Case rifugio e sportelli

Violenza sulle donne: approvata l'articolazione delle strutture di accoglienza e sostegno in Veneto

L’atto è il frutto della ricognizione annuale per l’aggiornamento del quadro dei servizi in questo ambito, diffusi su tutto il territorio della Regione.

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Su proposta dell’assessore alla Sanità e alle Politiche sociali Manuela Lanzarin, la Giunta Regionale del Veneto ha approvato l’articolazione organizzativa delle strutture di accoglienza e sostegno per le donne vittime di violenza.

Approvata l'articolazione delle strutture di accoglienza e sostegno

L’atto è il frutto della ricognizione annuale per l’aggiornamento del quadro dei servizi in questo ambito, diffusi su tutto il territorio della Regione.
Attualmente in Veneto sono operanti 26 centri antiviolenza (CAV) e 38 sportelli dedicati; complessivamente 64 punti di ingresso a cui le donne possono rivolgersi. La rete comprende, poi, 28 case rifugio per un totale di 76 camere. Queste ultime sono residenze a cui la donna può ricorrere, anche in compagnia di figli minori, e interrompere il rapporto violento conducendo una vita in sicurezza.

“La ricognizione che viene aggiornata puntualmente ci segnala un incremento dei servizi dedicati alla donna che subisce violenza – sottolinea l’Assessore alle Politiche sociali, Manuela Lanzarin -. Una rete efficiente che opera grazie anche all’impegno degli enti territoriali e di quelli del terzo settore. Si tratta di un dato importante perché la violenza non può essere classificata come un esclusivo problema di genere. È sempre un grave atto che coinvolge l’intera comunità perché c’è sempre una lacuna culturale all’origine di un atto fisico violento o la reiterazione di non meno gravi comportamenti verbali e di vessazioni psicologiche. La risposta deve essere sempre tempestiva: la donna che chiede aiuto ha il diritto di trovare subito ascolto ed essere presa in carico per essere messa nelle giuste condizioni di sicurezza in tempi rapidissimi”.

Distribuzione nei territori

La rete delle strutture è territorialmente distribuita nei territori provinciali:

Case Rifugio: Belluno 2; Padova 8; Rovigo 1; Treviso 3; Venezia 3; Vicenza 8; Verona 3.
CAV: Belluno 1 (Ponte nelle Alpi); Padova 5 (Cittadella, Rubano, Piove di Sacco, Padova, Este); Rovigo 1 (Rovigo); Treviso 5 (Castelfranco, Montebelluna, Treviso, Vittorio Veneto, Quinto di Treviso); Venezia 6 (San Donà di Piave, Venezia, Venezia, Noale, Portogruaro, Chioggia); Vicenza 5 (Vicenza, Cogollo del Cengio, Asiago, Schio, Bassano del Grappa); Verona 3 (Verona, Verona, Legnago).

Sportelli: Belluno 3 (Belluno, Feltre, Sedico); Padova 7 (Camposampiero, Vigodarzere, Abano Terme, Cadoneghe, Conselve, Montagnana, Solesino); Rovigo 2 (Adria, Lendinara); Treviso 4 (Asolo, Pieve di Soligo, Valdobbiadene, Vedelago); Venezia 8 (Jesolo, Musile, Venezia Cannareggio, Lido di Venezia, Mira, Venezia, Mirano, Cavarzere); Vicenza 8 (Arzignano, Bassano del Grappa, Belvedere di Tezze, Cassola, Lusiana Conco, Marostica, Pozzoleone, Valbrenta); Verona 6 (Bussolengo, Caprino Veronese, Negrar, Pescantina, San Giovanni Lupatoto, Sona).

“Tra le case rifugio 16 sono di tipo A ossia ad indirizzo segreto – aggiunge l’Assessore –. Tutta la rete è in linea con un’offerta vasta che per essere sempre più performante conta su un valido coordinamento. Anche per questo assume notevole rilevanza il Tavolo di Coordinamento Regionale per la Prevenzione e il Contrasto alla Violenza Contro le Donne, insediatosi il febbraio scorso per riunire rappresentanti di tutti gli enti istituzionali, come quelli locali, le Prefetture, le Forze dell’Ordine, l’Ufficio Scolastico, l’ANCI, l’Università, le istituzioni sanitarie e sociosanitarie e anche la Corte d’Appello”.

L’attenzione verso questa piaga sociale è massima da parte della Regione – conclude l’Assessore – come conferma la copertura di risorse garantita con l’erogazione di fondi regionali 2022 per 1 milione di euro, in aumento di 300mila euro rispetto al 2021, e prevedendo analoga copertura finanziaria nel 2023. Copertura che si accompagna alla programmazione dei fondi statali per circa 2 milioni 355 mila euro. La consapevolezza di poter intervenire con risorse certe, infatti, è il primo dovere verso le vittime per poter agire con l’assistenza necessaria ma anche su altri fronti come la rete di intercettazione del fenomeno, la presa in carico degli autori di violenza, l’informazione sempre più allargata e la formazione continua del personale”.

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