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CPR italiani in Albania ancora nella bufera: “Non ci sarà rinnovo”, poi Tirana smentisce

I Cinque Stelle ribadiscono: "Spreco di quasi un miliardo per qualche decina di migranti"

CPR italiani in Albania ancora nella bufera: “Non ci sarà rinnovo”, poi Tirana smentisce

Basta. Anzi, no, avanti tutta. Scusate abbiamo scherzato. O meglio, non avete capito.

E così dalla serata di ieri a queste ore la vicenda dell’accordo tra Italia e Albania per l’attività dei Cpr, i Centri per i rimpatri si sta trasformando in una commedia degli equivoci.

Tra retromarce e rattoppi che rischiano di diventare peggio del “buco” (in copertina Meloni in visita in Albania lo scorso giugno).

Cpr in Albania, si ferma tutto, anzi no…

Tutta “colpa” di un’intervista rilasciata forse con un po’ troppa disinvoltura dal Ministro degli Esteri albanese che appunto aveva messo in discussione il futuro dell’accordo e dell’attività dei Centri per il Rimpatrio italiani in Albania, ovvero le strutture di Gjadër e Shëngjin,

Tanto è bastato naturalmente ad alzare un polverone di polemica in Italia con l’opposizione subito pronta ad andare all’attacco del Governo e del Centrodestra e il forte rischio di una crisi diplomatica tra i due Paesi.

D’altronde le dichiarazioni del rappresentante dell’Esecutivo di Tirana, Ferit Hoxha, ben si prestavano a creare un vero e proprio caso, subito ripreso dal Centrosinistra, ma anche dalla trasmissione di Rete 4, “E’ ancora Cartabianca”, condotta da Bianca Berlinguer.

Ferit Hoxha, Ministro degli Esteri dell’Albania

Queste le parole del Ministro degli Esteri:

“L’accordo ha una durata di cinque anni e non sono sicuro che ci sarà un rinnovo”.

Il perché dei dubbi di Tirana

In realtà, l’eventualità di una possibile cessazione dell’accordo riguarda proprio la “collocazione internazionale” della stessa Albania nell’ambito europeo.

Come in effetti spiegato da Hoxha:

“Una volta che l’Albania farà parte dell’Ue (non prima del 2030), non sarà più considerata extraterritoriale”.

Da qui dunque tutta una serie di procedure legislative e burocratiche cui si dovrà tener conto.

Perché se l’Albania porterà avanti il suo iter per entrare nell’Ue, scatterebbero in quel caso nuovi vincoli come appunto per tutti i altri membri dell’Unione.

Considerando che l’accordo con l’Italia è stato ratificato a inizio 2024, per proseguire, nel 2029, occorrerà ricorrere a una proroga pochi mesi prima della scadenza.

Le reazioni all’intervista del Ministro albanese

Come detto, subito l’opposizione di Centrosinistra si è lanciata all’attacco del Governo.

Durissimo il primo commento a caldo del Movimento 5 Stelle:

“La posizione illustrata dal Ministro Hoxha ha di fatto confermato e certificato il fallimento del protocollo. Uno spreco di quasi un miliardo per un progetto che è nato e continua a vivere in un fallimento perenne, con qualche decina di migranti portati lì dai Cpr italiani”.

Laconica la nota del Pd, “Un progetto nato male e andato peggio”, mentre ha Avs ha chiesto apertamente che la premier Giorgia Meloni “porti delle spiegazioni, oltre a scusarsi per aver portato avanti testardamente questo protocollo”.

La marcia indietro dell’Albania, la nota del premier Rama

Fatto sta che poi in serata, sulla vicenda proprio l’Albania ha fatto quella che appare come la più classica delle marce indietro.

E a intervenire in prima persona è stato il premier Edi Rama sul suo profilo X:

Giorgia Meloni con Edi Rama
Giorgia Meloni con Edi Rama

“A tutti i giornalisti italiani, e non solo, che mi stanno contattando riguardo a una citazione fuorviante riportata da un organo di stampa dopo un’intervista al Ministro degli Esteri albanese: permettetemi di ribadire, con chiarezza e spero una volta per tutte, che il nostro Protocollo con l’Italia è qui per restare, per tutto il tempo che l’Italia lo vorrà”.

La posizione del Governo

La premier Meloni in serata ha pubblicato il post di Rama, ringraziandolo, mentre in precedenza il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva commentato:

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Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno

“Sul Protocollo Italia-Albania la cooperazione tra i due Paesi prosegue. L’Italia continuerà a sostenere attivamente l’Albania nel percorso di adesione alla Ue”.

Ancor più perentoria la disamina del vicepremier e Ministro degli Esteri Antonio Tajani che aveva incontrato Hoxha in un “bilaterale”:

“Non mi ha detto assolutamente nulla. Il 2030 è lontano, pensiamo a quello che dobbiamo fare adesso”.

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Antonio Tajani, vicepremier e Ministro degli Esteri

I centri per i rimpatri in Albania, che tormentone

La vicenda dei Cpr italiani in Albania nasce nel 2023, quando il Governo di Giorgia Meloni firma un accordo con l’Albania di Edi Rama per creare due centri sul territorio albanese, appunto quelli di Gjadër e Shëngjin, ma gestiti dall’Italia.

Il centro italiano di permanenza di Gjader

L’idea era trasferire lì alcuni migranti soccorsi nel Mediterraneo, esaminare rapidamente le richieste d’asilo e rimpatriare chi non aveva diritto a restare.

In realtà, come ormai risaputo si è trattato di un progetto critico fin dall’inizio.

Le opposizioni di Centrosinistra, le Ong e numerosi giuristi hanno parlato di rischio violazione dei diritti umani e di “esternalizzazione” delle frontiere.

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Il Governo lo ha invece presentato come modello innovativo per ridurre gli sbarchi e velocizzare i rimpatri, tra l’altro raccogliendo più volte l’apprezzamento della Commissione europea e della sua presidente Ursula von der Leyen.

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Il braccio di ferro in Tribunale

La parte più tormentata è arrivata però con i ricorsi giudiziari.

Diversi tribunali italiani hanno bloccato o messo in dubbio alcuni trasferimenti, soprattutto sul tema dei “Paesi sicuri” e delle garanzie legali per i migranti.

Questo ha rallentato molto l’avvio effettivo del sistema.

Nel 2026 è arrivato un passaggio importante: l’avvocato generale della Corte di giustizia UE ha espresso un parere favorevole alla compatibilità del protocollo con il diritto europeo, purché siano garantiti tutti i diritti dei migranti.

Non è una sentenza definitiva, ma politicamente è stato letto dal Governo come una vittoria.

Intanto però restano molte polemiche: su tutte, i costi elevati della struttura, il numero relativamente basso di persone effettivamente trattenute, il nodo della reale utilità dei centri.