Brigate Rosse

Cascina Spiotta 1975, chiesto ergastolo per Curcio e Moretti

La procura di Alessandria propone il carcere a vita e ventuno anni di reclusione per la sparatoria del 1975 legata al sequestro Gancia

Cascina Spiotta 1975, chiesto ergastolo per Curcio e Moretti

Nella giornata di venerdì 19 giugno 2026, l’ufficio del pubblico ministero di Alessandria ha formulato le richieste di pena nel processo relativo ai fatti della Cascina Spiotta, l’edificio situato nell’alessandrino dove il 5 giugno 1975 si verificò un violento scontro a fuoco. Il magistrato Emilio Gatti, al termine di una requisitoria durata oltre tre ore davanti alla Corte d’assise, ha sollecitato la pena dell’ergastolo per i cofondatori delle Brigate Rosse Renato Curcio e Mario Moretti. Per il terzo imputato, Lauro Azzolini, la richiesta è di ventuno anni di reclusione, grazie al riconoscimento delle attenuanti generiche motivate dalla confessione resa dall’ex militante.

La ricostruzione dello scontro del 1975

La vicenda giudiziaria affonda le radici nel sequestro dell’industriale vinicolo Vittorio Vallarino Gancia, bloccato dal nucleo armato a scopo di autofinanziamento. La mattina del 4 giugno 1975, i militari dell’Arma individuarono il nascondiglio nella struttura rurale. L’irruzione causò un conflitto a fuoco nel quale persero la vita l’appuntato dei carabinieri Giovanni D’Alfonso e la dirigente della colonna torinese Margherita Cagol. Secondo la tesi dell’accusa, la militante venne colpita mentre era disarmata, dopo aver sollevato le mani. L’azione penale per il sequestro di persona risulta estinta per intervenuta prescrizione, lasciando aperto solo il reato di concorso in omicidio aggravato.

Le impronte e la svolta investigativa

La posizione di Lauro Azzolini si è definita a seguito delle ammissioni dello scorso anno, quando l’ottantatreenne ha confermato di essere il componente del gruppo fuggito nei boschi per evitare la cattura. Gli accertamenti scientifici condotti sul testo della relazione interna, redatta per informare i vertici del movimento e destinata alla pubblicazione sulla rivista clandestina del gruppo, hanno evidenziato undici impronte digitali riconducibili all’imputato. Il quarto imputato inserito nel medesimo decreto di rinvio a giudizio, Pierluigi Zuffada, è deceduto prima dell’inizio del dibattimento, estinguendo così la propria posizione processuale.

Le critiche della difesa e il dibattito storiografico

Lo svolgimento del dibattimento a oltre mezzo secolo dalla data del reato solleva riserve di natura tecnica e sostanziale tra gli osservatori. Gli esperti di storia della lotta armata rilevano come la distanza temporale impedisca una corretta conservazione delle prove forensi e alteri la comprensione del contesto politico originario. I difensori degli imputati hanno evidenziato carenze nei rilievi iniziali sulla scena del crimine, caratterizzati da manipolazioni dei reperti e dall’assenza di perizie balistiche in grado di definire le traiettorie dei proiettili. La richiesta della difesa di eseguire una nuova perizia tecnica non ha trovato l’appoggio delle parti civili.