DRAMMA IN CORSO

1300 sfollati senza un destino certo, i geologi: “Niscemi non va ricostruita nelle aree instabili, ma delocalizzata”

Musumeci: "Prima di me 3 presidenti di Regione e 7 sindaci, verificherò cosa non è stato fatto"

1300 sfollati senza un destino certo, i geologi: “Niscemi non va ricostruita nelle aree instabili, ma delocalizzata”

Sono 1.309 gli sfollati registrati negli elenchi ufficiali della Protezione civile a Niscemi a seguito della drammatica frana iniziata il 16 e peggiorata drasticamente lunedì 25 gennaio 2026. “Il numero rimane costante”, fanno sapere dal Comune.

La stragrande maggioranza delle persone evacuate ha trovato ospitalità presso familiari o amici; meno di un centinaio ha invece fatto ricorso alle strutture comunali predisposte per l’emergenza, tra cui il palazzetto dello sport e altri spazi adibiti all’accoglienza.

Fronte frana resta attiva ma “non c’è peggioramento”

Il fronte della frana resta attivo, anche se al momento non si registrano peggioramenti significativi.

“Dai dati a disposizione possiamo dire che non c’è un peggioramento – spiega il sindaco Massimiliano Conti – ma non possiamo ritenere che la frana si sia fermata. Il monitoraggio è in corso, anche se le condizioni meteo, con la pioggia di ieri e oggi, non ci agevolano”.

Il dramma di Nisceni: la collina sta franando ancora, 1500 gli sfollati
La frana a Niscemi

Nelle prossime ore arriverà a Niscemi anche l’Esercito con il Genio militare, chiamato a realizzare una serie di interventi operativi sul campo.

Musumeci: “Per il Comune problema chiuso nel 1997”

Intanto, mentre l’emergenza continua, si apre con forza il capitolo delle responsabilità. Il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci ha parlato apertamente di una sottovalutazione del fenomeno nel tempo, annunciando la firma di un decreto per istituire una commissione di studio con il compito di ricostruire, dal punto di vista amministrativo, quanto accaduto dopo la frana del 1997.

“Voglio capire perché allora non si è proceduto a tentare di mettere in sicurezza quel versante che comunque sarebbe andato a valle – ha spiegato – ma che con interventi opportuni avrebbe potuto vedere rallentato il processo di qualche anno”.

Il Ministro Nello Musumeci
Il Ministro Nello Musumeci

Secondo Musumeci, per le autorità locali la frana del 1997 “non presentava più alcun problema”. Una convinzione che, a suo dire, ha pesato anche negli anni successivi, nonostante la questione fosse tornata all’attenzione nel 2022 con la redazione del piano sui rischi idrogeologici, quando i tecnici confermarono che il territorio di Niscemi restava soggetto a frana.

Lo sapevano tutti – ha detto il ministro – ma per il Comune il problema si era chiuso nel 1997”.

Da qui l’affondo politico:

“Sulla politica urbanistica decidono i sindaci. Cercherò di capire perché sette sindaci e tre presidenti di Regione prima di me hanno ritenuto di non raccogliere l’allarme del ’97”.

Il sindaco Conti: “No alle polemiche, pensiamo ai cittadini”

Alle accuse risponde il sindaco di Niscemi Massimiliano Conti, che respinge l’idea di inadempienze comunali.

“Ho una cartella sul mio computer, gli uffici hanno tutta la documentazione – afferma – e ad ogni anniversario della frana del 1997 ho scritto al presidente della Repubblica, al presidente della Regione, al presidente del Consiglio e ai capi dipartimento”.

Massimiliano Conti, sindaco di Niscemi

Conti ricorda inoltre che solo nel dicembre 2025 sono arrivati i finanziamenti per le fasi 2 e 3 degli interventi legati alla frana di 29 anni fa.

“In questa fase – aggiunge – non voglio polemizzare: ci occupiamo dell’assistenza ai cittadini e delle esigenze immediate”.

“Non esistono soluzioni tecniche per messa in sicurezza definitiva”

Il quadro tecnico, intanto, è particolarmente allarmante. Secondo il presidente del Consiglio nazionale dei geologi, Roberto Troncarelli, intervenuto su Rai 1 alla trasmissione Cinque Minuti, Niscemi è interessata da un dissesto geologico profondo e strutturale, attivo da secoli e legato alla sua stessa conformazione geomorfologica. L’abitato sorge su un pianoro sabbioso poggiato su argille impermeabili, una combinazione che favorisce grandi movimenti franosi, aggravati nel tempo dall’urbanizzazione e da scarichi non controllati. Le indagini effettuate dopo il 1997 indicavano superfici di scorrimento profonde fino a 30-35 metri e una situazione di quiescenza solo apparente, mai realmente stabilizzata.

Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante la riunione con il Capo Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, ed il Prefetto di Caltanissetta, Licia Donatella Messina

Per Troncarelli non esistono soluzioni tecniche in grado di garantire la messa in sicurezza definitiva del versante: gli interventi possibili sono di mitigazione del rischio, mentre la pianificazione dovrebbe puntare alla riduzione dell’esposizione. La conclusione è netta: Niscemi non va ricostruita nelle aree instabili, ma progressivamente delocalizzata.

A rafforzare questa lettura sono anche i numeri forniti dal capo della Protezione civile Fabio Ciciliano: il movimento franoso in atto coinvolge circa 350 milioni di metri cubi di materiale, una massa superiore a quella del Vajont del 1963. La parete della frana, in alcuni punti alta oltre venti metri, avanza su un fronte di più di quattro chilometri e continua a scivolare verso sud, costringendo ad ampliare la zona rossa.

La frana si poteva evitare? La risposta dalle indagini

Mentre la pioggia continua a rendere critiche le condizioni del terreno e i boati notturni testimoniano un fenomeno ancora in evoluzione, resta la domanda che attraversa il dibattito pubblico e politico: cosa si poteva fare davvero per evitare di arrivare a questo punto?

La risposta è ora affidata a due percorsi paralleli: l’inchiesta della magistratura e l’indagine amministrativa annunciata dal governo. Sullo sfondo, oltre 1.300 persone restano senza una prospettiva chiara sul proprio futuro, sospese tra l’emergenza e una ricostruzione che, per molti esperti, potrebbe non essere possibile negli stessi luoghi.