cosa significa

Autonomia Differenziata: domani il passaggio storico in Cdm con la partecipazione dei governatori

Presenti i presidenti di Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto che puntano a maggior libertà di gestione dei propri servizi sanitari, scolastici e ambientali

Autonomia Differenziata: domani il passaggio storico in Cdm con la partecipazione dei governatori

Domani, mercoledì 17 febbraio 2026, il Consiglio dei Ministri (Cdm) segnerà un passaggio storico per l’autonomia delle regioni italiane.

Durante il Cdm, si discuteranno gli schemi di intesa preliminare per l’autonomia differenziata delle regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, che hanno già sottoscritto le pre-intese con il Governo.

Autonomia Differenziata: domani il passaggio storico in Cdm con la partecipazione dei governatori
Bucci-Calderoli

Il pre-incontro di ieri

Ieri, 16 febbraio, il ministro degli Affari regionali, Roberto Calderoli, ha incontrato i presidenti delle quattro regioni coinvolte – Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto – per discutere gli schemi preliminari di queste intese. Durante il meeting, è stato confermato che questi orientamenti, già concordati con gli altri ministeri, sono definiti e pronti per essere portati in Cdm.

Questi schemi di intesa riguardano l’attribuzione di competenze specifiche in ambiti cruciali come la protezione civile, le professioni, la previdenza complementare, la tutela della salute, e la finanza pubblica. Calderoli ha anche sottolineato l’importanza di un’ulteriore apertura a nuove regioni, al di là degli schieramenti ideologici, e ha auspicato che più regioni possano intraprendere lo stesso cammino in futuro.

Perché è storico?

La partecipazione diretta dei governatori di Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto al Consiglio dei ministri di domani è significativa sia simbolicamente che istituzionalmente.

Simbolicamente, indica una collaborazione tra il Governo centrale e le Regioni per definire il futuro del sistema autonomo italiano. Istituzionalmente, questa partecipazione è prevista dalla legge e segna l’avvio ufficiale del processo formale per l’autonomia differenziata.

Autonomia Differenziata: domani il passaggio storico in Cdm con la partecipazione dei governatori
Fontana-Calderoli

Come funziona il processo di autonomia differenziata

Per capire cosa accadrà domani e come questo influirà sul nostro sistema, vediamo come funziona il processo di autonomia differenziata.

  1. Iniziativa Regionale: Le regioni (come quelle coinvolte nell’incontro di ieri) avviano il negoziato con il Governo per chiedere competenze su 23 materie specifiche, tra cui sanità, istruzione, ambiente e trasporti.

  2. Negoziazione e Intesa Preliminare: Dopo un negoziato tra la regione e il Governo, viene siglata una pre-intesa che definisce quali competenze saranno trasferite alla regione e come verranno gestite. Questo è ciò che è stato fatto ieri con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto.

  3. Definizione dei LEP (Livelli Essenziali di Prestazione): Per 14 materie (come sanità, istruzione e ambiente), è necessario stabilire dei LEP, che sono degli standard minimi di servizi che devono essere garantiti in tutte le regioni italiane. Questa fase è cruciale per evitare disuguaglianze tra regioni. Alcune materie, però, non richiedono i LEP, come professioni e previdenza complementare.

  4. Approvazione in Consiglio dei Ministri e Conferenza Unificata: Dopo che il Cdm approva la pre-intesa, essa deve essere esaminata dalla Conferenza Unificata, che include rappresentanti del Governo, delle Regioni e dei Comuni. La Conferenza ha 60 giorni per esprimere un parere, ma questo parere non è vincolante.

  5. Passaggio in Parlamento: Dopo la conferenza, l’intesa passa alle Camere, dove il Parlamento avrà 90 giorni per esprimere un parere. A questo punto, il Consiglio dei Ministri si prepara a redigere l’intesa finale, che dovrà essere approvata definitivamente.

  6. Legge di Ratifica: Una volta che il Parlamento approva l’intesa, il Governo può preparare un disegno di legge per la ratifica. Se approvato, l’intesa diventa ufficiale e la Regione acquisisce la competenza sulle materie stabilite.

Cosa cambia con l’Autonomia Differenziata?

L’introduzione dell’autonomia differenziata permetterà a ciascuna regione di gestire autonomamente alcune materie, ottenendo maggiore potere legislativo e amministrativo. Ad esempio, le regioni coinvolte (come la Lombardia o il Veneto) potrebbero avere più libertà nell’organizzare i propri servizi sanitari, scolastici o ambientali senza dover seguire le linee guida nazionali, adattandole meglio alle esigenze locali.

Questo processo porterà anche ad un maggiore controllo delle risorse locali, che potranno essere gestite dalle singole regioni, sulla base delle proprie necessità e della spesa storica. Allo stesso tempo, le regioni più ricche potrebbero avere più entrate fiscali (secondo il principio del federalismo fiscale), mentre le regioni meno ricche potrebbero temere di non ricevere abbastanza risorse dallo Stato centrale.

Le critiche

Una delle principali preoccupazioni riguarda i divari regionali. Le regioni del Nord, che già dispongono di maggiori risorse e infrastrutture, potrebbero avvantaggiarsi rispetto a quelle del Sud, creando disuguaglianze nella qualità dei servizi offerti ai cittadini.

Per esempio, una regione del Nord potrebbe garantire un sistema sanitario più efficiente, mentre una del Sud potrebbe trovarsi con risorse più limitate.

Anche la coesione nazionale è un tema caldo: se ogni regione gestisce la propria sanità, istruzione e ambiente, potrebbero sorgere differenze significative fra le prestazioni in ogni parte del Paese.