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Fine vita, il Governo impugna la legge del Veneto: centrodestra diviso

L'Associazione Luca Coscioni: "Un'ammissione di impotenza". Ora si riapre il confronto sui diritti dei pazienti e sulle competenze delle Regioni

Fine vita, il Governo impugna la legge del Veneto: centrodestra diviso
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Il Governo Meloni impugna la legge sul fine vita approvata dal Veneto e lo scontro politico arriva fin dentro la maggioranza di centrodestra. La decisione, presa durante il Consiglio dei ministri del 5 novembre 2026, porta davanti alla Corte costituzionale la normativa regionale che disciplina le procedure sanitarie per accedere al suicidio medicalmente assistito. Una scelta particolarmente significativa perché riguarda una Regione governata dalla stessa coalizione che sostiene l’Esecutivo.

Le reazioni non si sono fatte attendere. Il segretario di +Europa Riccardo Magi accusa il Governo di essere “talebano e centralizzatore”, mentre l’Associazione Luca Coscioni, promotrice della proposta di iniziativa popolare da cui è nata la legge, considera il ricorso un’occasione per riaffermare le competenze regionali.

Cosa prevede la legge veneta sul fine vita

Il provvedimento nasce dalla proposta “Liberi Subito”, promossa dall’Associazione Luca Coscioni e approvata dal Consiglio regionale del Veneto nel settembre 2026.

La legge non introduce l’eutanasia né un nuovo diritto generalizzato a morire, ma organizza le procedure attraverso le quali le strutture sanitarie devono valutare le richieste di suicidio medicalmente assistito. Il riferimento è la sentenza 242 del 2019 della Corte costituzionale, che ha individuato le condizioni nelle quali l’aiuto al suicidio non è punibile: una patologia irreversibile, sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, capacità di decidere liberamente e consapevolmente e dipendenza da trattamenti di sostegno vitale, secondo i criteri precisati dalla Consulta. La verifica dei requisiti spetta alle strutture del Servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico competente.

La normativa veneta interviene quindi sull’organizzazione sanitaria, cercando di rendere più chiaro il percorso per i pazienti e le responsabilità delle strutture pubbliche. Il punto contestato dal Governo riguarda i limiti entro i quali una Regione può legiferare su una materia che coinvolge anche competenze riservate allo Stato.

Salvini non vota, Calderoli contrario. Zaia difende la legge

La decisione ha fatto emergere posizioni differenti nel centrodestra. Il vicepremier Matteo Salvini non ha partecipato alla discussione e alla votazione del Consiglio dei ministri, mentre il ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli si è espresso contro il ricorso, ritenendo che la legge rientri nelle competenze regionali sull’organizzazione sanitaria.

Forza Italia, invece, sostiene la necessità di una disciplina nazionale uniforme, per evitare normative differenti da Regione a Regione.

A difendere il provvedimento è anche l’ex governatore Luca Zaia, che rivendica il lavoro del Consiglio regionale pur riconoscendo la legittimità dell’iniziativa del Governo. Sulla stessa linea il presidente del Veneto Alberto Stefani, convinto che il testo possa superare l’esame della Consulta.

La vicenda apre così una questione politica: fino a che punto può spingersi l’autonomia regionale su un tema tanto delicato?

Magi: “Governo talebano contro i suoi stessi governatori”

Particolarmente duro l’intervento di Riccardo Magi, segretario di +Europa, che accusa il Governo di contraddire i propri principi sull’autonomia territoriale.

Per Magi, l’impugnazione è il segnale di un “Governo talebano e centralizzatore che va contro i suoi stessi amministratori, i suoi stessi elettori, contro la propria stessa maggioranza”. Il leader di +Europa denuncia inoltre il mancato intervento del Parlamento e chiede una legge nazionale capace di garantire regole chiare sull’accesso al fine vita.

Associazione Luca Coscioni: “Il ricorso dimostra l’impotenza della maggioranza”

Anche Filomena Gallo e Marco Cappato, segretaria e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, contestano la decisione dell’Esecutivo. Secondo i due esponenti, il ricorso rappresenta un’opportunità per ribadire quanto già stabilito dalla Corte costituzionale sulle competenze delle Regioni.

“L’impugnazione da parte del Governo della legge di iniziativa popolare sul fine vita ‘Liberi Subito’ […] rappresenta un’ottima occasione per confermare quanto già la Corte costituzionale ha affermato a più riprese”, dichiarano.

L’associazione richiama le precedenti decisioni sulle leggi di Toscana e Sardegna, nelle quali la Consulta ha riconosciuto la possibilità per le Regioni di disciplinare aspetti organizzativi dell’assistenza sanitaria, pur dichiarando illegittime alcune singole disposizioni. Per Gallo e Cappato, dunque, il nuovo ricorso finirà per evidenziare soprattutto l’incapacità della maggioranza di approvare una normativa nazionale.

“A meno che la Corte non decidesse di smentire la propria consolidata giurisprudenza, il ricorso del Governo non avrà dunque altro effetto che rendere ancora più evidente l’impotenza della stessa maggioranza di Governo”, affermano.

Le critiche riguardano anche la proposta parlamentare Zanettin-Zullo, che secondo l’associazione sarebbe incostituzionale perché escluderebbe il ruolo del Servizio sanitario nazionale previsto dalla giurisprudenza della Consulta. Gallo e Cappato accusano inoltre la maggioranza di bloccare da 16 mesi il confronto parlamentare, impedendo la discussione della proposta di iniziativa popolare “Eutanasia legale”.

La parola alla Corte costituzionale

L’impugnazione non comporta automaticamente la cancellazione della legge del Veneto. Sarà la Corte costituzionale a valutare se le disposizioni regionali rispettino la ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni. I precedenti di Toscana e Sardegna hanno chiarito che le Regioni possono intervenire sull’organizzazione sanitaria, ma non modificare autonomamente i requisiti sostanziali per accedere al suicidio medicalmente assistito.

Nel frattempo rimane irrisolto il nodo principale: l’Italia non dispone ancora di una legge nazionale organica sul fine vita, nonostante i ripetuti richiami della Consulta al Parlamento.