Maggioranza di Centrodestra sul chi va là proprio pochi giorni dopo le “celebrazioni” del secondo Governo più longevo d’Italia.
Di fatto però l’Esecutivo e la coalizione di governo vivono un momento di nuove tensioni: Lega e Forza Italia tornano a confrontarsi duramente, dalle posizioni su Trump e il Papa fino al nodo del deficit nei rapporti con l’Unione europea.
Nel frattempo, alle 12 di oggi a Palazzo Chigi, la premier incontrerà i vicepremier Salvini e Tajani per fare il punto sul clima sempre più teso con gli Stati Uniti.
Le picconate di Trump, la difesa al Papa
Dopo il terzo attacco del presidente Usa al Papa, è arrivata ancora la difesa a Leone 14° dal mondo politico.
Se con con visioni e dichiarazioni più sfumate, il Centrodestra ha fatto quadrato attorno al Pontefice.
In primis il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani dalle sue pagine social ha commentato:
“Gli attacchi nei confronti del Santo Padre, capo e guida spirituale della Chiesa cattolica, non sono né condivisibili né utili alla causa della pace. Ribadisco il sostegno ad ogni azione e parola di Papa Leone, le sue sono testimonianze in favore del dialogo, del valore della vita umana e della libertà. Una visione che condivide anche il nostro governo, impegnato attraverso la diplomazia a garantire stabilità e pace in tutte le aree dove ci sono conflitti”.
Anche il collega di Governo e segretario nazionale della Lega Matteo Salvini si è schierato in difesa del Papa, anche se con un distinguo e parlando di un “malinteso” che è difficile da considerare in questi termini:
“Il Papa non si discute, si ascolta. Lo scontro tra Washington e il Vaticano non può compromettere i rapporti tra la Casa Bianca e il governo italiano. L’unica cosa di cui sono convinto è che siamo e rimarremo amici e alleati degli Stati Uniti, a prescindere da questo o quel malinteso, da questo o quel presidente. Sicuramente attaccare il Santo Padre non serve a nulla e non risolve alcun problema”.
La spina del deficit Ue, le divergenze tra Carroccio e azzurri
Certo è che sul deficit Ue stanno emergendo in questi giorni e in queste ore le divergenze di vedute più evidenti tra Lega e Forza Italia.
Come ormai risaputo, anche attraverso una campagna mediatica piuttosto “aggressiva”, la Lega preme per un approccio più autonomo, arrivando a proporre l’uscita unilaterale dal Patto di Stabilità dell’Ue.
In primis attraverso le parole e le esternazioni del leader (e vicepremier) Matteo Salvini che ha chiesto più volte in più occasioni pubbliche lo stop ai vincoli europei, sostenendo la necessità di investimenti nazionali per il Paese.
Stessa linea intrapresa da altri esponenti del partito (come ad esempio Claudio Borghi) che spingono per un superamento delle regole attuali, mentre il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si trova di fatto a trattare con l’Ue e a cercare se non altro un punto di incontro.
La posizione di Forza Italia, nessuna “rottura” con l’Europa e tanta diplomazia
In questo quadro, la posizione degli alleati di Governo è parsa fin da subito decisamente differente.
L’altro vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani è stato abbastanza eloquente e perentorio sulla questione esprimendosi in modo nettamente contrario all’uscita dal Patto di Stabilità, definendo l’ipotesi “sbagliata”.
Nella fattispecie, Forza Italia teme i contraccolpi sullo spread e l’instabilità finanziaria che un distacco dall’Europa comporterebbe.
Ecco perché piuttosto gli azzurri puntano a un rafforzamento dei conti pubblici e a un aumento dell’avanzo primario.
Due punti cruciali della vicenda, l’alleanza Confindustria-Cgil e i diversi “campi” della partita
Sullo sfondo un particolare non di poco conto: due punti cruciali che caratterizzano la vicenda.
Da una parte, la sollecitazione della Lega avallata “clamorosamente” in una sorta di “strana alleanza” da Confindustria e Cgil.
Dall’altra, la considerazione dei due differenti “campi” in cui si gioca praticamente la stessa partita.
Il Ministro Giorgetti nella trattativa ai tavoli di Bruxelles, la Lega a Roma, nei confronti del Governo e della maggioranza, alimentando non poco un clima di tensione nella coalizione di Centrodestra.
Il vertice della premier e dei suoi vice
Intanto oggi, mercoledì 6 maggio 2026, a mezzogiorno (è stato anticipato doveva svolgersi nel pomeriggio) è stato convocato un vertice tra la premier Giorgia Meloni e appunto i suoi vice (ma tutti e tre leader di partito) Antonio Tajani e Matteo Salvini.
All’ordine del giorno l’alta tensione con gli Stati Uniti dopo le ultimissime esternazioni di Trump contro il Papa, ma secondo quanto riportato oggi da Il Fatto quotidiano i tre dovrebbero parlare anche della nuova legge elettorale.