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POLITICHE 2022

Dibba attacca Grillo: verso le elezioni, sempre più un tutti contro tutti I SONDAGGI

Dopo Calenda, altra clamorosa inversione a U: "Io non mi fido di Beppe Grillo". E intanto il Centrodestra continua a crescere.

Politica 09 Agosto 2022 ore 15:57

Non è finita, anzi. Dopo lo stupefacente voltafaccia di Calenda al Pd, un'altra clamorosa inversione a U in questa campagna elettorale, che sembra sempre più un sempre più un tutti contro tutti.

Nel Movimento 5 Stelle è ormai da mo' che le acque sono agitate, ma fino all'altro ieri secondo i retroscenisti Giuseppe Conte sarebbe stato addirittura presto detronizzato e sostituito da un tandem formato dall'ex sindaca di Roma Virginia Raggi col concittadino Alessandro Di Battista.

E invece la sorpresa: niente candidatura per "Dibba". Ma come? A spiegarlo è stato lui stesso, dalla sua macchina:

"Non sono candidato alle prossime elezioni politiche con il Movimento 5 Stelle perché fondamentalmente non ci sono le condizioni.

Io ho compreso che ci sono molte componenti, chiamiamole in questo modo, dell'attuale Movimento 5 Stelle, che non mi vogliono.

Da Beppe Grillo passando per Roberto Fico. Non mi vogliono per una serie di ragioni, forse perché temono il fatto che io sia poco imbrigliabile.

Io non mi fido di Beppe Grillo, che ancora, in parte, fa da padre padrone. E io sotto Grillo non ci sto".

I sondaggi: il Centrodestra continua a crescere

Ma veniamo ai numeri, perché tutto quanto sta accadendo al di fuori dal centrodestra non fa che tradursi in un progressivo rafforzamento dell'asse Meloni-Salvini-Berlusconi, che già per altro partivano come favoriti. Insomma gli avversari invece di cercare di recuperare terreno, stanno consolidando ogni giorno che passa il fronte opposto.

Ecco uno degli ultimi sondaggi:

Meloni: 24.2
Salvini: 14
Berlusconi: 8.9
Lupi+Toti: 0.8
Cesa+Brugnaro: 0.3
CENTRODESTRA: 48.2

Partito democratico: 22.3
Sinistra+Europa Verde: 3.9
+Europa: 1.6
Di Maio: 1.5
CENTROSINISTRA: 29.3

Renzi+Pizzarotti: 2.2
Calenda: 2.0

Cinque stelle: 10.6

Anche senza il divorzio da Azione e con Renzi, il centrosinistra non arriverebbe a più del 33.5%: ci sarebbe voluto il M5S per superare la soglia del 40%, arrivando però al 44.1%, comunque 4 punti percentuali sotto il centrodestra.

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