A ROMA

Fermo preventivo per 91 anarchici, Meloni: “Il Decreto sicurezza funziona”

Erano nella Capitale per commemorare i due morti mentre confezionavano un ordigno. Aggredita troupe Rai

Fermo preventivo per 91 anarchici, Meloni: “Il Decreto sicurezza funziona”

L’applicazione delle nuove norme sulla sicurezza segna un cambiamento nella gestione dell’ordine pubblico a Roma. Per la prima volta dal suo varo, è stato utilizzato lo strumento del fermo preventivo.

Fermo preventivo per 91 anarchici

Il provvedimento è stato applicato nei confronti di 91 militanti di area anarchica che si sono radunati nella giornata di domenica 29 marzo 2026 nella capitale per ricordare i due compagni rimasti uccisi lo scorso 19 marzo dall’esplosione accidentale di una bomba che stavano assemblando in un casale.

La giornata, caratterizzata da momenti di forte tensione e dalla chiusura di diverse aree del Parco degli Acquedotti, ha innescato un acceso dibattito politico sull’efficacia e sulla natura delle nuove disposizioni legislative.

La prima applicazione del provvedimento

Il nuovo protocollo ha permesso alle forze dell’ordine di intervenire in modo tempestivo, portando negli uffici della Questura 91 persone ritenute pericolose o sospette.

Questa misura concede agli agenti la possibilità di trattenere i soggetti fino a dodici ore per accertamenti, un tempo utilizzato in questo caso per il fotosegnalamento e la notifica di diversi fogli di via.

Gli attivisti sono stati trasferiti su appositi pullman verso le sedi dell’Ufficio Immigrazione, scelte per la maggiore capienza degli spazi, mentre l’area intorno al Parco degli Acquedotti veniva presidiata da un massiccio schieramento di agenti, inclusi reparti a cavallo.

Meloni: “Il Decreto sicurezza funziona”

La presidente del Consiglio Meloni non ha tardato a far sentire la propria voce, affidando ai social la soddisfazione per l’esito dell’operazione.

Il decreto sicurezza funziona. Il fermo preventivo disposto per 91 soggetti dell’area anarchica conferma quanto fosse necessaria questa norma. Non serve a limitare la libertà di manifestare, come sosteneva certa sinistra. Serve, al contrario, a garantire che le manifestazioni si svolgano in modo pacifico e non violento, come prevede la Costituzione”, ha dichiarato la premier.

Il post completo:

Il corteo per Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano

Il raduno era stato organizzato per commemorare, i due militanti anarchici legati al gruppo Cospito morti tragicamente dieci giorni fa.

Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano

I due sono rimasti vittime dell’esplosione di un ordigno rudimentale che stavano confezionando all’interno di un casolare abbandonato nel Parco degli Acquedotti. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, la bomba sarebbe stata destinata a un obiettivo imminente nel quadrante sud-est della Capitale.

I corpi di Sara e Alessandro erano stati identificati grazie ad alcuni tatuaggi dopo il crollo della struttura causato dalla deflagrazione.

L’aggressione ai giornalisti Rai

Alla manifestazione, mentre una parte dei manifestanti denunciava sui canali web anarchici una “militarizzazione del quartiere” e una “dimostrazione muscolare” da parte dello Stato, la situazione è degenerata nei confronti dei giornalisti presenti.

Una giornalista del Tgr Lazio e la sua troupe sono state infatti aggredite mentre tentavano di documentare il presidio in via Lemonia.

“La collega stava semplicemente ponendo una domanda a uno dei partecipanti quando è stata minacciata e il suo microfono gettato a terra”, ha riferito l’azienda Rai in una nota ufficiale.

Sull’episodio è intervenuto anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa, definendo l’accaduto come l’ennesima intollerabile intimidazione ai danni della libertà di stampa.

Il racconto dai centri di identificazione

Le ore successive al fermo sono state segnate dalle proteste dei legali dei trattenuti. L’avvocato Paola Bevere ha descritto una situazione di attesa prolungata, con circa dieci persone ammassate in ogni camera di sicurezza, pur confermando che ai fermati è stato permesso l’uso dei cellulari per comunicare con l’esterno.

Tra i casi segnalati dalla difesa, spicca quello di una donna di quarant’anni che, secondo il legale, sarebbe stata fermata per strada dopo aver fatto colazione.

“La mia assistita non aveva intenzione di andare al corteo perché aveva un treno in tarda mattinata”.