nuovo strappo

Grillo tuona contro il M5S: “Doveva cambiare la politica, la politica ha cambiato loro”

Conte non viene mai nominato, ma l’affondo arriva mentre prosegue la battaglia giudiziaria sul nome e sul simbolo dei Cinque Stelle

Grillo tuona contro il M5S: “Doveva cambiare la politica, la politica ha cambiato loro”

Beppe Grillo torna a occuparsi direttamente del Movimento 5 Stelle e lo fa con uno degli interventi più duri pubblicati dopo la rottura politica con Giuseppe Conte. Mercoledì 29 luglio 2026, sul proprio blog, il fondatore ha diffuso un lungo post intitolato “Si sono montati la testa senza leggere le istruzioni”, nel quale accusa il Movimento di avere smarrito la propria identità e la diversità che lo distingueva dai partiti tradizionali.

Il giudizio è netto:

“Era nato per cambiare la politica, ma poi la politica ha cambiato il Movimento”.

Secondo Grillo, la forza politica nata nel 2009 per riportare i cittadini al centro delle decisioni avrebbe progressivamente sostituito l’ascolto della società con quello dei sondaggi e la progettazione del futuro con la gestione delle cariche e degli equilibri interni.

Conte non è nominato, ma il bersaglio è chiaro

Nel post Giuseppe Conte non viene mai citato direttamente. Il destinatario politico dell’attacco appare tuttavia evidente: dal 2021 l’ex presidente del Consiglio guida il M5S ed è stato rieletto presidente il 26 ottobre 2025. L’attuale organizzazione del Movimento attribuisce al presidente la responsabilità esclusiva della linea politica, della rappresentanza e del coordinamento della comunicazione.

Grillo Conte
Grillo Conte

È quindi difficile leggere le parole di Grillo come una critica generica. Il fondatore contesta precisamente la trasformazione realizzata durante la leadership di Conte: da movimento antisistema, costruito attorno alla partecipazione digitale e al rifiuto delle strutture tradizionali, a forza progressista organizzata, dotata di una leadership stabile e disponibile a stringere alleanze elettorali.

Lo scontro riguarda due idee ormai incompatibili. Per Grillo, il M5S avrebbe dovuto mantenere una natura radicalmente diversa da quella dei partiti. Per Conte, invece, la sopravvivenza politica del Movimento richiedeva una struttura più ordinata, una classe dirigente consolidata e un posizionamento riconoscibile nell’area progressista.

Dal reddito di cittadinanza al limite dei due mandati

Nel suo intervento Grillo richiama i principali elementi identitari del primo Movimento: reddito di cittadinanza, limite dei due mandati, restituzione di una parte degli stipendi degli eletti, democrazia diretta e transizione ecologica.

Secondo il fondatore, quelle proposte avrebbero perso progressivamente la propria forza trasformativa, diventando formule utilizzate durante congressi e iniziative pubbliche, ma sempre meno capaci di orientare concretamente le decisioni politiche.

Il riferimento al limite dei due mandati è significativo. La regola, nata per impedire la formazione di una classe politica permanente, è stata modificata nel percorso costituente avviato da Conte dopo il deludente risultato delle elezioni europee del giugno 2024. La nuova impostazione permette una maggiore continuità agli amministratori e ai parlamentari, superando uno dei principi originari più difesi da Grillo.

Per Conte, il limite rigido rischiava di disperdere competenze ed esperienza. Per Grillo, il suo superamento rappresenta invece la dimostrazione che il Movimento ha finito per adattarsi alle regole della politica che voleva combattere.

La rottura decisa dagli iscritti

Il passaggio decisivo dello scontro risale all’Assemblea costituente del novembre 2024. Nella prima consultazione, il 63,24% dei partecipanti votò per eliminare il ruolo del Garante, fino ad allora ricoperto da Grillo. Gli iscritti scelsero inoltre di definire il M5S come forza di “progressisti indipendenti” e respinsero, con oltre l’81%, l’ipotesi di vietare le alleanze con altri partiti.

Grillo utilizzò i poteri ancora previsti dallo statuto per chiedere la ripetizione della votazione. Il secondo scrutinio telematico, tenuto nel dicembre 2024, confermò però la decisione: oltre l’80% dei votanti si espresse per la cancellazione del Garante, sancendo l’estromissione politica del fondatore.

La battaglia sul nome e sul simbolo

Lo scontro non è rimasto soltanto politico. Il 31 marzo 2026, Grillo e l’Associazione Movimento 5 Stelle di Genova hanno notificato al M5S guidato da Conte un atto di citazione davanti al Tribunale civile di Roma, rivendicando la titolarità della denominazione e del simbolo utilizzati dal partito.

Secondo la tesi dei ricorrenti, nome e marchio sarebbero riconducibili all’associazione genovese legata al fondatore, che ne avrebbe successivamente autorizzato l’utilizzo alla struttura politica costituita a Roma. Il M5S di Conte sostiene invece che simbolo e denominazione appartengano alla comunità politica e all’associazione che li utilizza da anni.

La prima udienza risultava inserita nel calendario del Tribunale di Roma per lunedì 27 luglio 2026, appena due giorni prima della pubblicazione del nuovo intervento di Grillo. Nelle fonti pubblicamente disponibili consultate entro la mattina del 29 luglio non risultava ancora una decisione di merito.

Democrazia, immigrazione e intelligenza artificiale

Il post allarga infine il ragionamento alla crisi delle democrazie occidentali. Grillo collega la perdita di fiducia nella politica alla crescita delle disuguaglianze, alla gestione insufficiente dei flussi migratori e alla paura che spinge una parte della società verso risposte autoritarie.

Uno spazio rilevante è riservato all’intelligenza artificiale, ai suoi effetti sul lavoro, sulla sanità, sulla sicurezza e sulla protezione dei dati personali. Grillo rilancia inoltre l’idea che la tecnologia debba permettere ai cittadini di partecipare con maggiore continuità alle decisioni pubbliche, limitando una delega politica che non può trasformarsi in un potere incontrollato per l’intera durata della legislatura.

È un ritorno ai temi che avevano accompagnato la nascita dei Cinque Stelle: rete, partecipazione, controllo degli eletti e rifiuto della professionalizzazione della politica. Ma arriva in un momento in cui il Movimento guidato da Conte ha chiaramente imboccato una strada differente.