boom tra i 18 e i 28

Demografia del referendum: la Generazione Z trascina il No (in difesa della Costituzione)

Al contrario, più riformisti, gli over 55: fra cui il sì ha tenuto

Demografia del referendum: la Generazione Z trascina il No (in difesa della Costituzione)

Intanto ripassiamo un attimo per non far confusione, perché non a tutti è chiara la suddivisione in generazioni:

  • i “boomer” sono i nati prima del 1964,
  • quelli nati fra il 1965 e il 1980 sono molto spesso “boomer” in senso lato se con l’accezione del termine vogliamo descrivere il fatto che sono poco tecnologici, ma tecnicamente in realtà sono la “Generazione X”.
  • Poi vengono i “millennials”, anche detti “generazione Y”, ovvero i nati fra il 1981 e il 1996.
  • La cosiddetta GenZ o “generazione Z” comprende i nati fra il 1997 e il 2012, in altre parole i ragazzi che oggi hanno fra i 14 e i 29 anni.
  • Chiudono la “generazione Alfa”, fra 2013 e 2025,
  • e l’ultima “generazione Beta” coi nati dopo il 2025 (che comprenderà anche i nati fino al 2039).

Demografia del referendum

Sorpresa contro i luoghi comuni che vedono “questi giovani” presi in diavolerie da computer – come riassumerebbe un boomer – sempre più isolati (ahinoi è vero) ma a quanto pare non del tutto zombie, come spesso la narrazione generalista infiocchetta e restituisce.

Qui invece a restituire un segnale forte, a battere un colpo vero, è stata la tanto vituperata Generazione Z.

Strane creature, non c’è che dire: modernissime, sparate verso quel futuro che avrebbero tutto il diritto di volersi divorare, ma inaspettatamente conservatrici. Non in assoluto, bensì se si tratta di toccare la Costituzione.

Emblematico il video-selfie di un giovane romano che ha “catturato” la Meloni, salvo poi rivelarle che avrebbe votato no (sportiva la reazione della premier):

La vera sorpresa di questo Referendum della Giustizia, sta proprio nella demografia del voto. Per paradosso, a difendere con convinzione l’operato dei costituenti sono stati – numeri alla mano – soprattutto i giovani dai 18 ai 28 anni.

Al contrario, più riformisti, gli over 55: fra cui il sì ha tenuto.

La Generazione Z trascina il No

Il risultato nazionale del referendum sulla giustizia, con la vittoria del No al 54%, racconta solo una parte della storia. Dietro quel dato si nasconde infatti una frattura netta tra generazioni, che emerge con forza analizzando nel dettaglio il comportamento elettorale.

Secondo le stime diffuse da Opinio-Rai, il rifiuto della riforma ha trovato il suo punto di massima forza fra i più giovani: nella fascia tra i 18 e i 34 anni, il No ha raggiunto il 61,1%, lasciando il Sì fermo al 38,9%. Un divario ampio, che ha inciso in modo determinante sull’esito complessivo del voto.

A sottolinearlo è anche Livio Gigliuto, presidente dell’Istituto Piepoli, secondo cui è stato proprio il voto compatto delle nuove generazioni a spingere il risultato finale verso una bocciatura così netta della riforma.

Giovani decisivi: mobilitazione alta su un tema “costituzionale”

Secondo l’analisi di Gigliuto, il dato più significativo non è solo la percentuale, ma il livello di coinvolgimento. I giovani si sono mostrati particolarmente sensibili a un tema come quello della giustizia e della Costituzione, partecipando in modo attivo e compatto.

Il referendum, infatti, ha avuto una forte polarizzazione politica, che ha mobilitato gli elettori su entrambi i fronti e ha contribuito a mantenere l’affluenza su livelli insolitamente alti per questo tipo di consultazione.

Tuttavia, lo stesso esperto invita alla cautela: la capacità di attivare i giovani su un tema specifico non garantisce automaticamente lo stesso risultato alle elezioni politiche, dove le dinamiche di partecipazione sono molto più complesse e meno “tematiche”.

La fascia centrale resta divisa: No al 53%, ma equilibrio crescente

Se fra i giovani il rifiuto è netto, la situazione cambia nella fascia intermedia della popolazione. Tra i 35 e i 54 anni, il No resta prevalente, ma con un margine molto più ridotto: 53,3% contro 46,7% del Sì.

In questa fascia emerge un elettorato più diviso, dove il dibattito sulla riforma della giustizia ha inciso in modo meno uniforme. Qui il confronto tra le posizioni è stato più serrato e riflette una maggiore incertezza rispetto ai contenuti della proposta.

Over 55 in controtendenza: unico segmento a favore della riforma

Il quadro si ribalta completamente tra gli elettori più anziani. Nella fascia degli over 55, il Sì ottiene la maggioranza, seppur di misura: 50,7% contro 49,3% del No.

È l’unico gruppo anagrafico in cui la riforma viene approvata, segnando una netta differenza rispetto alle generazioni più giovani. In questo caso, l’elettorato appare più aperto a modifiche del sistema giudiziario, mostrando un atteggiamento più favorevole al cambiamento rispetto ai giovani, che invece hanno scelto in maggioranza di mantenere l’assetto attuale.

Il No sfonda anche nel centrodestra

Oltre alla divisione generazionale, emerge anche una frattura politica significativa. Il No, infatti, non si è fermato ai confini dell’opposizione, ma ha raccolto consensi anche tra gli elettori della maggioranza di governo.

Se nel centrosinistra il rifiuto della riforma è stato quasi compatto, con percentuali di dissenso molto basse (circa il 9,6% nel Pd, il 13% nel Movimento 5 Stelle e il 6,9% in Alleanza Verdi-Sinistra), nel centrodestra si registrano livelli di dissenso più elevati.

Tra gli elettori di Fratelli d’Italia il No raggiunge l’11,2%, sale al 14,1% tra quelli della Lega e tocca il 17,9% tra i sostenitori di Forza Italia.

Un dato che, pur restando minoritario, segnala una crepa interna alla base della maggioranza.

Il ruolo degli elettori “nuovi”

Un altro elemento chiave riguarda chi non aveva partecipato alle precedenti elezioni. Tra questi elettori “nuovi” o rientrati alle urne, il No ha raccolto circa il 58% dei consensi, ovvero quasi 6 votanti su 10.

Si tratta di un bacino decisivo, che ha contribuito ad ampliare il vantaggio del fronte contrario alla riforma e che rappresenta ora un terreno strategico per il futuro politico.

La sfida per il centrosinistra: mantenere il consenso dei giovani

Il voto referendario suggerisce che il centrosinistra è riuscito a intercettare una parte significativa dell’elettorato più giovane, trasformandolo in un punto di forza.

Ma la vera sfida sarà riuscire a mantenere questo consenso nel tempo, evitando che si disperda nelle prossime consultazioni elettorali. Coinvolgere i giovani su un singolo tema è possibile, ma costruire una partecipazione stabile richiede strategie più profonde e continuative.