IN PARLAMENTO

Crosetto: “Attacco Usa fuori dal diritto, siamo sull’orlo del baratro”. Scintille Tajani-opposizione

Schlein: "No all'utilizzo di basi italiane"

Crosetto: “Attacco Usa fuori dal diritto, siamo sull’orlo del baratro”. Scintille Tajani-opposizione

La crisi in Medio Oriente continua inevitabilmente a infiammare il Parlamento. Nelle comunicazioni alle Camere sulla guerra in Iran, i ministri Guido Crosetto e Antonio Tajani hanno delineato la posizione del governo, mentre dalle opposizioni sono arrivate critiche dure. Tra accuse incrociate, cartelli di protesta e botta e risposta tra leader politici, la giornata parlamentare è stata segnata da tensioni e polemiche.

Crosetto: “Mai così vicini all’abisso negli ultimi decenni”

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha dipinto uno scenario internazionale estremamente delicato, intervenendo in Aula sulla crisi con l’Iran.

“La situazione è drammatica, negli ultimi decenni non siamo mai arrivati sull’orlo dell’abisso come oggi”, ha dichiarato il ministro, sottolineando come il mondo si trovi in una fase di forte instabilità.

Nel suo intervento, Crosetto ha poi riconosciuto apertamente che l’azione militare di Stati Uniti e Israele non rientra nel quadro del diritto internazionale. Sollecitato dalle proteste dell’opposizione che accusava Washington e Tel Aviv di aver agito fuori dalle regole, il ministro lo ha confermato.

“Certo che è stata al di fuori delle regole del diritto internazionale. È una guerra partita all’insaputa del mondo. Il nostro problema è affrontarne gli effetti, non è una situazione che abbiamo scelto”.

Crosetto al Senato

Il ministro ha poi allargato lo sguardo anche al contesto globale, evocando il rischio di nuove escalation. Ha citato, ad esempio, la pressione dei nazionalisti russi su Vladimir Putin per l’uso di armi nucleari tattiche nella guerra in Ucraina.

Nel frattempo è stato fissato un nuovo passaggio parlamentare: la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dopo l’intervista a Rtl 102.5, riferirà anche alle Camere, ma soltanto l’11 marzo, in vista del Consiglio europeo dedicato alla crisi.

Scontro in Aula tra Tajani e Renzi

Il dibattito si è acceso soprattutto attorno all’intervento del ministro degli Esteri Antonio Tajani. In Senato lo scontro con Matteo Renzi ha dominato la scena per gran parte della seduta. Il leader di Italia Viva ha attaccato duramente il titolare della Farnesina, accusandolo di scarsa autorevolezza diplomatica.

Ci manca solo che ci dia la ricetta delle tagliatelle – ha ironizzato Renzi – e ci chiederemo se alla Farnesina c’è Nonna Pina o la tradizione della diplomazia italiana”.

Renzi contro Tajani

Tajani ha risposto alle provocazioni con una stoccata che ha fatto esplodere nuove proteste tra i senatori renziani.

È facile andare nel Golfo a fare conferenze ben pagate. Molto più difficile è tutelare i cittadini italiani”.

Tajani contro Renzi

Il clima si è fatto così teso che il presidente del Senato Ignazio La Russa è dovuto intervenire più volte per riportare la calma tra i banchi.

Le polemiche sui precedenti storici

Durante il confronto sono tornati anche i riferimenti alle guerre del passato. Tajani ha ricordato l’intervento italiano nei Balcani alla fine degli anni Novanta, accusando il centrosinistra di aver bombardato senza un adeguato passaggio parlamentare quando il premier era Massimo D’Alema.

L’ex presidente del Consiglio ha replicato con una nota ricordando il sostegno ricevuto all’epoca da Silvio Berlusconi.

Il presidente Berlusconi rivendicò che quel sostegno fosse decisivo”, ha scritto D’Alema, lasciando intendere che l’attuale posizione di Forza Italia sia incoerente con quella di allora.

La replica dalla maggioranza è arrivata dal senatore FI Maurizio Gasparri.

Berlusconi lo fece per senso di unità nazionale. Voi invece non riuscite nemmeno ad avere una posizione comune in politica estera”.

Cartelli di protesta: “Fratelli di Trump”

Ma non è solo Renzi ad aver protestato.

Al termine dell’intervento di Angelo Bonelli, alcuni deputati di Alleanza Verdi e Sinistra hanno esposto cartelli con le scritte “Fratelli di Trump” e “L’Italia non si Usa”, accusando il governo di appoggiare la linea statunitense nel conflitto.

Le proteste in aula

Le proteste hanno animato una giornata parlamentare già segnata da forti contrapposizioni tra maggioranza e opposizione.

Schlein: “No all’uso delle basi militari italiane”

Tra le voci più critiche c’è stata quella della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein. Intervenendo a Montecitorio, ha chiesto al governo di escludere fin da subito l’utilizzo delle basi militari italiane per eventuali operazioni contro l’Iran.

“Noi diciamo no all’autorizzazione delle basi per sostenere in qualsiasi modo questa guerra che viola il diritto internazionale”, ha affermato.

Elly Schlein

Secondo Schlein una simile decisione sarebbe incompatibile con la Costituzione.

“Sarebbe contro l’articolo 11. Non basta dire che tornerete in Parlamento se ve lo chiederanno: dovete dire di no già adesso”, ha concluso

Meloni: “L’Italia non è in guerra”

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha provato a rassicurare sul ruolo dell’Italia. Intervistata a RTL 102.5, ha spiegato che al momento non esiste alcuna richiesta per l’uso delle basi americane sul territorio italiano.

“Oggi non abbiamo nessuna richiesta in questo senso e voglio dirlo chiaramente: l’Italia non è in guerra e non vogliamo entrarci”, ha dichiarato.

Giorgia Meloni

Meloni ha poi ricordato che le basi militari concesse agli Stati Uniti operano nel quadro di accordi bilaterali siglati nel 1954 e successivamente aggiornati.