Rimpasto sì, rimpasto no. Elezioni sì, elezioni no.
La premier Giorgia Meloni fino ad ora in religioso silenzio (salvo un brevissimo pubblicato sui suoi social), dopo l’affermazione del No al referendum sulla Giustizia si trova davanti a un bivio.

Agenda alla mano, l’unica incombenza (decisione da prendere) sarebbe quella di “riempire” la casella del Ministero del Turismo dopo le dimissioni (a espressa richiesta della premier) di Daniela Santanchè.
Scenari complessi, decisioni difficili
Ma è ormai evidente che la forse inaspettata debacle al referendum sta portando conseguenze a cascata che stanno rendendo più complessi gli scenari.
Dopo il weekend referendario è ormai noto come in Fratelli d’Italia e in Forza Italia sia scattata una sorta di resa dei conti.
Le dimissioni più o meno spontanee di Andrea Delmastro, quelle pressantemente richieste di Daniele Santanché e Giusy Bartolozzi (la capo di Gabinetto al Ministero della Giustizia) in FdI.

La fronda interna a Tajani, Gasparri (e ora Barelli) in Forza Italia.

Senza contare che proprio in queste ultimissime ore da Confindustria sarebbe stata clamorosamente chiesta la “testa” del Ministro dello Sviluppo Adolfo Urso, FdI e fedelissimo di Giorgia Meloni.

E in più ci sono i sondaggi, dove per la prima volta dopo un anno Fratelli d’Italia è data in flessione e dove più in generale una coalizione allargata (il cosiddetto “campo largo”) seppur di poco sembrerebbe prevalere sul Centrodestra.
I pensieri della premier, non solo il Turismo
Ecco perché con il passare dei giorni, il post referendum nella coalizione di Governo non sembra potersi risolvere solo con un nuovo Ministro del Turismo (in una situazione più “semplice” il favorito sembrava poter essere Gianluca Caramanna, sempre di FdI e vicinissimo al Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida.

Ma questa soluzione “quasi automatica” potrebbe essere stoppata da mosse a sorpresa.
In queste ore molto si è parlato infatti di un possibile ingresso nella squadra di Governo dell’ex numero del Veneto (ma forse lo è ancora) Luca Zaia.

Proprio alla luce del malcontento di Confindustria, l’ipotesi che sta prendendo corpo è quella di una sua collocazione al Ministero delle Imprese, Sviluppo e Made in Italy con Urso che verrebbe dirottato al Turismo.
Zaia nel Governo, la Lega nicchia, Salvini aspetta il Viminale
A una soluzione del genere per il momento la Lega sembra nicchiare.
Manca solo un anno, meglio non “sprecare” un top player come Zaia osserva qualcuno.
Forse il primo a fare questo ragionamento è proprio l’ex governatore del Veneto.
Pensieri che quasi certamente non dispiacciono nemmeno allo stesso leader della Lega Matteo Salvini che, oltre a Giorgetti, si ritroverebbe un altro collega di partito “scomodo” nell’Esecutivo.
Tanto più che, se proprio rimpasto deve essere, Salvini probabilmente lo immagina per sé con il sogno mai abbandonato di tornare al Viminale.

Il rebus tra rimpasto e voto anticipato
Ma la verità che più di qualcuno (per il momento) dice sottovoce è che molti Ministri dell’attuale Esecutivo siano “sotto osservazione”.

Un quadro dove le pagelle di sufficienze stiracchiate (se non giudizi ancora più netti) riguarderebbe anche Giuli alla Cultura, Schillaci alla Sanità, Calderone al Lavoro, Nordio alla Giustizia (che tra l’altro ha già ribadito più volte di non aver alcuna intenzione di dimettersi).

Oltre appunto a Urso e alla già dimissionaria Santanchè.
Ecco perché sempre più di qualcuno sta iniziando a spingere in questi giorni per andare al voto anticipato (a ottobre?).
Salvini e Tajani lo hanno escluso a precisa domanda dei cronisti, soprattutto in casa leghista la risposta sembra essere stata netta:
“Il voto anticipato non è nelle nostre corde”.
Stessa linea espressa da Noi Moderati prima con Maurizio Lupi e oggi con Mariastella Gelmini.

Eppure la partita non è affatto chiusa, specie pensando agli esponenti autorevoli che tra la fine della scorsa settimana e l’inizio di questa hanno messo sul tavolo l’ipotesi di elezioni anticipate.
L’idea di buttare il cuore oltre l’ostacolo è stata infatti manifestata dal presidente del Senato Ignazio La Russa, dal Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovambattista Fazzolari.
