La proposta di legge unitaria presentata dalle opposizioni per introdurre il congedo parentale paritario obbligatorio è stata bocciata dal centrodestra, che ha messo in evidenza l’elevato costo della misura.
La proposta prevedeva cinque mesi di congedo parentale obbligatorio, non trasferibile tra madre e padre, con una retribuzione pari al 100% dello stipendio per entrambi i genitori. Tuttavia, il principale ostacolo al suo passaggio è stato rappresentato dai costi previsti per l’applicazione della legge, che hanno sollevato preoccupazioni fra i membri della maggioranza.
Duro il commento della segretaria del Pd, Elly Schlein:
“Io mi chiedo come la presidente Meloni, la prima presidente del Consiglio donna di questo Paese, possa essere contro questo testo. E mi chiedo – ha aggiunto – a cosa serve una premier donna se non combatte per migliorare le condizioni di vita di tutte le altre donne di questo Paese”.
Il parere della Commissione Bilancio
Martedì 24 febbraio 2026, la Commissione Bilancio della Camera dei deputati ha approvato un parere soppressivo del testo, bloccando di fatto la proposta delle opposizioni. Nonostante il tentativo delle forze di minoranza di guadagnare tempo, chiedendo un approfondimento tecnico della proposta, il parere della Ragioneria generale dello Stato ha avuto un peso decisivo. Il documento, firmato dalla ragioniera generale Daria Perrotta, ha evidenziato che “la copertura risulta inidonea”.
La Ragioneria ha precisato che la copertura finanziaria era stata “formulata in termini meramente programmatici”, facendo riferimento a misure indeterminate, e quindi non sufficientemente robuste per sostenere i costi certi e quantificabili del congedo.
Le stime indicano che la proposta avrebbe comportato una spesa di circa 3,7 miliardi di euro nel 2026, cifra che sarebbe aumentata progressivamente fino a raggiungere i 4,5 miliardi annui a partire dal 2035.
I dettagli
La proposta di legge delle opposizioni prevedeva significativi cambiamenti rispetto alla normativa attuale sui congedi parentali. In primo luogo, il congedo di maternità sarebbe stato esteso e retribuito al 100% per tutte le lavoratrici, incluse quelle autonome e libere professioniste. Inoltre, l’assegno di maternità per le lavoratrici atipiche sarebbe stato incrementato a 2.500 euro.
Un altro punto cruciale della proposta era l’introduzione del congedo parentale paritario. Questo avrebbe esteso la durata del congedo di paternità da soli 10 giorni a cinque mesi, estendendo il diritto a entrambi i genitori, che avrebbero avuto la possibilità di fruire del congedo nei primi 18 mesi dalla nascita del bambino. La misura sarebbe stata applicata anche ai lavoratori autonomi, i quali oggi non godono di diritti equivalenti.
Ira delle opposizioni
La bocciatura della proposta ha suscitato forti critiche dalle opposizioni, che hanno accusato il governo di non tutelare le famiglie e di non investire nel benessere dei cittadini.
La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha lanciato un appello alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, chiedendole di riflettere sulla necessità di una misura del genere:
“Io mi chiedo come la presidente Meloni, la prima presidente del Consiglio donna di questo Paese, possa essere contraria a questa legge. E mi chiedo a che cosa serva una premier donna se non si batte per migliorare le condizioni di vita di tutte le altre donne di questo Paese”. Schlein ha sottolineato come il congedo paritario sarebbe stato un sostegno importante per la redistribuzione del carico di cura, un tema che pesa maggiormente sulle donne. “Noi chiediamo alla maggioranza e al presidente del consiglio Giorgia Meloni di fermarsi, di ripensarci o quantomeno di assumersi la responsabilità di dirci perché no”, ha aggiunto.
Anche il leader pentastellato Giuseppe Conte ha commentato la situazione durante una conferenza stampa, ricordando che il governo aveva promesso sostegno alle famiglie durante la campagna elettorale.
“Ormai il tasso di natalità è sceso a 1,18 e ci aspettiamo un tasso ancora più basso”, ha detto l’ex premier. Secondo lui, l’atteggiamento della maggioranza è stato di chiusura, anche su altre proposte come il salario minimo e la riduzione dell’orario di lavoro. “La battaglia non si ferma qui”, ha concluso.
Anche il coportavoce di Avs, Angelo Bonelli, ha criticato la decisione del governo, accusandolo di essere “nemico delle politiche per la famiglia” e di non trovare i fondi necessari per il welfare, pur trovando risorse per altre voci come le spese militari e il progetto del Ponte sullo Stretto.
“Dicono non ci sono i soldi, ma i soldi per le armi o per il Ponte sullo Stretto li trovano, per costruire lo stato sociale no e questo ha la firma di Giorgia Meloni”, ha affermato Bonelli.
Maria Elena Boschi (Italia Viva) ha enfatizzato l’importanza del congedo parentale come strumento di parità tra uomini e donne:
“Il congedo parentale è un elemento di parità perché ad oggi sono sempre le donne a sentirsi dire ‘ma hai intenzione di diventare madre?’. Questo cambiamento nella condivisione della responsabilità genitoriale permetterebbe di cambiare il modello di rapporto uomo-donna e di permettere ai figli di avere entrambi i genitori in quel ruolo”, ha spiegato Boschi, aggiungendo che la proposta avrebbe anche contribuito a risolvere alcuni dei motivi per cui molti giovani italiani scelgono di emigrare.
Per Elena Bonetti, presidente di Azione, la bocciatura della legge rappresenta un errore, poiché la mancata introduzione di un congedo parentale paritario crea “una disparità nell’ambito familiare ma anche nel mondo del lavoro”, dove le donne continuano a essere svantaggiate. Bonetti ha ribadito che, nonostante Azione non faccia parte della coalizione di opposizione, la proposta rappresenta una battaglia giusta, che meriterebbe di essere discussa seriamente.
Calderone: “Credo più nel congedo paritario che ne salario minimo”
Interessanti le dichiarazioni sul tema della ministra del Lavoro e delle Politiche sociali Marina Calderone al Forum ANSA, a tutti gli effetti fra i pilastri della maggioranza. Che, nonostante la bocciatura, dichiara:
“Credo molto di più nel congedo paritario che nel salario minimo. Certamente il salario minimo è un percorso che è stato proposto dalle opposizioni e che il governo non è in una condizione di condividerlo, perché la nostra impostazione è quella di sostenere la contrattazione e i rinnovi contrattuali”.
La denatalità che avanza
La proposta arriva in un momento cruciale per l’Italia, con il tasso di natalità in continua discesa. Secondo i dati Istat, nel 2025 il numero di nati ha registrato un calo del 6,3% rispetto all’anno precedente. L’incertezza economica e la mancanza di politiche familiari efficaci sono tra i fattori principali che spingono sempre più giovani a non formare una famiglia.
L’Italia si trova a dover affrontare una grave crisi demografica, con una popolazione in invecchiamento e una forza lavoro in contrazione, con conseguenze dirette sulla sostenibilità del sistema pensionistico e sanitario.
Le politiche di welfare inadeguate, come la scarsità di servizi di assistenza all’infanzia e la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia, gravano soprattutto sulle donne.