimenti economici, alle agevolazioni fiscali, ma si è pure battuto per la patrimonializzazione delle imprese. Perché ritiene strategica questa misura?

"Perché serve far capire che le piccole e medie imprese servono dal punto di vista della qualità del prodotto, quella stessa qualità utile anche alle grandi imprese,

Per farlo al meglio, però, devono stabilizzarsi, patrimonializzarsi e cogliere la sfida del futuro.

Per  questo abbiamo messo in campo un fondo di investimento per incentivare le piccole e medie imprese a capitalizzarsi per poi investire. Ma questo è un processo lento: da un lato è difficile far passare una certa mentalità, c’è una forma di aggressione contro la piccola e media impresa, dall’altra parte bisogna far capire che la patrimonializzazione è un investimento e non debito, come ora si pensa, e che può favorire un nuovo indotto nel momento in cui gli imprenditori investono per raggiungere gli obiettivi prefissati.

E ora le banche devono tornare a fare le banche: questo significa mettere a disposizione la liquidità che consente alle aziende di poter investire e guardare al futuro."

Ma non ha dimenticato le Partite Iva...

"Proprio in questi giorni abbiamo inserito nella patrimonializzazione della piccola media impresa anche i professionisti: stiamo cercando di trattare tutti allo stesso modo per far fare quei passi avanti che riteniamo utili a tutti. Abbiamo promosso una novità che riguarda l’inizio attività, che è un tema molto culturale. Purtroppo tempo fa l’apertura di una Partita Iva era considerata una scelta di secondo livello, invece noi dobbiamo dire ai giovani che se hanno un’idea la Lombardia può accompagnarli nel loro progetto.

Abbiamo fatto un esperimento per supportare i nuovi professionisti: se apri Partita Iva ti diamo una mano mettendo a disposizione delle risorse economiche per investire e con cui potrai avviare l'attività (a rendicontazione). E questo è un progetto che abbiamo voluto rendere strutturale, quindi tutti devono sapere che se aprono Partita Iva in Regione Lombardia lo fanno a costo zero, perché ci pensiamo noi a pagarti poi tutte le spese di apertura.

Rispetto alle start up noi le facciamo iniziare e le accompagniamo negli investimenti, (noi siamo la Regione che massimizza più start up d’Italia ma probabilmente anche quella dove muoiono di più). L’idea ora è quella di creare un acceleratore, di accompagnarle fino al mercato in modo che abbiano una possibilità di "sopravvivere" se il progetto si rivela poi effettivamente valido."

Quali sono i nuovi provvedimenti ai quali sta lavorando?

"Entro la fine dell’anno chiuderemo due manifestazione di interesse: su una diremo al sistema produttivo lombardo di comunicare come lavorare insieme come filiera. L’intenzione è quella di vedere Regione Lombardia impegnata settorialmente dal punto di vista delle politiche di sviluppo economiche, così da potersi inserire nei buchi del sistema. Manca la commissione con la ricerca? Lo fa Regione Lombardia. Manca formazione ? Lo fa Regione Lombardia. E così via: se funziona questa idea in futuro Regione Lombardia potrà fare politiche anticipatorie, sapendo anticipare le crisi di settore, o azioni di rinnovamento."

I grandi numeri, però, li fanno le aziende manifatturiere e l'economia deve essere aiutata anche con gli investimenti esteri. Come siamo messi su questo fronte? 

"Facendo un lavoro di interlocuzione con le camere di commercio estere presenti in Lombardia abbiamo creato un pacchetto di attrattività dove mettiamo a disposizione delle aziende estere delle aree a cui aggiungere dei percorsi informativi rispetto ai passaggi da fare per investire in Lombardia. C'è una continua interlocuzione tra Regione e investitori, è stato organizzato uno sportello unico dove rivolgersi per tutte le informazioni utili che mette a disposizione tutti i contatti di filiere, connettendo le imprese estere con il settore dell'investimento che si vuole fare."

All’estero si accorgono che siamo polo attrattivo?

"Sì, grazie al fatto che stiamo spingendo tanto, sono cambiate un po’ di cose ma il consumatore continuerà a scegliere qualità e servizio e la Lombardia su quello è un'eccellenza. Per questo dobbiamo esportare Regione Lombardia a livello di immagine il più possibile: a livello internazionale siamo conosciuti per il design ma dobbiamo far capire che un impianto meccanico fatto in un certo modo è design, è innovativo e si fa solo in Lombardia, così come un paesaggio coltivato in un certo modo è l'immagine della Lombardia ed è design."

Al suo assessorato compete pure il riconoscimento alle attività storiche. Nel 2021 Regione Lombardia ne ha premiate 117: 65 negozi storici, 28 locali storici e 24 botteghe artigiane storiche. Quale ruolo svolgono nell'economia lombarda? 

"E' un patrimonio incredibile da salvaguardare, per questo dedichiamo tutti gli anni uno strumento specifico di aiuto agli investimenti per attività storiche riconosciute dalla Lombardia. Perché l’attività storica nella sua tradizione e nella qualità che esprime deve avere la capacità di rinnovarsi senza cambiare, con percorsi di comunicazione social, deve sapersi far conoscere, vendere anche tramite e-commerce.

Noi accompagniamo le attività storiche nel futuro mantenendo le loro caratteristiche e la loro qualifica. La loro qualità dobbiamo importarla alle nuove generazioni, mi piace pensare il futuro della Lombardia fatto di tanti giovani artigiani, commercianti che sanno accogliere la sfida su loro stessi.

Per questo dobbiamo dire alle famiglie, in fase di orientamento scolastico, che un indirizzo più professionale può portare anche grandi soddisfazioni lavorative, ad oggi probabilmente anche maggiori di altri percorsi più teorici. In Lombardia è un dato appurato che dove le aziende incidono sui percorsi formativi in modo concreto è maggiore l’incontro tra domanda e lavoro."

Nicastro, Cristofori, Guidesi e Ferrario con la bandiera della Lombardia

Qual è lo stato di salute dell'economia lombarda che sta riprendendo dopo il Covid? 

"Io sono ottimista rispetto all’entusiasmo che ho toccano con mano degli imprenditori lombardi, abbiamo di fronte una sfida storica a livello economico lombardo. Dobbiamo mettere a sistema la qualità che abbiamo, questa è la sfida, che il cervello della ricerca di Milano riesca ad essere messo a disposizione della filiera produttiva a Brescia. E' la sfida dello spazio fisico, abbiamo puntato tanto sul Mind, che però dovrà raggiungere tutta la Lombardia.

Il mio lavoro deve essere quello di portare la conoscenza il più possibile, sia comunicativamente sia a livello di ciò che c’è e di cui si può disporre. Capisco che è complicato raccontarla così e lo è anche collegare un sistema in maniera che ci sia risparmio lavorativo, di tempo ed economico."

Sì all'autonomia fiscale, no al reddito di cittadinanza

"La Lombardia è uno dei quattro motori economici D’Europa, l'unico però  a non godere di un'autonomia fiscale. Dove io metto 1 affinché diventi moltiplicatore per le aziende o per le filiali, i nostri competitori mettono 6. Nella capacità di competere il dibattito sull’autonomia deve tornare ad esserci.

Discutiamo tutti tanto di lavoro, diritti, ammortizzatori sociali eccetera ma il principio è che se vogliamo aiutare il lavoro dobbiamo aiutare le aziende.

Se noi parliamo di lavoro bisogna aiutare le aziende a produrre lavoro: per questo sono convinto che la rimodulazione del secondo step del reddito di cittadinanza sia fondamentale, perché invoglia al "divanismo" dei giovani e non alla ricerca di opportunità lavorative. "

Cosa pensa del tema vaccinale e dell'obbligo di Green Pass?

"Sono completamente favorevole: in Lombardia la ripresa economica è partita nel momento in cui come Regione siamo riusciti a far partire la macchina degli hub vaccinali, altrimenti non ci sarebbe stata parte della ripresa economica che c'è stata. E' fondamentale il vaccino e sono assolutamente d’accordo con l'obbligo di Green pass."

La visita istituzionale è terminata al ristorante La Salette di Verderio, con un incontro con gli stakeholder del territorio.