le reazioni

Alta tensione a Roma: aggressione Acca Larentia, spari contro Cgil a Primavalle

FdI: "Sinistra prenda distanze". Bonelli a Meloni: "Impossibile pacificazione se si tollera l’apologia del Fascismo, premier prenda distanze da saluti romani"

Alta tensione a Roma: aggressione Acca Larentia, spari contro Cgil a Primavalle

Roma ha vissuto una giornata di fortissima tensione politica e sociale, segnata dal riemergere di episodi di violenza organizzata, da atti di intimidazione armata e da commemorazioni che continuano a dividere l’opinione pubblica.

Il 7 gennaio 2026, data simbolo del ricordo della strage di Acca Larentia, ha riportato al centro della cronaca il tema mai risolto della memoria degli anni di piombo, in un intreccio di fatti che hanno attraversato l’intera città, dal quadrante sud-est fino a Primavalle.

L’aggressione alla vigilia della commemorazione

L’episodio che ha aperto la giornata si è verificato nella notte tra il 6 e il 7 gennaio 2025, nel quartiere Alberone, lungo via Tuscolana. Quattro militanti di Gioventù Nazionale sono stati aggrediti mentre si trovavano nel parcheggio di un supermercato, intenti ad affiggere manifesti in vista della commemorazione di Acca Larentia.

Secondo le prime ricostruzioni, ad assalirli sarebbe stato un gruppo numeroso di aggressori, tra le dieci e le venti persone, tutte incappucciate, alcune armate di spranghe, aste e altri oggetti contundenti.

L’azione è apparsa sin da subito rapida e coordinata, tanto da far ipotizzare una premeditazione. Gli aggressori avrebbero colpito con violenza per poi dileguarsi in pochi minuti. Le telecamere di videosorveglianza presenti nella zona potrebbero aver immortalato fasi dell’assalto: le immagini sono ora al vaglio della Digos della Questura di Roma, che ha avviato le indagini e trasmesso una prima informativa alla Procura.

Fra i giovani feriti figurano anche i figli di Sabrina Fantauzzi, portavoce del vicepresidente della Camera Fabio Rampelli. La donna ha affidato ai social il suo sfogo:

I miei figli e gli amici dei miei figli sono vivi per miracolo”, denunciando la violenza subita e lanciando un appello a fermare una spirale che rischia di riportare il confronto politico sul terreno dello scontro fisico.

La denuncia di Gioventù Nazionale

A parlare apertamente di aggressione organizzata è Francesco Todde, presidente di Gioventù Nazionale Roma.

Denunciamo una gravissima aggressione ai danni di quattro nostri militanti, compiuta da un commando strutturato e ben organizzato”, ha dichiarato. Secondo Todde, gli aggressori sarebbero stati dotati anche di radio ricetrasmittenti, elemento che rafforzerebbe l’ipotesi di un’azione pianificata.

Todde ha sottolineato come i ragazzi stessero svolgendo un’attività di carattere esclusivamente commemorativo, legata al ricordo del 7 gennaio 1978:

“Il nostro manifesto parla di libertà, di memoria e di rifiuto dell’odio politico che ha insanguinato il Paese. Non stavamo provocando nessuno”. E ha aggiunto: “In oltre dieci anni di attività, Gioventù Nazionale non si è mai resa protagonista di aggressioni di questo tipo”.

Il ricordo di Acca Larentia e il peso della storia

La data del 7 gennaio continua a rappresentare una delle ferite più controverse della storia repubblicana. Il 7 gennaio 1978, davanti alla sede del Movimento Sociale Italiano in via Acca Larentia, furono uccisi Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, militanti del Fronte della Gioventù, colpiti da un commando armato. Nelle ore successive, durante gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, morì anche Stefano Recchioni. Un episodio che si inserisce nella stagione degli anni di piombo, segnata dal terrorismo rosso e nero e da una spirale di violenza che travolse l’intero Paese.

Le commemorazioni e i saluti romani

Anche quest’anno, dopo la cerimonia istituzionale del mattino, la sera in via Acca Larentia si è svolta la tradizionale commemorazione promossa dall’area dell’estrema destra. Centinaia di militanti, provenienti da diverse città italiane, si sono radunati davanti all’ex sede del MSI. Alle 18 in punto, come da rituale consolidato, è risuonato il grido “per tutti i camerati caduti”, seguito dal “presente” ripetuto tre volte e dal saluto romano.

Alta tensione a Roma: aggressione Acca Larentia, spari contro Cgil a Primavalle
Commemorazione 2026

Tra i presenti, militanti di CasaPound, esponenti di altre formazioni neofasciste e anche il leader di Forza Nuova, Roberto Fiore. Una scena che si ripete di anno in anno, nonostante le contestazioni e le iniziative giudiziarie: nel 2024, infatti, trentuno militanti erano stati segnalati per la violazione delle leggi Scelba e Mancino proprio in relazione ai saluti romani effettuati durante la commemorazione.

A poche centinaia di metri, sull’Appia Nuova all’altezza dell’Alberone, si è svolto un contro-presidio antifascista, promosso da studenti e gruppi autonomi, sotto la vigilanza delle forze dell’ordine.

Le parole delle istituzioni

La giornata è stata accompagnata da numerosi interventi istituzionali.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nel ricordare il 48esimo anniversario della strage, ha parlato di “una pagina dolorosa della storia della nostra Nazione” e ha lanciato un appello esplicito: “L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale. Gli anni del terrorismo sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato”.

Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha definito l’aggressione ai militanti di Gioventù Nazionale “una vile manifestazione di odio politico”, ribadendo che “la memoria non può essere cancellata con la violenza”.

Il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli ha parlato di “un agguato premeditato e organizzato”, mentre il presidente dei senatori di Fratelli d’Italia Lucio Malan ha sottolineato la necessità di una condanna “senza ambiguità” di ogni forma di violenza politica.

I colpi di arma da fuoco contro la Cgil

Nel corso della mattinata, un altro episodio ha contribuito ad accrescere l’allarme. Alla riapertura della sede della Cgil di Roma e Lazio, nel quartiere Primavalle, sono stati scoperti cinque fori di proiettile sulle vetrate e sulle serrande. Un atto che il sindacato ha definito senza esitazioni “gravissimo e intimidatorio”.

“Abbiamo immediatamente richiesto l’intervento delle forze dell’ordine e sporto denuncia”, ha spiegato la Cgil in una nota, sottolineando come l’atto abbia colpito esclusivamente la sede sindacale e che non risultano rivendicazioni.

Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha parlato di un gesto che “colpisce uno dei presìdi fondamentali della vita democratica”.

La Cgil ha inoltre espresso preoccupazione per un clima di ostilità crescente, ma ha ribadito la volontà di continuare a presidiare il territorio: “Non ci lasceremo intimidire”.

Le reazioni del centrosinistra e le divisioni

Dal campo dell’opposizione sono arrivate reazioni non uniformi. Il senatore del Pd Filippo Sensi ha condannato con fermezza l’aggressione ai militanti di Gioventù Nazionale, parlando di un episodio “grave e preoccupante” che deve suonare come un richiamo alla responsabilità collettiva. Più critico Angelo Bonelli, co-leader di Alleanza Verdi-Sinistra, secondo cui gli appelli alla pacificazione rischiano di apparire contraddittori se non accompagnati da una condanna netta dell’apologia del fascismo.

Una giornata che riapre una frattura

Il 7 gennaio si conferma così una data che continua a dividere e interrogare il Paese. Tra aggressioni di strada, proiettili contro una sede sindacale e rituali che richiamano un passato irrisolto, Roma restituisce l’immagine di una città attraversata da fratture profonde, in cui la memoria degli anni di piombo resta un terreno di scontro.

E mentre cala la sera su via Acca Larentia, tra cordoni di polizia e slogan contrapposti, una voce isolata si leva da un balcone: “Viva l’Italia antifascista”. Un grido che, nel silenzio successivo, ricorda quanto la battaglia sul significato della storia e della democrazia sia tutt’altro che conclusa.