La richiesta di accedere alle chat, alle conversazioni telefoniche scritte, di Andrea Delmastro, l’ex sottosegretario alla Giustizia, di Fratelli d’Italia, finito da tempo nell’occhio del ciclone per una partecipazione societaria in un’attività commerciale “chacchierata”.
C’è infatti un nuovo sviluppo nell’inchiesta ribattezzata “Bisteccheria d’Italia”, il filone coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma che punta a ricostruire presunti rapporti economici e finanziari riconducibili all’area del clan Senese nel tessuto imprenditoriale della Capitale.
Fari puntati sulle chat dell’ex sottosegretario, la richiesta della Procura
La Procura di Roma ha infatti chiesto alla Giunta per le autorizzazioni della Camera di poter acquisire integralmente le comunicazioni intercorse tra Mauro Caroccia — condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso — e il deputato di FdI Andrea Delmastro Delle Vedove, appunto ex sottosegretario alla Giustizia e tra i “fedelissimi” della premier Giorgia Meloni.

La richiesta arriva dopo il sequestro del cellulare di Caroccia disposto dagli investigatori nelle scorse settimane.
Dall’analisi del dispositivo sarebbe emersa la necessità di approfondire anche le conversazioni con il parlamentare piemontese, che al momento non risulta indagato.
Una vicenda intricata, dove si indirizzano le indagini
Al centro degli accertamenti c’è la società “Le Cinque Forchette srl”, titolare del marchio “Bisteccheria d’Italia”, locale di via Tuscolana nel quale Delmastro aveva detenuto quote insieme a Miriam Caroccia, figlia dell’imprenditore.
Parallelamente all’attività della magistratura, resta aperto anche il fronte politico.
La Procura starebbe valutando l’acquisizione agli atti dell’audizione resa da Delmastro davanti alla Commissione parlamentare Antimafia, convocata dopo le relazioni del questore di Roma Roberto Massucci sulla presenza delle mafie nell’economia cittadina.
Le spiegazioni del diretto interessato
Nel corso dell’audizione, Delmastro ha escluso di essere mai stato consapevole dei precedenti giudiziari di Caroccia e ha sostenuto di non aver ricevuto alcun “alert” da professionisti o istituti bancari.
Il deputato ha spiegato di aver frequentato inizialmente il ristorante dopo averlo trovato su un App e di esserci andato perché gli sembrava un locale “ben frequentato” e dalla “struttura simpatica”, raccontando anche che l’idea di tornarci nacque perché la bisteccheria appariva “carina e accogliente”.
Versione che ha ribadito davanti ai commissari di Palazzo San Macuto aggiungendo poi conoscendo in un momento successivo Caroccia lo stesso gli avesse evidenziato il fatto che “il locale era troppo grande e dunque la necessità di avere un socio”.
La doppia svolta di Delmastro, niente più rapporti con Caroccia e…niente più carne
L’ex sottosegretario ha inoltre rivendicato di aver interrotto ogni rapporto societario subito dopo aver appreso della condanna definitiva di Caroccia:
“Se avessi saputo chi fosse, non avrei mai fatto società con lui”.
Una dichiarazione seguita dalla spiegazione di sentirsi a sua volta “vittima” di una vicenda che lo ha poi portato alle dimissioni dall’incarico governativo.
L’esponente di FdI ha ammesso quella che ha definito una grave leggerezza politica: non aver effettuato verifiche più approfondite su Caroccia, circostanza che — ha riconosciuto — sarebbe emersa con facilità anche attraverso una semplice ricerca online.
Una superficialità che, ha spiegato, ha avuto conseguenze politiche pesanti fino alle sue dimissioni dal Governo.
Intanto, tra ironie e retroscena politici, nei corridoi parlamentari è ormai diventata un tormentone accolto anche con una buona dose d’ironia l’altra “svolta” di Delmastro: l’aver cambiato i propri gusti alimentari a tavola, raccontando tale aneddoto proprio durante l’audizione davanti alla Commissione parlamentare Antimafia:
“Ormai sono diventato vegetariano, non mangio più carne da tempo”.