Fino a cinque anni di carcere per chi partecipa violentemente a una manifestazione, pene fino a dodici anni per chi organizza gruppi responsabili dei disordini e responsabilità economiche anche per i genitori dei minorenni coinvolti nelle devastazioni. È la risposta del governo agli scontri che hanno sconvolto Milano e altre città italiane nel fine settimana del 17 e 18 ottobre.
Il Consiglio dei ministri ha approvato martedì 20 ottobre 2026 il nuovo decreto legge sulla sicurezza pubblica e sul contrasto alla criminalità minorile. Un provvedimento di otto articoli che introduce nuovi reati, rafforza alcuni strumenti di prevenzione e dispone l’invio di altri 500 militari a Milano.
“Abbiamo visto tutti le immagini delle violenze che hanno sconvolto Milano e altre città italiane nel fine settimana”, ha dichiarato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, definendo quanto accaduto “scene inaccettabili che nessuno può pensare di minimizzare o di giustificare”.
Manifestare è un diritto, devastare le nostre città no. Ecco le misure che abbiamo approvato per contrastare la violenza e tutelare la sicurezza dei cittadini. https://t.co/kqk51X8YZa
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) October 20, 2026
Il nuovo reato: fino a cinque anni di carcere e 20mila euro di multa
La principale novità è l’introduzione del reato di partecipazione violenta a una manifestazione. La norma riguarda chi prende parte a gruppi organizzati, anche occasionalmente, di almeno sei persone che utilizzano strumenti offensivi, come bastoni, mazze o esplosivi, mettendo in pericolo l’incolumità pubblica.
La pena prevista è la reclusione da due a cinque anni, accompagnata da una multa compresa tra 10.000 e 20.000 euro. Sono previste aggravanti, tra l’altro, per chi agisce a volto coperto o prende di mira infrastrutture e servizi pubblici.
Ancora più severe le conseguenze per chi organizza o promuove questi gruppi, anche attraverso piattaforme digitali: la reclusione può arrivare a dodici anni. Si rafforzano inoltre le sanzioni per devastazioni, saccheggi e lesioni commesse durante le manifestazioni.
Minorenni, multe ai genitori e nuove regole sull’imputabilità
Un capitolo centrale riguarda i giovanissimi, dopo l’elevato numero di minorenni coinvolti nei disordini milanesi.
“Applichiamo un principio semplice: chi rompe paga e se chi rompe è un minorenne pagano i suoi genitori”, ha spiegato Meloni.
Il decreto prevede nuove forme di responsabilità economica per i danni provocati durante le violenze, oltre a sanzioni amministrative per i genitori dei minori coinvolti. Le multe possono andare da 500 a 1.000 euro, con importi raddoppiabili nei casi di reiterazione. Cambia anche il meccanismo di accertamento dell’imputabilità per i ragazzi tra 14 e 17 anni. La capacità di intendere e di volere viene presunta, salvo prova contraria. Non significa quindi che tutti i minorenni diventino automaticamente condannabili: resta necessaria la verifica delle responsabilità e delle condizioni previste dalla legge.
Fermo preventivo e arresto differito: cosa cambia
Il governo interviene anche sugli strumenti a disposizione delle forze dell’ordine. Il fermo preventivo viene esteso alle situazioni di turbativa della sicurezza nei luoghi caratterizzati da un consistente afflusso di persone, e potrà riguardare anche i minorenni che abbiano compiuto 16 anni. Viene inoltre ampliata la possibilità di ricorrere all’arresto in flagranza differita, utilizzando gli elementi raccolti dopo gli episodi di violenza, secondo le condizioni previste dalla normativa. Le misure preventive non equivalgono a una condanna e dovranno essere applicate nel rispetto delle garanzie e dei limiti di legge.
Cinquecento militari a Milano, ma il Quirinale pone un limite
Il decreto dispone anche il rafforzamento dell’operazione Strade Sicure, con 500 militari aggiuntivi destinati a Milano fino al 31 dicembre 2026. Per l’intervento è prevista una spesa di circa 4,7 milioni di euro.
Non tutte le proposte inizialmente ipotizzate sono però entrate nel testo approvato. Dopo le interlocuzioni istituzionali con il Quirinale, è stata eliminata la disposizione che avrebbe attribuito ai militari specifici poteri di polizia giudiziaria. L’esercito continuerà quindi a svolgere funzioni di supporto e vigilanza, senza assumere le competenze ordinarie delle forze di polizia.
Il confronto politico: sicurezza e diritto di manifestare
La stretta arriva dopo il vertice convocato da Meloni lunedì 19 ottobre a Palazzo Chigi. La maggioranza sostiene la necessità di una risposta immediata alle devastazioni, mentre le opposizioni chiedono di non sovrapporre le responsabilità dei violenti alle manifestazioni pacifiche.
Il sindaco di Milano Giuseppe Sala, intervenuto il 20 ottobre, ha invitato a non affrontare il problema esclusivamente attraverso la repressione, richiamando l’attenzione anche sulle cause del disagio sociale. Per il ministro della Giustizia Carlo Nordio, invece, le nuove disposizioni intendono colpire i comportamenti violenti senza limitare il diritto dei cittadini a manifestare.
Il decreto legge dovrà ora affrontare il percorso parlamentare per la conversione entro 60 giorni dalla pubblicazione ed entrata in vigore. La partita politica e giuridica resta dunque aperta, mentre il governo punta a rafforzare immediatamente il presidio delle città e a prevenire nuovi episodi di violenza.