Bagarre

Caso Delmastro, la Camera nega l’accesso alle chat: scontro in Aula tra maggioranza e opposizioni

Il voto segreto respinge la richiesta della Procura di Roma con 206 voti favorevoli e 133 contrari

Caso Delmastro, la Camera nega l’accesso alle chat: scontro in Aula tra maggioranza e opposizioni

Mercoledì 5 agosto 2026 è stata una giornata di alta tensione alla Camera dei Deputati sul caso che riguarda l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro.

L’Aula ha respinto la richiesta della Procura di Roma di accedere alle chat dell’esponente di Fratelli d’Italia, provocando una dura contrapposizione tra maggioranza e opposizioni, con urla, proteste e accuse reciproche.

La seduta è stata sospesa dopo un acceso confronto politico che ha coinvolto diversi gruppi parlamentari.

Il voto sulla richiesta

Il voto è arrivato dopo il confronto sull’accessibilità delle conversazioni inviate dai pubblici ministeri ai componenti della Giunta per le autorizzazioni.

La maggioranza ha difeso la scelta sostenendo che non si tratti di uno strumento per ostacolare la magistratura.

Il relatore di maggioranza in Giunta, Pietro Pittalis, ha dichiarato che non esiste “nessuno scudo per ostacolare il lavoro della magistratura”, invitando le opposizioni a proporre una modifica costituzionale se contestano l’articolo 68 della Costituzione sulle immunità parlamentari.

Il risultato finale

La votazione si è svolta a scrutinio segreto, su richiesta delle opposizioni, e si è conclusa con 206 voti favorevoli alla posizione della maggioranza e 133 contrari.

Dopo il voto, alcuni parlamentari del Centrodestra hanno commentato: “Stavolta niente franchi tiratori”.

Dai tabulati risultano 30 non partecipanti al voto, di cui 20 non giustificati.

Le proteste dell’opposizione

Le opposizioni hanno contestato duramente la decisione della Camera.

Elisabetta Piccolotti ha accusato la maggioranza affermando:

“È una barbarie impedire le indagini sulla mafia”.

Durante la protesta, alcuni deputati di Alleanza Verdi e Sinistra hanno manifestato in Aula con gli occhi bendati.

Il deputato renziano Mauro Del Barba ha invece sostenuto che, a differenza del caso Open, “in questo caso la Procura di Roma ha seguito un percorso ineccepibile”.

Nel dibattito sono stati richiamati anche altri casi giudiziari e politici, tra cui il caso Open che ha coinvolto Matteo Renzi.

La maggioranza ha citato inoltre le conversazioni del senatore del Movimento 5 Stelle Roberto Scarpinato con l’ex magistrato Gioacchino Natoli, sostenendo la necessità di un’applicazione coerente delle regole sulle immunità.

Il botta e risposta Conte

Nel corso della seduta è intervenuto anche il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte.

Conte ha criticato l’assenza di esponenti del Governo nei banchi dell’esecutivo, ma la presidente di turno Anna Ascani ha ricordato che, trattandosi di una deliberazione interna alla Camera, la presenza del Governo non era prevista.

Il leader pentastellato ha accusato la maggioranza di aver “macchiato con disonore le istituzioni” e di utilizzare uno “scudo” politico.

Le accuse su Borsellino

Il momento più controverso del dibattito è arrivato con l’intervento del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami.

Durante le dichiarazioni di voto, Bignami ha chiamato in causa la figura di Paolo Borsellino e l’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.

“Per noi fu una sconfitta che il Msi nel maggio del 1992 non riuscì a far eleggere Paolo Borsellino presidente della Repubblica. La sinistra fece eleggere Oscar Luigi Scalfaro che un anno dopo liberò 300 mafiosi al 41bis”.

Le parole hanno provocato la reazione immediata delle opposizioni, che le hanno definite “indegne” e hanno ipotizzato anche il riferimento al reato di vilipendio. Da Fratelli d’Italia la replica è stata: “Fatti”.

Anche la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein è intervenuta duramente nel dibattito.

Non vogliamo mai più sentire nominare Paolo Borsellino”, ha dichiarato, rivolgendosi poi alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni: “Ha detto che non avrebbe più coperto nessuno, perché sta facendo il contrario?”.

La replica della maggioranza

La maggioranza ha difeso il voto sostenendo che la decisione sia legata esclusivamente a valutazioni tecniche sulla richiesta della Procura.

La deputata della Lega Laura Cavandoli ha spiegato che nella richiesta dei magistrati sarebbe presente “una grave carenza motivazionale”.

Bignami ha poi replicato alle accuse chiedendo anche la pubblicazione delle chat relative agli appalti delle mascherine e respingendo le critiche sulla gestione del caso Delmastro.