“Cosa fanno cento soldati Nato in Groenlandia? Sembra l’inizio di una barzelletta“.
La battuta del ministro della Difesa Guido Crosetto, pronunciata in Senato, fotografa la posizione del governo italiano sull’operazione militare Arctic Endurance, avviata nelle scorse ore in Groenlandia da un gruppo di Paesi europei membri della Nato.
In cosa consiste “Arctic Endurance“
L’iniziativa, proposta dalla Danimarca e sostenuta da Francia, Germania, Svezia, Norvegia, Regno Unito, Finlandia e Paesi Bassi, prevede l’invio sull’isola artica di un centinaio di militari per una missione a rotazione dalla durata limitata. Un’operazione dal peso militare ridotto ma dal valore politico evidente: un messaggio a Washington, dopo che Donald Trump ha rilanciato apertamente l’idea di un’acquisizione della Groenlandia per ragioni di sicurezza nazionale e contenimento di Russia e Cina.

Sul terreno, intanto, Arctic Endurance entra nel vivo. I primi militari francesi, tedeschi e svedesi sono già arrivati a Nuuk, seguiti da piccoli contingenti di altri Paesi alleati. I soldati europei si aggiungono ai circa 150-200 militari statunitensi già presenti sull’isola e alle forze danesi. La missione prevede attività di sorveglianza, supporto alle autorità locali, protezione delle infrastrutture strategiche e test operativi nel clima polare.
L’Italia resta fuori dall’operazione
L’Italia, però, resta fuori. Nessun contingente, nessuna bandiera tricolore tra i reparti schierati a Nuuk o nelle basi danesi. Una decisione presa dal governo, condivisa con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni – in questi giorni in missione in Asia – e ribadita dai ministri della Difesa e degli Esteri.
“Non è una gara a chi manda i militari in giro per il mondo – insiste Crosetto – il nostro è un atteggiamento razionale. Abbiamo chiesto che fosse la Nato a coordinare. Bisogna unire e non spaccare“.

Il timore, a Roma, è che l’iniziativa europea si trasformi in un cortocircuito politico: una Nato europea che risponde a una Nato americana, con il rischio di alimentare fratture interne all’Alleanza atlantica. “Siamo tutti nella Nato“, ha ricordato anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, sottolineando che l’unica strada percorribile per l’Italia resta quella politica e diplomatica formalizzata nel documento sull’impegno italiano nell’Artico.
Nel testo, l’Italia riconosce che, pur non essendo uno Stato artico, la stabilità della regione ha implicazioni dirette per la sicurezza europea e per l’Alleanza atlantica. Roma ribadisce dunque il sostegno alla sovranità della Groenlandia, territorio autonomo del Regno di Danimarca, e propone come contributo competenze in cyber-resilienza, protezione delle infrastrutture critiche, cooperazione satellitare per la sorveglianza marittima, il monitoraggio ambientale e il controllo delle rotte artiche, oltre alla condivisione di best practices Nato-Ue contro le interferenze ibride.