Discussione sul sostegno

Aiuti all’Ucraina, Crosetto alla Camera: “Difendere Kiev non è bellicismo”. Due leghisti votano contro

Fa discutere la quasi assenza della Lega: solo una ventina di deputati e nessun ministro del Carroccio sui banchi del governo

Aiuti all’Ucraina, Crosetto alla Camera: “Difendere Kiev non è bellicismo”. Due leghisti votano contro

Sostenere l’Ucraina non significa scegliere la guerra, ma impedire una catastrofe umanitaria ancora più grave. È il messaggio centrale ribadito dal ministro della Difesa Guido Crosetto nel suo intervento alla Camera dei deputati durante il dibattito sulla proroga dell’autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari a Kiev.

Crosetto ha respinto con fermezza le accuse di “guerrafondaismo”, sottolineando come l’Italia non abbia mai considerato l’invio di armi una soluzione al conflitto, né abbia mai sostenuto che l’Ucraina possa vincere la guerra sul piano militare.

“Aiutare una nazione a difendersi non è una scelta bellicista”, ha dichiarato, ribadendo che la diplomazia resta l’unico sbocco possibile, ma che senza una capacità difensiva adeguata non può esistere una pace giusta e duratura.

A fare rumore, però, è anche la quasi totale assenza della Lega e il “no” di due deputati del Carroccio.

“Ogni missile intercettato è una vita salvata”

Nel corso dell’informativa parlamentare, il ministro ha usato toni durissimi per descrivere la realtà quotidiana della guerra.

“Non esistono armi buone o cattive in sé – ha spiegato Crosetto – ma armi che possono impedire ad altre armi di colpire ospedali, scuole, centrali elettriche e palazzi civili”.

Lo spirito dell’aiuto italiano, ha aggiunto, è stato fin dall’inizio quello di proteggere la popolazione ucraina, non di alimentare il conflitto.

“Se avessi avuto la possibilità di dare all’Ucraina tutti i mezzi per fermare le bombe, lo avrei fatto senza sentirmi in colpa”, ha affermato il ministro, ricordando che anche nella notte precedente all’intervento missili e droni russi hanno continuato a colpire Kiev e altre città.

Da qui una frase diventata emblematica del suo discorso:

“Ogni missile intercettato è una vita salvata”.

La replica alle accuse del M5S: “Il decreto è una fotocopia”

Crosetto ha risposto direttamente alle critiche del deputato M5S Marco Pellegrini, ricordando che il decreto in discussione ricalca esattamente quelli approvati nei governi precedenti, incluso quello varato sotto l’esecutivo Draghi, sostenuto anche da forze oggi all’opposizione.

“È una fotocopia”, ha osservato il ministro, respingendo l’idea che l’attuale governo abbia introdotto una svolta militarista.

“Abbiamo aiutato l’Ucraina perché sopravvivesse e non venisse schiacciata”, ha aggiunto, sottolineando che nessun intervento sarebbe stato necessario se le truppe russe non avessero oltrepassato il confine nel febbraio 2022.

Il voto alla Camera e le divisioni politiche

Alla Camera erano state presentate sette risoluzioni: una unitaria della maggioranza e sei delle opposizioni (Pd, M5S, Avs, Azione, Italia Viva e Più Europa). L’Aula ha approvato la risoluzione della maggioranza con 186 voti favorevoli, 49 contrari e 81 astenuti, dando il via libera anche ad alcuni impegni contenuti nei testi di Pd, Azione, Iv e +Eu. Respinte invece le risoluzioni di M5S e Avs.

Ha fatto discutere l’assenza della Lega in Aula, con la presenza di solo una ventina di deputati e nessun ministro del Carroccio sui banchi del governo. A fianco di Crosetto erano presenti, tra gli altri, Antonio Tajani, Carlo Nordio, Luca Ciriani e Tommaso Foti. Il deputato leghista Stefano Candiani ha comunque ridimensionato le polemiche:

“Abbiamo sempre dato supporto e continueremo a farlo, aiutando il tavolo delle trattative”.

Due deputati della Lega, Rossano Sasso ed Edoardo Ziello, hanno votato no alla risoluzione della maggioranza, così come ha fatto anche il deputato del gruppo Misto, Emanuele Pozzolo, ex FdI.

“Ho votato no all’invio di soldi e armi a Zelensky – spiega Sasso sui social –  Qual è l’interesse nazionale? Quello di accettare ciò che ci impongono la von der Leyen e Macron, o quello che vogliono gli Italiani? La maggioranza degli Italiani ritiene che sarebbe meglio fare un passo indietro sulla questione Ucraina. Basta armi, basta soldi per Zelensky. Anche perché continuare a inviare armi e soldi non aiuta di certo il processo di pace e la pace ottenuta oggi sarà sempre meglio di quella di domani, perché più passano i giorni più le condizioni per raggiungerla saranno peggiori per gli Ucraini”.

Parlando con i giornalisti a Montecitorio, spiega invece Ziello:

“Nel decreto legge c’è espressamente il richiamo al sostegno militare all’Ucraina, una scelta politica. Per coerenza siamo passati dalle parole ai fatti”.

“Interrompere il sostegno oggi significa rinunciare alla pace”

Secondo Crosetto, sospendere ora gli aiuti all’Ucraina non accelererebbe la fine della guerra, ma rischierebbe di produrre una pace apparente, fragile e fondata sull’ingiustizia.

“Un arretramento del supporto internazionale non porterebbe alla pace favorirebbe al contrario una nuova escalation dell’aggressione”.

L’Ucraina, ha chiarito il ministro, non chiede armi per attaccare o vincere, ma per difendere il proprio territorio e la propria popolazione. Senza una capacità difensiva minima, qualsiasi negoziato sarebbe sbilanciato e destinato a fallire.

Emergenza umanitaria: “Paragonabile a Gaza”

Il quadro delineato dal ministro della Difesa è drammatico. L’Ucraina affronta un’emergenza umanitaria che Crosetto ha definito paragonabile, per intensità, a quella di Gaza, da oltre 1.421 giorni di guerra.

“Ogni giorno vengono colpite scuole, ospedali, infrastrutture energetiche e reti idriche”, ha ricordato, invitando a immedesimarsi in chi vive inermi uno degli inverni più rigidi d’Europa senza energia.

Secondo i dati citati dal ministro, le vittime sono ormai numeri da Prima guerra mondiale: oltre 700.000 morti ucraini e più di 1.200.000 russi, con migliaia di caduti anche nelle ultime settimane.

Russia e negoziati: “Mosca finge apertura”

Sul fronte diplomatico, Crosetto ha espresso forte scetticismo sulla reale disponibilità russa a un accordo.

“Mosca non ha mai interrotto bombardamenti e combattimenti, nemmeno per un giorno. Persino Hamas ha accettato tregue temporanee, mentre la Russia continua senza pause né gesti concreti”.

Per il ministro, la guerra è diventata per il Cremlino un elemento di legittimazione interna, mentre per gli ucraini è una questione di identità e sopravvivenza.

“L’unico realmente disponibile a discutere finora è stato l’Ucraina”, ha concluso, accusando Mosca di usare il negoziato solo per guadagnare tempo e consolidare i territori occupati, senza accettare nemmeno ipotesi di congelamento del fronte sul modello coreano o cipriota.

Intanto continuano gli attacchi

A confermare la gravità della situazione, nella mattinata di giovedì 15 gennaio 2026 le forze russe hanno colpito il centro di Bilopillia, nell’oblast’ di Sumy, con una bomba aerea guidata: un morto e quattro feriti, oltre a danni a una scuola, esercizi commerciali e veicoli. Un episodio che, secondo Crosetto, rende evidente perché la difesa dell’Ucraina resti una necessità immediata, non una scelta ideologica.