Centrodestra nel caos? Un incidente di percorso? O (difficile) un semplice malinteso?
E’ di fatto uno degli argomenti del giorno.
Perché la discussione sulla sicurezza energetica al Senato si è trasformata in un nuovo terreno di tensione per la maggioranza di Governo, facendo emergere divisioni interne sul tema dell’aumento delle spese militari richiesto dalla Nato.
Il “caos” in Parlamento, Governo “sotto stress”, cosa è successo
Per alcune ore, a Palazzo Madama, il governo è apparso in difficoltà dopo la comparsa, all’interno di una mozione della maggioranza, di un passaggio che invitava l’esecutivo a rivedere gli obiettivi più ambiziosi in materia di difesa, incluso il traguardo del 5% del Pil destinato alle spese militari.
Un riferimento che è stato successivamente eliminato dal testo definitivo dopo un confronto ai vertici dell’esecutivo.
Il dibattito nasce nel contesto della discussione sulle politiche energetiche europee e sulle richieste avanzate dall’Italia a Bruxelles affinché gli investimenti necessari per affrontare la crisi energetica vengano esclusi dai vincoli del Patto di stabilità.
Parallelamente, le opposizioni avevano presentato una mozione unitaria con cui chiedevano al governo di riconsiderare l’impegno assunto in sede Nato sull’incremento della spesa per la difesa.
Il dibattito in Aula, cronaca di una giornata ad alta tensione
Durante la seduta, la vicepresidente del Senato Mariolina Castellone ha annunciato il deposito di una mozione sottoscritta dai capigruppo della maggioranza.
Nel testo, dedicato principalmente alla sicurezza energetica, era stato inserito anche un punto relativo agli impegni italiani nell’Alleanza Atlantica.
In particolare, si chiedeva al Governo di mantenere una linea “realistica e credibile” all’interno della Nato e di rivalutare obiettivi considerati troppo onerosi alla luce della situazione economica nazionale.
Quel passaggio ha però immediatamente provocato irritazione nell’Esecutivo.
Secondo quanto trapelato da ambienti parlamentari, il punto non sarebbe stato infatti concordato con Palazzo Chigi.
Dopo un confronto serrato tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro della Difesa Guido Crosetto, il riferimento alla revisione della spesa militare è stato eliminato dalla mozione prima del voto finale.
Il “rimpallo” di colpe nella maggioranza
Nel frattempo, all’interno della maggioranza sono iniziati i rimpalli di responsabilità.
Il capogruppo della Lega Massimiliano Romeo, indicato da diversi osservatori come promotore dell’iniziativa, ha minimizzato l’accaduto sostenendo che il testo fosse stato condiviso da tutte le forze di centrodestra.

Romeo ha spiegato che si è poi deciso di rinviare il confronto sul tema della difesa a una sede più appropriata, considerando le diverse sensibilità presenti sia nella coalizione sia nel Governo.
Lo stesso esponente leghista ha inoltre attribuito a Forza Italia la stesura iniziale della mozione.
Ancora “dispetti” tra Lega e Forza Italia?
Subito il pensiero è andato alle schermaglie di queste ultime settimane tra Lega e Forza Italia.
E ancor di più a quelle tra i due vicepremier e segretari di partito Matteo Salvini e Antonio Tajani dopo le polemiche su permessi di soggiorno e cittadinanze da revocare seguiti ai drammatici eventi di sabato a Modena.

Dal canto suo, la presidente dei senatori azzurri Stefania Craxi ha escluso interferenze da parte dell’Esecutivo, spiegando che la modifica del testo sarebbe maturata nell’ambito del confronto parlamentare e ribadendo che la discussione sulla difesa meritava un contesto specifico.

Fatto sta che la giornata si è chiusa con nuove tensioni nella maggioranza anche su altri provvedimenti parlamentari.
In serata, infatti, è emerso un ulteriore attrito relativo a una mozione sull’agricoltura, con richieste di modifica avanzate proprio dal ministero degli Esteri guidato da Antonio Tajani.
La rivendicazione stizzita degli azzurri sarebbe stata interpretata come una risposta politica al tentativo della Lega di aprire il confronto sul riarmo.
Centrodestra nel caos? Gli attacchi dall’opposizione
La sorta di cortocircuito nella maggioranza, come era prevedibile, ha innescato un duro scontro politico.
Le opposizioni hanno accusato la maggioranza di incoerenza e confusione, sostenendo che il governo sia diviso sulla linea da seguire nei rapporti con la Nato e con gli Stati Uniti.
La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha parlato di un Esecutivo “in difficoltà”, ricordando come solo pochi mesi fa la presidente del Consiglio avesse difeso pubblicamente la necessità di aumentare gli investimenti nella difesa.

Anche il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha attaccato la maggioranza, sostenendo che il Governo abbia perso compattezza e credibilità:
Conte pesantissimo, “Spese folli, Governo a pezzi”
Proprio dall’ex presidente del Consiglio sono arrivati gli attacchi più pesanti:

“Quanto accaduto ha del clamoroso: il Governo è a pezzi, ha perso la bussola e anche la pur minima credibilità. Dopo la batosta del referendum e a pochi mesi dalle elezioni, la stessa maggioranza boccia le firme più pesanti messe dalla sua Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. E riconosce, nei fatti, i pesanti errori commessi”.
E nel dettaglio Conte ha osservato:
“I capigruppo di maggioranza hanno infatti presentato in Senato una mozione per rivedere il folle impegno del 5% del Pil sulle spese militari firmato da Meloni. Poi però sono stati richiamati all’ordine: la figuraccia era troppo grossa per Meloni e il Governo, sconfessati dai loro stessi parlamentari sul folle Riarmo. E quindi hanno cambiato la mozione e si sono rimangiati tutto. Restano i cocci e una maggioranza a pezzi che sotto la facciata è spaccata e non condivide le scelte fatte da Meloni a livello internazionale che bloccano i soldi degli italiani su folli impegni di spesa in armi anziché sulle emergenze di famiglie e imprese. D’altronde la stessa Meloni ha sconfessato anche le sue firme sul disastroso patto di stabilità e sui vincoli europei”.