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sentenza di primo grado

Uccise le sorelle dando fuoco alla casa: condannato all'ergastolo sei anni dopo

Fu Giuseppe Agrati a dare fuoco all'abitazione di Cerro Maggiore (Milano) nel 2015. Non sono state concesse attenuanti. La difesa preannuncia ricorso.

Uccise le sorelle dando fuoco alla casa: condannato all'ergastolo sei anni dopo
Glocal news 22 Dicembre 2021 ore 11:18

Sei anni e mezzo dopo la tragica morte di Carla e Maria Agrati, decedute nell'aprile 2015 nell'incendio della loro abitazione a Cerro Maggiore, nel Milanese, il fratello Giuseppe Agrati è stato condannato all'ergastolo: per la Corte di Assise è lui l'assassino delle due donne.

Uccise le sorelle: ergastolo per Giuseppe Agrati

Come racconta Prima Milano Ovest,  Giuseppe Agrati è stato condannato in primo grado all'ergastolo per la morte delle sorelle Carla e Maria, avvenuta durante l'incendio della loro abitazione di via Roma avvenuto nella notte del 13 aprile 2015:
Ma non solo: per Agrati, in carcere dal novembre 2019 con l'accusa di duplice omicidio aggravato e incendio, il giudice ha disposto anche l'isolamento diurno per 9 mesi oltre all'interdizione perpetua dai pubblici uffici, risarcimento alle parte civili con provvisionale di 60mila euro ciascuna, rimando al giudice civile per la liquidazione e condanna al pagamento delle spese processuali (poco meno di 6mila euro per una parte civile e 7mila euro per la seconda).

L'abitazione bruciata nell'aprile 2015

Nessuna attenuante

Ad Agrati non è stata concessa nessuna attenuante. Accolta in pieno la richiesta del pm Vittoria Mazza, che aveva ricostruito così la vicenda.

"L'incendio avvenuto la notte tra il 12 e il 13 aprile 2015 nell'abitazione dei signori Agrati   fu caratterizzato da diversi inneschi, quasi contemporanei e ubicati sia al piano terra sia al piano primo dell'abitazione. Pertanto, esso non può considerarsi un evento accidentale. La scelta di dove posizionare gli inneschi non è stata casuale: il primo, al piano superiore, per bloccare l'uscita delle sorelle dalle camere da letto, gli altri due al piano terra per chiudere le vie d'uscita dall'abitazione. Chi può averlo fatto se non l'unica persona che è uscita dalla casa? L'unico scenario possibile è quello che vede Giuseppe Agrati responsabile, che ha agito posizionando un qualsiasi accelerante per gli inneschi: non si deve trattare unicamente di benzina ma è sufficiente qualsiasi altro materiale infiammabile che si può trovare in ogni casa.  Un innesco fu vicino alle camere da letto e al bagno di sopra, il secondo al piano terra nella zona dei contatori del gas che lo stesso Agrati aveva manomesso per causare una perdita di gas, il terzo vicino alla porta d'uscita verso il cortile interno".

Per l'accusa il movente fu economico: Agrati puntava ai testamenti delle due sorelle con un "avido attaccamento al denaro" aveva sostenuto il pm.

La difesa preannuncia ricorso

Agrati ha definito la sentenza ingiusta, mentre la difesa ha già preannunciato ricorso.

"Potevano evitare i 9 mesi di isolamento diurno - ha affermato Giuseppe Lauria, avvocato difensore di Agrati insieme a Desiree Pagani - Ma noi non ci perdiamo d'animo, ora hanno 90 giorni per depositare le motivazioni e faremo ricorso. Ed è qui che li aspetto: mi dovranno spiegare il perché della sentenza di oggi. Insomma, 1-0 e palla al centro: la partita è ancora aperta, siamo fiduciosi e ce la giocheremo al Tribunale di Milano. Agrati ha  chiesto se anche in isolamento può avere i libri da leggere. Si chiede il perché di questa condanna: 'Dove è il movente? Dove sono le prove?' ci ha chiesto".

Cosa successe quella notte

La tragedia era accaduta la notte del 13 aprile 2015. In casa vi erano  Giuseppe e le due sorelle. Dopo le prime analisi effettuate dalla Scientifica, era emersa la possibile origine dolosa del rogo. Nell'estate del 2018, però, non si era arrivati ancora a una quadra, tanto che il Procuratore della Repubblica Susanna Molteni aveva chiesto l'archiviazione per l'uomo.

"In definitiva, l’ipotesi di una natura intenzionale del rogo non ha superato la soglia della verosimiglianza; né sono stati mossi rilievi, da parte dei tecnici intervenuti, che possano fare supporre una origine colposa dell’incendio; non vi sono comunque specifici elementi individualizzanti a carico di Giuseppe Agrati circa la causazione dell’incendio".

Dopo l'opposizione all'archiviazione arrivata da un familiare, il caso era stato girato dalla Procura generale di Milano che aveva indagato Giuseppe Agrati per omicidio volontario e incendio. Da qui di fatto le indagini sono partite da capo con nuovi sopralluoghi, accertamenti e perquisizioni, che avevano poi portato all'incriminazione dell'uomo.