Nuova archiviazione nell’inchiesta sui presunti mandanti occulti delle stragi mafiose del 1993. Il gip del Tribunale di Firenze, Patrizia Martucci, ha disposto l’archiviazione delle accuse nei confronti di Marcello Dell’Utri, storico collaboratore di Silvio Berlusconi, nell’ambito del filone investigativo che ipotizzava collegamenti tra Cosa Nostra, l’ex presidente del Consiglio e la nascita di Forza Italia.
Il decreto porta la data del 15 gennaio 2026, ma la notizia è emersa il 4 giugno 2026. Si tratta della sesta archiviazione in circa trent’anni di indagini.
La decisione del giudice
Il passaggio centrale del provvedimento è netto, secondo la gip:
“Mancano elementi concreti su contatti/rapporti diretti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi e quindi Marcello Dell’Utri, stretto collaboratore di Berlusconi”.
Per questo motivo l’indagine è stata archiviata.
L’inchiesta della Dda di Firenze riguardava le stragi mafiose del 1993 a Firenze, Milano e Roma. L’ipotesi degli inquirenti era che la campagna stragista fosse stata pensata anche per creare un clima di paura favorevole a un nuovo assetto politico e all’ascesa di Forza Italia. Dell’Utri, in particolare, era accusato di aver istigato o sollecitato il boss Giuseppe Graviano nell’organizzazione degli attentati.
Un filone lungo trent’anni
La vicenda giudiziaria affonda le radici negli anni Novanta. Berlusconi e Dell’Utri erano stati iscritti per la prima volta nel registro degli indagati nel 1996, nell’ambito degli accertamenti sui possibili mandanti esterni delle stragi. Da allora il filone è stato più volte riaperto e richiuso, senza arrivare a un processo su questa specifica ipotesi. L’ultima archiviazione chiude quindi, almeno per ora, un capitolo giudiziario tra i più controversi della storia recente italiana.
Resta distinta da questa vicenda la condanna definitiva di Dell’Utri a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, già scontata, che riguarda un diverso procedimento e non le accuse relative alle stragi.
Le reazioni politiche
La decisione ha immediatamente riacceso il confronto politico. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato di “verità storica e giudiziaria incontrovertibile“, sostenendo che l’archiviazione confermi “l’assoluta inesistenza di rapporti tra Silvio Berlusconi e la criminalità organizzata”. Secondo Meloni, “i fatti e le decisioni giudiziarie spazzano via definitivamente ogni ombra”.

Molto dura anche Marina Berlusconi, presidente di Fininvest e Mondadori. Per la figlia dell’ex premier, l’inchiesta di Firenze è stata “un teorema giudiziario e mediatico costruito non con il cemento delle prove, ma con il fango del pregiudizio ideologico”. Marina Berlusconi ha poi legato la vicenda al tema più generale della giustizia, definendola ancora “un’emergenza” e richiamando l’assenza, a suo giudizio, di una vera responsabilità civile dei magistrati.
Per la sesta volta, i giudici non hanno individuato elementi concreti per sostenere l’accusa di rapporti diretti tra Cosa Nostra, Berlusconi e Dell’Utri in relazione alla stagione stragista.