È morta Emma Bonino. La storica esponente del Partito Radicale, fondatrice di +Europa, è scomparsa all’età di 78 anni dopo un ultimo ricovero a Roma per una grave crisi respiratoria.
La notizia è stata diffusa stamane, venerdì 11 settembre 2026, dai Radicali, che in una nota hanno scritto:
“Emma ci ha lasciati ma non ci lascerà mai. Oggi non ci lascia soltanto la nostra leader, ci lascia una delle protagoniste più lucide, coraggiose e libere della storia politica del nostro Paese e del mondo libero”.
Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, Bonino è stata una delle figure più riconoscibili della politica italiana ed europea: una protagonista capace di attraversare mezzo secolo di storia repubblicana portando avanti battaglie spesso controcorrente, molte delle quali diventate poi patrimonio del dibattito civile.
L’ultimo ricovero a Roma e la malattia al polmone
Negli ultimi anni Emma Bonino aveva dovuto affrontare diversi problemi di salute. Nel 2015 aveva annunciato pubblicamente di essere affetta da un microcitoma polmonare, una forma di tumore al polmone. La scelta di raccontare la malattia era stata coerente con il suo stile pubblico: anche in quel momento aveva deciso di trasformare una vicenda personale in un’occasione di informazione e consapevolezza.
Nel 2023 aveva dichiarato di essere guarita dopo il lungo percorso di cure. Tuttavia negli anni successivi erano arrivati nuovi ricoveri legati a difficoltà respiratorie: nell’ottobre 2024 e nel novembre 2025.
L’ultimo ricovero risale al 7 settembre 2026 all’ospedale Santo Spirito di Roma, dove era stata portata a seguito di un’insufficienza respiratoria. Successivamente era stata trasferita in una struttura privata, dove è arrivata la notizia della morte.
Una vita politica iniziata con Marco Pannella
La storia politica di Emma Bonino è inseparabile da quella di Marco Pannella, leader storico del Partito Radicale, morto a Roma il 19 maggio 2016.

Il loro sodalizio politico nasce negli anni Settanta, in una stagione segnata dalle grandi battaglie sui diritti individuali. Bonino entra giovanissima nel movimento radicale e nel 1976, a 28 anni, viene eletta per la prima volta alla Camera dei deputati.
Con Pannella porta avanti campagne destinate a cambiare il volto della società italiana: il divorzio, il diritto all’aborto, la difesa della laicità dello Stato, i diritti dei detenuti, la lotta contro la pena di morte e la promozione delle libertà personali.
Negli anni Settanta è tra le protagoniste della battaglia per la depenalizzazione dell’aborto e nel 1975 contribuisce alla nascita del CISA (Centro informazione sterilizzazione e aborto), una delle iniziative più radicali e controverse di quegli anni.
Dall’aborto alla Corte penale internazionale
La parabola di Emma Bonino non si è fermata alla politica nazionale. Tra gli anni Ottanta e Novanta ha concentrato una parte importante del suo impegno sui diritti umani e sulla costruzione di strumenti di giustizia internazionale.
È stata tra le figure impegnate nella campagna per la nascita della Corte penale internazionale, organismo istituito con lo Statuto di Roma del 17 luglio 1998 ed entrato in vigore il 1° luglio 2002. Nel 1993 contribuisce alla nascita di Non c’è pace senza giustizia, organizzazione impegnata nella difesa dei diritti umani, della democrazia e contro i crimini internazionali.
Commissaria europea e ministra: il volto istituzionale dei Radicali
Nel corso della sua carriera Emma Bonino ha ricoperto alcuni degli incarichi più importanti nelle istituzioni italiane ed europee. Dal 1995 al 1999 è stata commissaria europea, con deleghe agli aiuti umanitari, alla tutela dei consumatori e alle relazioni internazionali.
È stata la prima esponente radicale a diventare ministra della Repubblica: nel 2006, durante il secondo governo guidato da Romano Prodi, ha ricoperto l’incarico di ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee. Nel 2013 è stata nominata ministra degli Affari Esteri nel governo guidato da Enrico Letta, incarico mantenuto fino al 2014.
Tre volte candidata al Quirinale
Il suo nome è stato più volte associato alla Presidenza della Repubblica. Emma Bonino è stata candidata al Quirinale in tre occasioni, sostenuta da diverse aree politiche e dall’opinione pubblica favorevole a una figura istituzionale fuori dagli schemi tradizionali.
La sua candidatura più significativa arrivò nel 2013, quando il suo nome entrò nel dibattito per la successione a Giorgio Napolitano.
La nascita di +Europa e l’ultima fase politica
Nel 2017 fonda +Europa, movimento politico nato con l’obiettivo di difendere l’integrazione europea, il liberalismo, i diritti civili e una visione europeista della politica.
Anche negli ultimi anni, nonostante i problemi di salute, aveva continuato a intervenire nel dibattito pubblico sui temi dell’immigrazione, dello Stato di diritto, dell’Europa e delle libertà individuali.
La visita di Papa Francesco e un incontro simbolico
Uno degli episodi più significativi degli ultimi anni è stata la visita privata di Papa Francesco a Emma Bonino nella sua abitazione a Roma il 5 novembre 2024, dopo un ricovero ospedaliero.

Un gesto dal forte valore simbolico: da una parte il Pontefice, rappresentante della Chiesa cattolica; dall’altra una donna che aveva costruito gran parte della propria storia politica su battaglie spesso distanti dalla tradizione cattolica, come l’aborto e i diritti civili.
L’incontro rappresentò anche il riconoscimento umano e istituzionale di una figura considerata centrale nella storia italiana contemporanea.
“La libertà non è un regalo, è una conquista”
Una frase che riassume bene il pensiero politico di Emma Bonino è:
“La libertà non è un regalo, è una conquista”.
Un principio che ha accompagnato tutta la sua vita pubblica: dalla militanza radicale degli anni Settanta ai palazzi delle istituzioni europee, fino alla fondazione di +Europa.
Con la sua scomparsa l’Italia perde una delle personalità politiche più riconoscibili degli ultimi cinquant’anni: amata dai sostenitori, contestata dagli avversari, ma difficilmente ignorabile. Una donna che ha trasformato le proprie battaglie personali e politiche in una lunga stagione di impegno civile. Una presenza che serviva, ancora.