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#YOUthLAB il futuro dei giovani disegnato dai giovani

Il progetto che nel territorio di Erba ha dato forma alle idee degli under 30

#YOUthLAB il futuro dei giovani disegnato dai giovani
Glocal news 16 Settembre 2021 ore 16:33

Cinque anni dopo l’avvio del progetto #YOUthLAB, sostenuto dalla terza edizione del Bando Welfare di Comunità di Fondazione Cariplo, nel territorio erbese sono cambiate molte cose: Per la prima volta i giovani hanno avuto il coraggio di lasciarsi coinvolgere e diventare protagonisti, ragazzi provenienti da Comuni diversi del territorio erbese si sono ritrovati per lavorare insieme ad un progetto condiviso e si sono interfacciati con i politici locali per la realizzazione di iniziative territoriali, superando preconcetti e pregiudizi reciproci. I cittadini e le realtà erbesi hanno diretto il loro sguardo sui giovani non appartenenti a fragilità conclamate e il tema delle politiche giovanili è stato dibattuto dalla comunità in assemblee pubbliche.

Il progetto #YOUthLAB

#YOUthLAB nasce nel 2016 con l’obiettivo di mettere al centro i giovani colmando il vuoto lasciato da politiche che negli ultimi dieci anni in questo territorio, così come in molte altre parti dell’Italia, hanno trascurato la fascia d’età che comprende i ragazzi tra i 14 e i 29 anni. Sviluppato dal Consorzio Concerto, dal Consorzio erbese servizi alla persona (che raccoglie 26 Comuni della zona), dal Comune di Erba e dall’ente religioso P.I.C.F.I.C.-Villa Padre Monti, in 5 anni ha coinvolto in modo attivo circa 3150 cittadini. 146 giovani, 13 politici, 5 insegnanti, 31 rappresentanti di associazioni, 4 assistenti sociali e 2 imprenditori partecipano attivamente al progetto. Quattro luoghi sono stati attivati o trasformati: la Labrugoteca (spazio dedicato ai giovani nel Comune di Labrugo, la Bibliobreak (Spazio di aggregazione e socializzazione all’interno dell’Istituto scolastico Romagnosi), la Sala Civica Alserio (spazio dedicato ai giovani nel Comune di Alserio) e soprattutto la Stazione di Erba che da spazio in decadenza è diventato un luogo di incontro e centro propulsore di attività gestite dai giovani del territorio, dopo che Ferrovienord ha concesso gli spazi della Stazione in comodato d’uso gratuito per le finalità progettuali. È nata un’associazione giovanile (“Lo snodo”), è stata stesa la YouthCarta, una sorta di “manifesto” delle politiche giovanili elaborato dai ragazzi, è stato lanciato il Fondo #YouthLab Erba, gestito dalla Fondazione provinciale per la comunità comasca e destinato alla raccolta di risorse finalizzate alle politiche giovanili erbesi. Ed è stato costituito in maniera permanente un tavolo di lavoro delle politiche giovanili partecipato dai rappresentanti degli enti pubblici, dal terzo settore, dai privati, ma soprattutto dai giovani stessi. E per la prima volta un’impresa locale (BCC) si è seduta al tavolo con le istituzioni per costruire insieme un progetto sociale mettendoci riflessioni, idee e tempo oltre alle risorse economiche.

Lucia Villani, che è stata la responsabile di #YOUthLAB, ci racconta le sue tappe.

Prima dell’inizio del progetto, quali erano i problemi principali del territorio ai quali volevate dare una risposta?

L’idea fondamentale era che, di fatto, non esistevano politiche giovanili all’interno dei 26 comuni del territorio erbese: solo pochi avevano stanziato a bilancio fondi specifici per i giovani ma solo per l’apertura settimanale dello sportello Informagiovani. Poi esisteva qualche risorsa rivolta ai minori, ma non alle politiche giovanili in generale e non esisteva un dialogo aperto con i ragazzi nei programmi politici. Il nostro intervento si è concentrato sulla creazione di politiche giovanili. Da sviluppare in luoghi concreti, ma anche in un pensiero rivolto alle necessità e ai desiderata dei giovani stessi. Quindi l’obiettivo generale era proprio quello di far tornare il territorio a pensare ai giovani, lavorando secondo la metodologia dello sviluppo di comunità, un ripensamento non calato dall’alto, ma che li coinvolgesse come protagonisti e che attivasse la comunità. Il nostro slogan, che racchiude tutto il senso del progetto, era “Accompagnare il territorio erbese a dare voce e forma alle idee dei giovani”.

E ora, 5 anni dopo, che cosa è cambiato grazie agli interventi?

In primis la consapevolezza dei giovani: hanno capito che possono collaborare con mondo adulto e sperimentarsi in un clima di fiducia che prima mancava, un percorso che è stato di forte empowerment e di sviluppo di nuove competenze. Adesso esistono dei luoghi in cui questa sperimentazione può avvenire, in primis la Stazione di Erba ristrutturata. È cambiata la governance a livello distrettuale perché si è costituito un tavolo delle politiche giovanili e si è passati da una competenza comunale alla condivisione nel distretto su tutti i 26 comuni, un tavolo condiviso e innovativo perché adotta le logiche di welfare societario. I destinatari delle politiche sono coinvolti nel tavolo, insieme ad assistenti sociali, terzo settore e imprese locali.La logica “politica” non passa più solo dalla politica. E nel tempo questa cosa si è concretizzata anche nel fatto che diversi giovani del progetto si sono candidati nelle elezioni amministrative.

Tra tutte le innovazioni introdotte grazie al progetto, qual è stata la più significativa?

Realizzare il Tavolo Consortile delle politiche giovanili è stato il traguardo più grande, perché è un luogo di pensiero e di azione organizzato in una logica che non era mai stata adottata prima. Al tavolo siedono il Presidente del Consorzio Erbese; 3 politici nominati dall’Assemblea consortile; 2 assistenti sociali nominati dal Coordinamento consortile; 3 Rappresentanti del mondo giovanile; 2 rappresentanti nominati dal Tavolo inter-associativo della provincia di Como o altro tavolo espressione delle associazioni di categoria territoriali interessate, in cui siano rappresentati sia gli enti del terzo settore che le imprese.

Che cosa è accaduto che non era stato previsto?

Che cosa, per contro, non è accaduto e il progetto non è riuscito a realizzare? Al di là della ristrutturazione della stazione e della sua nuova destinazione, un po’ tutto non era previsto. Nel senso che avevamo una previsione molto precisa del come avremmo lavorato ma non del cosa avremmo realizzato, anche perché l’obiettivo era di dar voce alle esigenze dei giovani, e questo obiettivo è stato pienamente centrato. Il tema della disponibilità di risorse -pubbliche e private- è forse quello che presenta lo scostamento maggiore tra il risultato atteso e l’esito conseguito. Sia in relazione alle capacità di fundraising dimostrate nel triennio (che, con 69.964,91€ di fondi raccolti, sono lontane dall’obiettivo di 160.000€ inizialmente ipotizzato), sia in merito alle prospettive, ancora incerte, di futuro finanziamento del comparto delle politiche giovanili da parte del Consorzio. Se è vero, infatti, Il Consorzio Erbese ha preso in carico i costi di gestione della Stazione e che il Tavolo Consortile delle Politiche Giovanili è formalmente costituito ed è stato inserito all’interno del Piano di Zona, è anche vero che i Sindaci non sono pervenuti ad una decisione circa la compartecipazione ai costi e che ancora nessun impegno monetario è stato inserito nel regolamento di funzionamento del TCPG.

Il Covid ha inoltre reso più difficile la fase di gestione condivisa della Stazione di Erba. Prima di lasciarla in mano ai giovani, avevamo immaginato un primo anno di attività da avviare insieme, ma che l’arrivo della pandemia ha naturalmente rallentato e in alcuni momenti impedito.

Quali sono state le principali difficoltà?

Fino all’inaugurazione della Stazione, abbiamo percepito talvolta un po’ di scetticismo da parte della comunità, perché il nostro lavoro non aveva ancora una “forma” precisa e valutabile e le lungaggini che hanno accompagnato i lavori di ristrutturazione non hanno aiutato. Poi abbiamo fatto talvolta fatica a far capire agli enti pubblici il nostro approccio: le amministrazioni agiscono in un’altra logica, mentre la nostra metodologia del mettersi in ascolto dei giovani e far emergere da loro le necessità richiede tempi diversi da quelli usuali, si tratta di un cambiamento lento anche se profondo. Anche i giovani, ma solo inizialmente, perché poi si sono dimostrati molto maturi, hanno dovuto cambiare il loro approccio: all’inizio faticavano quando si scontravano con i vincoli burocratici e da questo punto di vista il progetto è stato anche un bagno di realtà: alcune cose non succedono non perché qualcuno “ce l’ha con loro” ma perché le amministrazioni hanno tempi e regole.

C’è una storia che più di ogni altra racconta la trasformazione che il progetto ha generato?

Questi cinque anni in alcuni ragazzi e ragazze sono stati davvero un’esperienza che ha lasciato un segno importante nel loro percorso di crescita e questo ce lo hanno restituito in più occasioni. A parole, ma anche nei fatti: in tutto quello che sono riusciti a organizzare nella stazione, tutti gli eventi - adesso per esempio stanno organizzando la presentazione delle tesi di laurea, momenti in cui giovani laureati espongono l’argomento della loro tesi. Fin dalla fase progettuale la Stazione è stato un laboratorio di progettazione partecipata: i giovani sono stati coinvolti per definirne funzioni e finalità nella fase progettuale, nella progettazione della ristrutturazione durante il secondo anno, e infine nel pianificare il modello di gestione, gestire la programmazione e gli spazi. Ma anche il giorno dell’inaugurazione, quello in cui hanno ricevuto le chiavi della stazione, è stato davvero significativo: i tempi erano strettissimi, dalla fine dei lavori all’inaugurazione avevano due ore a disposizione per allestirla e loro hanno fatto un lavoro incredibile, portando oggetti e piante da casa, sono riusciti a trasformarla rendendola accogliente e bellissima perché la sentivano fin dal principio un luogo che apparteneva a loro.

Che cosa resta sul territorio che prima non c’era?

Tutti gli spazi attivi, come la stazione. L’associazione “Lo snodo”, l’organizzazione giovanile costituita nel giugno 2019 come esito di un percorso di sviluppo di comunità e progettazione partecipata, coinvolta attivamente nella gestione degli spazi della stazione. Assistenti sociali connessi con i giovani del loro territorio e formati rispetto alla metodologia dello sviluppo di comunità. Un gruppo di associazioni interessate ad accompagnare i giovani nello sviluppo delle loro progettualità, ma anche a svilupparne di congiunte, con l’idea che l’aiuto reciproco e lo scambio di esperienze sui rispettivi ambiti di intervento siano fondamentali per un mondo associativo che spesso fatica a rinnovarsi. Restano gruppi di lavoro attivi nei territori, formali (consulte) ed informali, costituiti sia da giovani che da adulti. L’opportunità della YouthBank di Fondazione provinciale della Comunità comasca, un bando annuale gestito da giovani a sostegno di progetti realizzati da giovani, che grazie a #YOUthLAB è stato esteso al territorio erbese e che viene riproposta annualmente con un plafond di 25.000,00 euro da investire in iniziative territoriali e gruppi di giovani che si attivano come YouthBanker e YouthPlanner affiancati da realtà locali. E non c’era il tavolo delle politiche giovanili.

Quali sono i progetti futuri a cui state pensando, innescati grazie anche all’esperienza e apprendimenti del progetto?

È stata un’esperienza davvero arricchente per tutti coloro che sono stati parte del progetto in questi 5 anni, operatori, amministratori, assistenti sociali, referenti di organizzazioni del territorio e, soprattutto, i giovani. La speranza è che ciascuno faccia tesoro delle competenze acquisite, perché il lavoro di comunità è una modalità di approccio funzionale alla creazione di contesti partecipativi in qualsiasi ambito di vita e di lavoro.