La tempesta Harry ha ormai perso la sua forza distruttiva, ma il suo passaggio lascia dietro di sé un bilancio pesantissimo lungo le coste della Sardegna, della Sicilia e della Calabria. Dopo giorni di vento impetuoso, mareggiate eccezionali e piogge torrenziali, l’emergenza più acuta si è chiusa, mentre inizia la complessa e lunga conta dei danni. Il maltempo, tuttavia, non concede ancora una tregua completa: per le prossime ore la Protezione civile mantiene l’allerta arancione in Sardegna, mentre resta gialla in Calabria, Puglia e Sicilia.
La forza devastante della tempesta Harry
Una delle immagini simbolo della tempesta arriva dallo spazio. Il satellite radar Sentinel-1 del programma europeo Copernicus ha fotografato martedì 20 gennaio la cosiddetta “zampata” di Harry sul Mar Tirreno meridionale: quelli che sembrano graffi sulla superficie del mare sono in realtà le scie e le turbolenze generate dai venti di burrasca. L’immagine mostra un mare relativamente più protetto lungo le coste della Sicilia settentrionale e dell’Italia meridionale, schermate dalla morfologia del territorio, e condizioni decisamente più estreme al largo, dove la maggiore rugosità superficiale segnala venti molto intensi. Attorno alle isole Eolie, l’interazione tra vento e isole ha prodotto scie e vortici ben visibili.

Harry è stata ufficialmente denominata dal servizio meteorologico spagnolo AEMET sabato 17 gennaio 2026, nell’ambito del progetto Storm Naming di EUMETNET, a cui partecipa anche l’Aeronautica Militare italiana. Fin dalle prime ore si è trattato di una perturbazione intensa: il minimo di pressione iniziale, posizionato sulla Spagna orientale, si è approfondito rapidamente, alimentato da aria secca in quota e da un getto particolarmente attivo. Questo assetto ha generato una forte ventilazione da sud-est che ha colpito duramente le due isole maggiori e il Sud Italia, con raffiche fino a 57 nodi a Pantelleria (oltre 100 km/h) e venti prossimi agli 80 km/h lungo molte coste.
Il mare è stato uno dei protagonisti più devastanti. Il lungo fetch dal mar Libico ai canali tra le isole ha innescato onde gigantesche: sullo Ionio meridionale si sono raggiunte condizioni di mare grosso con onde tra i 6 e i 9 metri, mentre al largo tra Portopalo di Capo Passero e Malta è stata registrata un’onda record di 16 metri, la più alta mai osservata nell’area. In diverse località costiere, soprattutto in Sicilia e Calabria, le mareggiate sono state definite come “mai viste prima”.
La lunga e pesante conta dei danni
I danni sono diffusi e ingenti. In Sicilia oltre 100 chilometri di costa risultano devastati. A Catania è crollata una porzione del costone roccioso del lungomare, con l’interruzione della ferrovia Catania-Messina in più punti. Nelle Eolie l’acqua ha invaso porti, strade e abitazioni. Lungo la costa ionica siciliana, da Letojanni a Santa Teresa di Riva, da Roccalumera a Giardini Naxos, onde altissime hanno superato le spiagge, divorato strade, abbattuto muri e travolto stabilimenti balneari. Scene simili anche in Calabria, dove a Melito Porto Salvo sono crollati circa cento metri di lungomare.
❗️🌊🇮🇹 – Video captured by Carmelo and Lucia Cucinotta showing the intense storm surge currently pounding Scaletta Zanclea, Sicily.
Cyclone Harry is hammering eastern Sicily with violent storms and massive waves up to 8–10 meters high.
Red alerts remain in effect across… pic.twitter.com/c81vd79etG
— 🔥🗞The Informant (@theinformant_x) January 20, 2026
In Sardegna il bilancio è persino più pesante. Le aree del Cagliaritano, come Capoterra, Sarroch, Pula e Nora, sono state duramente colpite, con il mare che in alcuni casi è penetrato per circa 100 metri tra le abitazioni. La presidente della Regione Alessandra Todde ha parlato di danni “immensi” dopo i sopralluoghi con la Protezione civile. A Capoterra è stato dichiarato lo stato di calamità naturale e stanziata una prima variazione di bilancio da 400mila euro, ma la stima dei danni supera già il milione di euro e potrebbe crescere ulteriormente. Particolarmente colpite anche Dorgali con Cala Gonone, Torpè, Villaputzu, i centri del Sarrabus e diverse località dell’Ogliastra, dove piogge straordinarie hanno causato frane ed evacuazioni.
WeatherVision: Waves Were Over 19 Feet! Cyclone Harry continues to batter Sicily, Sardinia, and Calabria with extreme Mediterranean weather! Hurricane force winds and dangerous storm surges reported along the coast. pic.twitter.com/L5cac1T81g
— John Cremeans (@JohnCremeansX) January 21, 2026
Secondo le autorità regionali, la quantificazione economica definitiva richiederà tempo: non tutti i danni sono immediatamente visibili e dovranno essere verificati anche quelli a porti, strade, spiagge e litorali, oltre alla capacità degli arenili di recuperare la loro forma originaria.
La tempesta si placa ma la Sardegna resta in allerta
Dal punto di vista meteorologico, il ciclone si è ormai allontanato.Nelle prossime ore è atteso un netto miglioramento con un calo di venti e moto ondoso, anche se il rischio idraulico non è del tutto rientrato: restano sotto osservazione fiumi come Cedrino, Posada e Flumendosa.

Le previsioni per domani indicano condizioni ancora instabili, ma senza fenomeni paragonabili a quelli dei giorni scorsi. L’Italia sarà interessata da nuvolosità irregolare e piogge sparse, più probabili sui settori tirrenici, mentre la Sardegna resta l’area più delicata, con precipitazioni localmente più intense e allerta arancione ancora in vigore. Altrove l’allerta scende di livello, segnale che la fase più critica è superata.
Il fattore riscaldamento globale
Resta però una riflessione più ampia. Esperti e climatologi sottolineano come eventi di questo tipo si inseriscano in un contesto di cambiamento climatico sempre più evidente. Il riscaldamento globale sta rendendo i mari più caldi – fino a 19-20°C anche in pieno inverno nel Sud Italia, con anomalie di +3°C – e il livello medio del mare è oggi circa 20 centimetri più alto rispetto a un secolo fa. Più calore e un mare più alto significano maggiore energia disponibile per tempeste, cicloni più profondi e mareggiate più violente, capaci di penetrare più facilmente nelle aree costiere.
Il peggio, dunque, è passato. Ma la devastazione lasciata da Harry, insieme alle immagini satellitari e ai dati record raccolti durante l’evento, rappresenta un ulteriore campanello d’allarme su un Mediterraneo sempre più vulnerabile agli eventi estremi. Ora la priorità è mettere in sicurezza i territori, ripristinare le infrastrutture e aiutare le comunità colpite, mentre il meteo entra in una nuova fase di perturbazioni atlantiche che accompagneranno la fine di gennaio.