Nove persone sono state arrestate da Polizia di Stato e Guardia di Finanza nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo, con l’accusa di aver finanziato l’organizzazione terroristica Hamas per un ammontare complessivo di circa sette milioni di euro. I provvedimenti cautelari, tutti di custodia in carcere, riguardano anche tre associazioni ritenute dagli inquirenti il veicolo attraverso cui sarebbero transitati i fondi. Contestualmente è stato disposto un sequestro per oltre un milione di euro.
Il finanziamento attraverso associazioni di beneficenza
Tra gli arrestati figura Mohammad Hannoun (in copertina la foto di un momento della manifestazione propal in sua solidarietà, crediti Osservatorio Repressione), presidente dell’Associazione dei palestinesi in Italia, indicato dagli investigatori come “membro del comparto estero dell’organizzazione terroristica Hamas” e “vertice della cellula italiana” del gruppo. Le perquisizioni hanno portato al rinvenimento di banconote e documenti, anche con l’ausilio dei cash dog, e hanno fatto emergere un articolato sistema di triangolazioni finanziarie.
Secondo gli inquirenti, il finanziamento delle attività terroristiche sarebbe avvenuto attraverso tre associazioni di beneficenza, con operazioni di bonifico e altri trasferimenti verso associazioni con sede a Gaza, dichiarate illegali dallo Stato di Israele perché collegate o controllate da Hamas, oppure direttamente a favore di esponenti dell’organizzazione, tra cui Osama Alisawi, già ministro del governo di fatto di Hamas a Gaza. Le indagini si sono sviluppate a partire dall’analisi di operazioni finanziarie sospette e grazie a scambi informativi con altre procure italiane e con autorità dei Paesi Bassi e di altri Stati dell’Unione europea.
Soddisfazione per la premier Meloni
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso “apprezzamento e soddisfazione” per l’operazione, definita di particolare complessità e importanza, sottolineando il valore dell’azione investigativa che ha portato agli arresti. Sulla stessa linea il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha parlato di un’operazione “molto significativa”, capace di “squarciare il velo” su attività che, dietro il paravento di iniziative a favore della popolazione palestinese, avrebbero in realtà sostenuto organizzazioni con finalità terroristiche.
Desidero esprimere apprezzamento e soddisfazione per l’operazione, di particolare complessità e importanza, che ha consentito di eseguire gli arresti di nove persone accusate di aver finanziato Hamas, attraverso alcune associazioni, sedicenti benefiche, per oltre sette milioni di…
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) December 27, 2025
Nella nota ufficiale sull’operazione, il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo e il procuratore di Genova Nicola Piacente hanno precisato che le indagini non possono in alcun modo sminuire i crimini commessi ai danni della popolazione palestinese a Gaza dopo il 7 ottobre 2023, per i quali si attende il giudizio della Corte penale internazionale. Allo stesso tempo, hanno ribadito che tali crimini non possono giustificare né attenuare gli atti di terrorismo compiuti da Hamas.
Gli arresti sono stati accolti positivamente anche da Israele. Il ministro della Diaspora Amichai Chikli ha definito l’operazione “un passo importante nella lotta contro il terrorismo di Hamas”, sottolineando come l’organizzazione abbia progressivamente spostato il proprio baricentro operativo verso l’Europa e auspicando un rafforzamento degli sforzi per smantellarne le reti nel mondo occidentale.
FdI chiede informativa urgente
Sul piano politico interno, l’inchiesta ha acceso uno scontro durissimo alla Camera dei deputati. Fratelli d’Italia ha chiesto un’informativa urgente del ministro dell’Interno Piantedosi e, successivamente, anche del ministro degli Esteri Antonio Tajani. La deputata Sara Kelany ha parlato di “reati gravissimi di terrorismo ed eversione” e ha accusato esponenti di Pd, Avs e Movimento 5 Stelle di aver negli anni “osannato e coccolato” Hannoun, chiedendo chiarimenti sui possibili riflessi dell’inchiesta sulla sicurezza nazionale.

Il responsabile organizzazione di FdI, Giovanni Donzelli, ha rilanciato chiedendo che anche Tajani riferisca in Aula sugli effetti che il flusso di denaro irregolare dall’Italia verso l’estero potrebbe aver avuto sulle relazioni internazionali, citando in particolare Israele e i Paesi arabi moderati del Golfo. Le sue parole hanno scatenato una bagarre in Aula, con le opposizioni che hanno accusato la maggioranza di utilizzare una vicenda giudiziaria per attaccare politicamente Pd, Avs e M5S alla vigilia dell’esame della legge di bilancio.
Esponenti dell’opposizione, tra cui Marco Grimaldi (Avs), Federico Fornaro (Pd) e Valentina d’Orso (M5S), hanno parlato di “grave precedente” e di comportamento “irresponsabile”, contestando al presidente di turno Fabio Rampelli di aver consentito più interventi sullo stesso tema. Dal canto loro, i deputati di FdI hanno ribadito la necessità di fare piena luce sui contorni dell’indagine e su eventuali impatti sulla sicurezza dei cittadini e sull’immagine internazionale dell’Italia.