Questa sera, 22 gennaio 2026, i leader europei si riuniranno per un Consiglio europeo straordinario a Bruxelles, focalizzato sulle relazioni transatlantiche e la gestione della questione della Groenlandia. Il vertice, che avrà inizio alle ore 19, si svolgerà nonostante l’annuncio di Donald Trump di aver fatto marcia indietro sui dazi per la questione groenlandese.

Il summit potrebbe prolungarsi fino a tarda notte, con la partecipazione della premier italiana Giorgia Meloni, tra gli altri leader europei.
Nonostante il recente dietrofront del presidente statunitense, che ha annunciato un accordo con la Nato per risolvere la questione della Groenlandia, i leader dell’Unione Europea non abbassano la guardia.

La riunione di questa sera si prevede decisiva per definire la linea da adottare in risposta alle mosse americane, anche se molti hanno scelto di saltare i bilaterali previsti a Davos con la delegazione americana, un gesto che rappresenta un segnale di compattezza europea nei confronti degli Stati Uniti. Sebbene la situazione sulla Groenlandia sembri aver trovato un parziale superamento, la discussione è destinata a essere lunga e complessa.
Il pacchetto di contromisure e la questione della Groenlandia
Nel corso del Consiglio, uno degli argomenti principali sarà il pacchetto di contromisure economiche da 93 miliardi di euro, che potrebbe entrare in vigore il 6 febbraio se non dovesse esserci una decisione contraria della maggioranza dei 27 Stati membri.
La Francia, con il presidente Emmanuel Macron, era inizialmente pronta a riproporre una reazione più forte contro gli Stati Uniti, usando lo strumento anti-coercizione. Tuttavia, con il recente cambiamento di rotta di Trump sui dazi, molti Paesi europei sono ora più propensi a sospendere temporaneamente le contromisure, evitando un’escalation che potrebbe nuocere alle relazioni con Washington.
Intanto, mentre la questione groenlandese potrebbe essere vista come un capitolo chiuso, l’Unione Europea non intende restare passiva. A Bruxelles, si sta preparando un massiccio aumento degli investimenti nella Groenlandia, che sarà discussa ufficialmente dal collegio dei commissari già venerdì prossimo. Gli sforzi europei saranno indirizzati a rafforzare la sicurezza nel Passaggio a Nord-Ovest e ad assicurarsi che la regione resti sotto il controllo degli alleati occidentali, senza interferenze da parte della Russia o della Cina.
La posizione della Danimarca
Nel frattempo, la Danimarca continua a esprimere un fermo rifiuto a qualsiasi discussione sulla sovranità della Groenlandia. Il presidente americano Donald Trump e il segretario generale della Nato, Mark Rutte, hanno recentemente discusso un possibile accordo di difesa che potrebbe rafforzare la cooperazione tra gli Stati Uniti e la Danimarca sulla sicurezza artica. Tuttavia, come ha ribadito la premier danese Mette Frederiksen, non sarà mai messa in discussione la sovranità sull’isola.

“Possiamo negoziare tutti gli aspetti politici: sicurezza, investimenti, economia. Ma non possiamo negoziare la nostra sovranità“, ha affermato Frederiksen, commentando l’annuncio dell’accordo tra Trump e Rutte.
La Danimarca ha sottolineato la volontà di mantenere un dialogo costruttivo con gli alleati sulla sicurezza della Groenlandia, ma sempre nel rispetto della sua integrità territoriale.
“Non è stato sollevato il tema della sovranità durante i colloqui con Trump”, ha confermato anche Mark Rutte, escludendo che tale questione fosse stata parte delle discussioni.
La premier danese ha inoltre confermato che, durante l’intero processo, il governo della Groenlandia è stato costantemente coinvolto e informato.
“Abbiamo mantenuto uno stretto dialogo con la Nato e io stessa ho parlato regolarmente con il Segretario generale della Nato Mark Rutte”, ha aggiunto, chiarendo che la Danimarca è aperta al rafforzamento della sicurezza nell’Artico, ma sempre nel rispetto delle sue prerogative sovrane.
La reazione della Germania: prudenza e realismo
La Germania, dal canto suo, ha assunto una posizione più cauta riguardo alla questione. Il ministro delle Finanze tedesco, Lars Klingbeil, ha invitato a non alimentare false speranze, commentando l’annuncio di Trump sull’accordo per la Groenlandia.
“È positivo che siano impegnati nel dialogo, ma dobbiamo aspettare un po’ e non illuderci troppo presto”, ha dichiarato Klingbeil in un’intervista alla ZDF.
La prudenza tedesca riflette la necessità di procedere con realismo, evitando di prendere decisioni affrettate su un dossier così delicato. Berlino, infatti, teme che la gestione della Groenlandia e delle sue risorse possa diventare un terreno di scontro geopolitico più ampio, coinvolgendo la Russia e la Cina in modo più incisivo. Il governo tedesco preferisce adottare una posizione di monitoraggio, in attesa di sviluppi concreti prima di intraprendere azioni decisive.
Le posizioni divergenti in Europa
L’irritazione verso Trump non è più confinata ai partiti tradizionali dell’Unione Europea. In Francia, ad esempio, Jordan Bardella, leader del partito di estrema destra Rassemblement National, sembra aver intrapreso un graduale allontanamento dall’approccio filo-Trump, mentre in Regno Unito il governo di Keir Starmer non è mai stato così vicino al continente europeo.
Inoltre, l’Europa anti-Trump sembra crescere, coinvolgendo non solo i tradizionali oppositori americani, ma anche Paesi come Norvegia, Islanda, Moldova e persino la Svizzera. Questo potrebbe portare a una crescente frattura tra le potenze europee più orientate verso una linea dura e quelle più concilianti nei confronti degli Stati Uniti.
Il summit di stasera potrebbe essere un primo passo per chiarire il futuro delle relazioni transatlantiche, ma solo il tempo dirà se l’Europa riuscirà a trovare una posizione comune che tuteli i propri interessi senza compromettere la sicurezza collettiva nell’Artico e oltre.