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Reddito di libertà per le donne vittime di violenza

Reddito di libertà per le donne vittime di violenza
Glocal news 17 Dicembre 2021 ore 10:41

Il fenomeno della violenza di genere ha assunto dimensioni drammatiche: una donna su tre ne è vittima. E ha un carattere trasversale: nessuna, per età e condizione sociale, è immune. Per questo la consigliera regionale del Pd Paola Bocci ha depositato un progetto di legge regionale per l’istituzione di un fondo per l’erogazione di un reddito di libertà per le donne vittime di violenza.

“In aggiunta a questo, un aspetto non trascurabile è quello della violenza economica. Si affianca a quella fisica e psicologica e incide profondamente sulle vittime che spesso non lasciano contesti violenti e di abuso per paura di non poter provvedere economicamente a se stesse e ai propri figli”

Un reddito per le donne vittime di violenza

Ormai è noto che l’emergenza pandemica ha inasprito la situazione delle donne in stato di fragilità, con un preoccupante aumento della disoccupazione e della perdita di posti di lavoro, per altro spesso precari.

“La legge si prefigge proprio l’obiettivo di garantire alle donne vittime di violenza e prive di un lavoro sufficientemente solido e retribuito, un reddito minimo per cominciare a costruire un futuro di libertà, lasciando il partner maltrattante violento senza il ricatto della dipendenza economica. Accanto al sussidio è previsto un piano personalizzato di interventi relativi all’accesso a politiche del lavoro, formazione, avvio all’autoimpiego, sostegno per favorire la mobilità geografica a fronte di pericolo, garanzia di continuità scolastica per i figli”, aggiunge la consigliera dem.

La proposta presentata

La proposta di legge prevede di integrare con fondi regionali le risorse già previste a livello nazionale diventate erogabili da pochi mesi.

“Benché il Governo abbia stanziato 3milioni di euro sul Fondo per il reddito di libertà, la misura prevede un importo mensile pari a circa 400 euro pro capite, ovvero ben al di sotto della soglia di povertà – conclude Bocci –. Si pone il tema, a livello regionale, di riuscire a colmare eventuali situazioni che necessitino di un particolare aiuto”. Ma sostenere economicamente le donne in uscita da storie di violenza non è sufficiente, secondo la dem: “Bisogna investire sempre più in prevenzione e formazione anche rispetto a quegli ambititi dove purtroppo molestie sessuali e violenze avvengono spesso sotto silenzio, come i luoghi di lavoro, sensibilizzando dipendenti e dirigenti delle imprese”.