Sicurezza e rimpatri, che tormentone e che polverone di polemiche tra Centrodestra e Centrosinistra.
Non bastassero le fisiologiche diversità di vedute sul tema, in queste ultime ore un emendamento presentato da Fratelli d’Italia al Decreto Sicurezza sta rendendo incandescente il dibattito politico in vista della discussione in Aula.
Tanto che il Centrosinistra, sponda Pd (ma anche dal Consiglio nazionale degli avvocati) è arrivato apertamente a parlare di “un bonus remigrazione” elargito dal Governo.
Decreto Sicurezza, l’emendamento di Fdi, cosa è successo
L’emendamento relativo ai rimpatri volontari dei migranti è stato introdotto il 18 marzo in Senato, durante l’esame del decreto sicurezza da parte della commissione Affari costituzionali.
A presentarlo è stato il senatore di Fratelli d’Italia Marco Lisei (in copertina insieme con il Ministro della Giustizia Carlo Nordio), con il sostegno dell’intera maggioranza di Centrodestra, che lo ha poi riproposto anche nel passaggio in aula.

La proposta ha subito acceso un ampio dibattito politico e istituzionale.
Le critiche sono arrivate da tutte le forze di Centrosinistra, ma anche da esponenti del mondo giuridico, inclusi avvocati, magistrati e appunto dallo stesso Consiglio nazionale forense, che ha preso le distanze dalla misura.
Cosa prevede la proposta di Fratelli d’Italia e del Centrodestra
Il testo dell’emendamento introduce una novità nella gestione dei rimpatri volontari assistiti: il Ministero dell’Interno potrà avvalersi, oltre che delle organizzazioni internazionali già coinvolte, anche della collaborazione del Consiglio nazionale forense, esplicitamente citato.
A questo organismo verrebbe inoltre affidato un ruolo nella distribuzione dei compensi agli avvocati coinvolti nelle pratiche.
In particolare, è previsto un incentivo pari a 615 euro per ciascun legale che segua un percorso di rimpatrio volontario concluso con il ritorno effettivo del migrante nel Paese di origine.
Dal punto di vista economico, la misura comporterebbe una spesa stimata di 246 mila euro per il 2026 (considerando l’entrata in vigore dal 1° luglio), e di 492 mila euro per ciascuno degli anni 2027 e 2028, con copertura attraverso fondi già stanziati nella legge di stabilità del 2015.
Secondo i dati del Ministero dell’Interno citati nella relazione tecnica, nel triennio 2023-2025 circa 2.500 cittadini stranieri hanno aderito ai programmi di rimpatrio volontario assistito, con una media annuale di circa 800 persone.
L’introduzione dell’incentivo potrebbe, secondo le stime, portare a un raddoppio delle adesioni su base annua.
Le reazioni, Pd sulle barricate: E’ bonus remigrazione
Come detto, davanti a questa proposta è insorta l’opposizione.
In primis il Partito democratico che attraverso il presidente del gruppo Pd al Parlamento, Francesco Boccia che ha commentato:

“Le proposte del Centrodestra sui rimpatri si presentano come un bonus remigrazione. Quello di Lisei è un emendamento autoritario e culturalmente fascista”.
Durissima anche la collega Debora Serracchiani:

“La destra ha perso ogni freno, l’obiettivo è la remigrazione”.
Sulla stessa lunghezza d’onda, Michela Di Biase, deputata sempre del Partito Democratico, che ha criticato duramente la misura, anche con la definizione di “bonus remigrazione” che rischia di compromettere l’equilibrio del sistema di tutela dei diritti.

Di Biase ha osservato, preannunciando iniziative parlamentari:
“Introdurre incentivi economici per gli avvocati potrebbe interferire con l’autonomia della difesa, che dovrebbe essere orientata esclusivamente all’interesse del cliente. Chiederemo la soppressione della norma durante l’iter alla Camera, sottolineando come anche il Consiglio nazionale forense abbia espresso contrarietà”.
La stroncatura degli altri
Ma tutto il Centrosinistra si è presentato compatto nel bocciare nei suoi contenuti l’emendamento.
Filiberto Zaratti, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in commissione Affari costituzionali, ha preannunciato un’opposizione molto dura sia in commissione sia in aula.

Critico anche Davide Faraone, vicepresidente di Italia Viva, che sui social ha parlato di una misura contraddittoria:
A suo avviso, nel tentativo di rafforzare le politiche sui rimpatri, il governo rischia invece di sollevare dubbi di legittimità costituzionale e di creare tensioni con il mondo della giustizia.
Faraone ha invitato l’Esecutivo a rivedere la norma, sostenendo che la sicurezza richiede interventi coerenti e rispettosi delle regole, non soluzioni improvvisate.
La “difesa” del Centrodestra, l’apertura di Noi Moderati
Eppure, il Centrodestra sembra orientato a tirare dritto per la propria strada, forte dei numeri in Aula.
“Non c’è nulla da correggere”, ha commentato secco Marco Lisei, senatore di Fratelli d’Italia promotore della proposta.
A dargli manforte il collega di partito e capogruppo al Senato, Lucio Malan:

“Oggi l’avvocato viene pagato dallo Stato soltanto se fa ricorso contro l’espulsione di un migrante. Insomma nessun legale perderà nulla e parecchi saranno invece pagati per una prestazione che oggi svolgono gratuitamente”.
Unica parziale apertura al confronto e a qualche possibile correzione è sembrato il gruppo di Noi Moderati attraverso le parole di Gaetano Scalise, responsabile giustizia del partito di Maurizio Lupi:

“Ci potrebbe essere una forzatura normativa contro la funzione costituzionale della difesa tecnica”. Quindi ci potrebbe essere un successivo intervento perché la norma venga rivista ed eliminata”.
La posizione del Consiglio nazionale forense
Nel frattempo, pur essendo stato citato esplicitamente nel testo dell’emendamento, il Consiglio nazionale forense si è però smarcato in modo perentorio dall’iniziativa, sottolineando tra l’altro il rischio del “patrocinio infedele” che si configura quando un avvocato o consulente tecnico, violando i doveri professionali, arreca intenzionalmente un danno (nocumento) agli interessi del cliente assistito davanti all’autorità giudiziaria.
Ha fatto sapere di non essere stato informato né prima né durante o dopo (non risulta neanche nelle audizioni al decreto fatte al Senato) e attraverso le parole del presidente Francesco Greco ha commentato:

“Le attività previste non rientrano tra le nostre competenze istituzionali. Possiamo pagare i dipendenti del Consiglio ma non gli avvocati”.