È un duro attacco quello della presidente del Consiglio Giorgia Meloni contro i giudici dell’L’Aquila dopo la decisione del Tribunale per i minorenni di disporre l’allontanamento della madre dai tre figli della cosiddetta “famiglia del bosco”, già affidati ai servizi sociali e collocati in una casa-famiglia.
In un lungo post su Facebook sul caso della famiglia Trevallion, la premier ha espresso forte indignazione:
“I figli non sono dello Stato, ma delle mamme e dei papà”.
Secondo Meloni, i provvedimenti adottati rappresenterebbero “un ulteriore, pesantissimo trauma” per i bambini e sarebbero il risultato di “una assurda concatenazione di decisioni dal chiaro tenore ideologico“.

Meloni: “La magistratura non può sostituirsi ai genitori”
Il punto centrale dell’attacco della presidente del Consiglio riguarda il confine tra tutela dei minori e interferenza dello Stato nelle scelte familiari.
Secondo Meloni, i Tribunali per i minorenni hanno il compito di intervenire nei casi di maltrattamenti, abusi o abbandono, ma non di imporre modelli educativi a famiglie con stili di vita non convenzionali.
“I figli non sono dello Stato: i figli sono delle mamme e dei papà”, ha scritto la premier, aggiungendo che “uno Stato che pretenda di sostituirsi a loro ha dimenticato i suoi limiti. Una magistratura che pretenda di sostituirsi a loro ha dimenticato i suoi limiti“.
Il ruolo del Garante dell’infanzia e le perizie sui minori
Nel suo intervento, Meloni ha richiamato anche la posizione dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, guidata da Marina Terragni, che ha espresso contrarietà al trasferimento dei bambini senza la madre.
Terragni ha definito “inquietante” la separazione, sottolineando come i pareri medici della Asl indicassero la necessità di ripristinare la continuità dei legami familiari. Per questo ha chiesto che l’esecuzione dell’ordinanza venga sospesa.
La premier ha inoltre citato perizie indipendenti sullo stato di salute dei minori che avrebbero evidenziato condizioni di disagio e sofferenza, ponendo una domanda diretta:
“Queste decisioni del Tribunale stanno migliorando o peggiorando le condizioni di questi bambini?”.
Il dibattito scientifico: psicologi e psichiatri divisi
Reazioni politiche: Lega e Fratelli d’Italia contro i giudici
Il caso ha scatenato anche un duro confronto politico.
La Lega ha chiesto un’ispezione al ministro della Giustizia Carlo Nordio. La senatrice Elena Murelli ha parlato di “accanimento” nei confronti di una famiglia già provata.
Dalla maggioranza è intervenuta anche Elisabetta Gardini, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, che ha criticato l’uso dell’espressione “superiore interesse del minore”, definendolo “uno slogan burocratico” utilizzato per giustificare decisioni che “lacerano il tessuto affettivo familiare”.
Le critiche dell’opposizione: “Attacco alla magistratura”
Dall’opposizione, invece, sono arrivate critiche alle dichiarazioni della presidente del Consiglio.
Il deputato di Europa Verde Angelo Bonelli ha accusato Meloni di aver lanciato “l’ennesima crociata contro i giudici” senza aver letto le motivazioni della decisione del tribunale. Bonelli ha ricordato inoltre l’obbligo dello Stato di garantire l’istruzione come previsto dall’articolo 34 della Costituzione.
Sulla stessa linea anche la deputata del Partito Democratico Debora Serracchiani, responsabile giustizia del partito, che ha parlato di “propaganda sulla pelle dei minori”. Secondo Serracchiani, le parole della premier rappresenterebbero un nuovo attacco alla magistratura minorile e un tentativo di delegittimare decisioni giudiziarie delicate con slogan adatti ai social più che al rispetto delle istituzioni.
Un caso destinato a far discutere
Il caso della “famiglia del bosco” continua dunque ad alimentare il dibattito pubblico e politico sul delicato equilibrio tra tutela dei minori, ruolo della magistratura e diritti delle famiglie.
Al centro della discussione resta la stessa domanda posta dalla premier: se le decisioni prese dalle istituzioni stiano davvero migliorando la vita dei bambini coinvolti o se rischino invece di aggravare il trauma già vissuto.